L’orso bruno

Orso ad Ardesio
Orso ad Ardesio (foto L.Bosio)
Orso ad Ardesio (foto L.Bosio)

Ecco l’orso delle Orobie: è stato fotografato nella notte tra giovedì 24 e venerdì 25 maggio sulla provinciale di Ardesio da un lettore, Luca Bosio, che ci ha inviato una foto e il filmato: dura pochi secondi, ma si vede l’orso che corre addirittura lungo la provinciale presso la valzella di Ardesio.

Continua qui l’articolo apparso sul sito de l’Eco di Bergamo questa mattina, il 25 maggio 2012, dove tra l’altro è presente anche un breve video.

L’amministrazione comunale di Ardesio ha contattato il Parco delle Orobie, nella persona della dott.ssa Chiara Crotti, la quale ha immediatamente inviato un “prontuario”, una guida delle buone pratiche e dei comportamenti da tenere nei confronti dell’orso, che riportiamo di seguito:

 

L’ORSO BRUNO

di Chiara Crotti, Parco delle Orobie Bergamasche.

Contatti: 035.224249, Email settore.faunistico@parcorobie.it

 

Cosa fare in caso di incontro con un orso

Essendo per natura un animale schivo e cauto, la probabilità di incontrare un orso è molto remota. L’orso ha un eccezionale senso dell’olfatto e dell’udito e, come ogni animale selvatico, cerca di evitare l’incontro ravvicinato con l’uomo.

In caso di avvistamento/incontro è importante seguire poche regole comportamentali:

  1. cercare di mantenete la calma, fermarsi e parlare a voce alta affinchè l’orso possa percepire al meglio la presenza umana, l’orso indietreggerà immediatamente;
  2. non correre e tornare sui propri passi camminando;
  3. evitate di fare qualsiasi cosa che l’orso possa percepire come una minaccia come tirare sassi o bastoni, non tentare di scacciarlo con genti minacciosi o urla;
  4. non tentare di avvicinare l’orso con cibo o altri attrattivi per osservarlo o fotografarlo;
  5. se l’orso si erige in posizione bipede è bene sapere che non rappresenta un atteggiamento di minaccia, l’orso si comporta in tal modo per annusare e esaminare meglio la situazione.

Alcune nozioni di biologia

Filogenesi e sistematica

La famiglia Ursidae è composta da 4 sottofamiglie: Ailuropodinae, Agriotherinae, Tremarctinae, Ursinae. Nella sottofamiglia Ursinae sono descritte 6 specie: Ursus arctos (Linnaeus 1758) o Orso bruno, Ursus americanus (Pallas 1780) o Orso nero americano o baribal, Ursus maritimus (Phipps 1774) o Orso polare o bianco, Ursus thibetanus (Cuvier 1823) o Orso tibetano, Melursus ursinus, (Shaw 1791) o Orso labiato o giocoliere, Helarctos malayanus (Raffles 1822) o Orso malese o biruang. Attualmente è accreditata l’ipotesi che esistano almeno 10 sottospecie di Ursus arctos di cui due localizzabili in America settentrionale, e le altre diffuse in Eurasia. Le due sottospecie americane sono anche più conosciute, ovvero l’orso grigio o Grizzly (Ursus arctos horribilis Ord, 1815) localizzato tra Alaska e Canada ed il Kodiak (Ursus arctos middendorffi Merriam, 1896) presente nelle isole Kodiak e in isole vicine all’Alaska. In Asia invece possiamo localizzare: in Tibet e Kansu , l’Ursus arctos pruinosus (Blyth, 1854), in Pamir, Tian-Shan, Afganistan, Kashmir e

Punjab l’Ursus arctos isabellinus (Horsfild, 1826), in Asia Minore, Siria, Persia e Caucaso l’Ursus arctos syriacus (Hemprich & Ehrenberg, 1828). In tutta Europa e nell’Asia settentrionale è presente l’Ursus arctos arctos (Linnaeus, 1758), tranne che nell’Italia centrale dove è presente una popolazione relitta di Ursus arctos marsicanus (Altobello, 1921). In queste sottospecie vi sono variazioni locali nella dimensione del corpo, struttura del cranio, e colorazione della pelliccia, dovute a una parziale differenziazione genetica.

Morfologia

L’orso bruno è un animale molto robusto e forte, con una solida e sviluppata ossatura. Il dimorfismo sessuale (differenza tra i sessi) consiste nella differenza di mole, generalmente le femmine hanno un peso inferiore del 25-30% rispetto ai maschi adulti. Il peso si aggira tra 80 e 300 Kg per i maschi e tra 65 e 220 Kg per le femmine. La differenza di peso tra la nascita e gli stadi adulti è tra le più elevate di tutto il regno animale. I cuccioli, infatti, alla nascita hanno un peso variabile tra 300 e 400 g, da adulti possono incrementare la loro massa di 500-600 volte. La crescita dei cuccioli è lenta nelle fasi di allattamento, ma accelera non appena cominciano a nutrirsi da soli. A 15-16 mesi pesano già dai 16 ai 23 Kg ma possono continuare a crescere fino ai 15-16 anni a ritmo di 10-15 Kg all’anno. Nel corso dell’anno l’orso subisce notevoli variazioni di peso, durante il semiletargo, può perdere fino al 25% del suo peso autunnale. L’altezza media al garrese, negli individui adulti, è variabile da 75 a 120 cm mentre la lunghezza del corpo è tra 130 e 250 cm. Il mantello dell’orso è molto folto e di color bruno-rossastro con gli apici dei peli più chiari tendenti al dorato, nei giovani il pelo è più scuro e presenta la caratteristica macchia bianca a forma di collare. La denominazione di plantigrado viene assegnata per la peculiarità di appoggiare tutta la pianta del piede a terra. Sotto le zampe anteriori e posteriori si notano ampi cuscinetti plantari; le zampe terminano con cinque dita munite di unghie non retrattili.

Riproduzione

L’orso è una specie solitaria con sistema d’accoppiamento poligamico. Le femmine vanno in estro una volta sola l’anno per un periodo di 10 giorni circa nel mese di maggio.

Il periodo di gestazione è di 7-8 mesi, i cuccioli nascono a gennaio-febbraio ciechi, sordi e quasi privi di pelo. Già a due mesi, presentano una folta pelliccia con un collare bianco. Rimarranno insieme alla madre per 15-17 mesi trascorrendo così il primo letargo dopo la nascita accanto a lei in modo da limitare la dispersione di calore. L’età media della prima riproduzione oscilla tra i 6 e gli 8 anni con maggiore successo riproduttivo in età compresa tra i 10 e i 20 anni.

Territorialità

L’orso non è territoriale, perché sfrutta risorse alimentari variamente distribuite nell’ambiente e la cui disponibilità nel tempo è molto variabile. L’ampiezza delle aree vitali è variabile e influenzata dalla disponibilità di risorse e solitamente è minore nelle femmine rispetto ai maschi. Durante il periodo antecedente al letargo gli spostamenti aumentano per la ricerca di cibo e di luoghi adatti allo svernamento, fino a che, qualche settimana prima dell’ibernazione, gli orsi riducono i movimenti occupandosi solo del foraggiamento.

Habitat

La specie occupa ambienti vasti ed eterogenei, dove il disturbo antropico sia limitato. Per l’orso, quindi, è importante avere a disposizione territori ad elevata diversità e complessità ambientale. Per quanto riguarda l’arco alpino sembra sfruttare maggiormente le zone di bosco misto e di latifoglie rispetto al bosco di conifere, probabilmente perché più ricche di sottobosco e di risorse trofiche come frutti, ghiande, faggiole, insetti coloniali.

Gli ambienti boschivi che generalmente occupa sono collocabili nella fascia altitudinale compresa tra i 500 e i 1500 metri, caratterizzati dalle più svariate associazioni vegetazionali; le preferenze ambientali variano in funzione delle stagioni e della disponibilità del nutrimento.

Ecologia alimentare

L’orso, nonostante la sua appartenenza all’ordine dei Carnivori, ha una dieta decisamente onnivora, con una particolare preferenza per i vegetali (erbe, bacche, frutta, radici), e solo occasionalmente si ciba di carne. Per esempio, su un campione di 250 escrementi provenienti dalla popolazione abruzzese, l’85,7 % origine conteneva vegetali di cui erbe per il 47,5 % e per il resto frutta (studio effettuato da dott. Zunino); nei Pirenei, su 482 campioni, la percentuale di vegetali era compresa tra il 75 e l’80 % (studio effettuato dal dott. Berducou). Altri risultati analoghi sono stati hanno ottenuti in Spagna sui monti Cantabrici, dove su 926 campioni la percentuale di vegetali era dell’84 % (studio effettuato dal dott. Clevenger). La parte animale della dieta è costituita da insetti, in particolare imenotteri, piccoli mammiferi, ungulati selvatici ed anche specie domestiche, più facili da catturare (studi effettuati da Berducou; Clevenger; Frassoni).

L’apparato digerente dell’orso mostra comunque ancora pochi adattamenti alla dieta vegetale, come il tubo digerente leggermente allungato, per il resto lo stomaco non presenta le differenziazioni tipiche degli erbivori e quindi è in grado di digerire i vegetali solo parzialmente.

Queste caratteristiche particolari gli consentono di incrementare rapidamente il peso nel periodo preletargico. Infatti, grazie a una rapida trasformazione del cibo ingerito (tipico dei carnivori), può

nutrirsi molto frequentemente, anche se a scapito di un’efficiente digestione delle fibre e, di conseguenza, accrescere il suo peso. Come predatore non è molto efficiente a causa della sua mole, che comunque sfrutta nelle occasioni in cui caccia, dato che generalmente le sue prede vengono abbattute con zampate su muso, collo o schiena provocando gravi ematomi o fratture. Buona parte della carne di cui l’orso si nutre proviene da carcasse di animali già morti.

La dieta ha variazioni stagionali: in primavera l’alimentazione è basata su germogli e vegetazione erbacea, che sono particolarmente ricchi di elementi nutritivi e più facilmente assimilabili, e sulle carcasse di ungulati che affiorano con il disgelo, in estate diminuiscono le parti verdi dei vegetali e aumentano i frutti (lamponi, ciliegie, drupe di sorbo, mirtilli ecc.) e gli insetti che forniscono gli amminoacidi scarsi negli altri elementi, in autunno rimane abbondante la componente di frutta (mele, pere, faggiole, ghiande, nocciole).

Distribuzione

L’orso in Italia è presente con tre differenti popolazioni, di cui quella dell’Appennino Centrale, costituita dalla sottospecie Ursus arctos marsicanus, è completamente isolata da secoli e occupa un territorio compreso tra i Monti Sibillini e l’Alto Molise, i Simbruini laziali e la Majella. L’areale di presenza, incentrato nel Parco Nazionale d’Abruzzo, ha una superficie di circa 1500 Km2, anche se si può considerare interessata buona parte della superficie montuosa regionale (4000 Km2) seppur con densità ridotte. La popolazione è stimata a 30 – 40 animali e indagini genetiche sono in corso per cercare di censire la popolazione che è minacciata d’estinzione. Per quanto riguarda le Alpi, l’orso scomparve durante l’800 e i primi anni del 900 e la contrazione dell’areale continuò progressivamente fino a che, dal 1939, anno in cui l’orso fu dichiarato specie protetta, rimase un piccolo nucleo in Trentino, nel Gruppo del Brenta stimato, in base a analisi genetiche, di 3 individui. In Lombardia la specie è stata presente nella zona alpina fino al 1914. Alla fine degli anni ’60 cominciò una graduale ricolonizzazione delle Alpi orientali per immigrazione dalla Slovenia. La popolazione Slovena ha permesso prima la ricolonizzazione della Stiria e della Carinzia e di recente anche delle Alpi e Prealpi Carniche, con la formazione nel Tarvisiano di un piccolo nucleo stabile di 5-10 individui. In Veneto dal 1995 si sono avute diverse segnalazioni nell’area tra le Dolomiti D’Ampezzo e le Dolomiti Bellunesi. Vi sono state segnalazioni di orsi anche in provincia di Bolzano (Val Punteria) (Tormen, 1996). Col progetto “Life Ursus”, durante il quale, tra il 1999 e il 2002, sono stati rilasciati in Trentino 10 orsi provenienti dalla Slovenia, è stata ricostituita una piccola popolazione, attualmente di circa 30 esemplari, la quale tende ad ampliare l’areale, espandendosi in Lombardia nelle province di Brescia, Bergamo e Sondrio.