Dal Corriere della Sera, edizione Bergamo, di giovedì 14 giugno 2012:

Consigli comunali, giunte, sindaci. Ma anche consulenti, revisori dei conti, collaboratori. Sono le voci dei costi della politica nei Comuni che nella Bergamasca arrivano a quota 24 milioni di euro certificati dai bilanci 2010. Significa 38,7 euro per contribuente. In Italia si spendono, per fare funzionare la macchina politico-amministrativa e i suoi molti ingranaggi, addirittura 24,7 miliardi ogni anno, quindi la quota è contenuta. Ciò non toglie che in tempi di bilanci asfittici si possa migliorare. Soprattutto nei piccoli centri, visti i campanili di cui la Bergamasca è punteggiata: il nostro paese medio ha infatti 4.500 residenti, quello italiano 7.500.

La strada degli accorpamenti e dei servizi dà risultati, «ma bisogna andare oltre». A metterlo nero su bianco è la Uil Bergamo, che ha annotato voce per voce i costi della politica inseriti nei bilanci inviati dagli enti al ministero dell’Interno. Un’indagine già fatta sul 2008 e che ora è fresca di aggiornamento. Risultato? «La contrazione dei costi c’è, mediamente scendiamo di 5,1 euro. Lo spaccato comunale è virtuoso — dice il segretario generale Marco Cicerone —, soprattutto se consideriamo che la politica (dal presidente della Repubblica al consigliere di circoscrizione, ndr) a ogni italiano costa oltre 640 euro l’anno. Però si può migliorare». Come, è presto detto: riducendo i campanili. Nella Bergamasca ci sono 244 Comuni, 170 sotto i 5 mila abitanti. «Le spese, ad esempio, per i revisori dei conti necessari a ogni ente fanno sì che la spesa pro capite più alta si abbia nei piccoli centri. Oltretutto — ricorda Cicerone —, i costi della politica nell’ultimo decennio sono esplosi: più 40%, il doppio di quanto sono aumentati i salari dei dipendenti. La situazione va monitorata».

Bergamo capoluogo nel 2010 è costato ai suoi 68 mila contribuenti 64,4 euro a testa, 11,6 euro meno che nel 2008. Sui 4,4 milioni spesi, 2,9 vanno agli organi istituzionali e alle partecipazioni, 1,1 a co.co.co. Il trio Borgo di Terzo-Luzzana-Vigano San Martino arriva a quote vertiginose: da 630 a 569 euro a testa. «Ma la cifra è spiegata: questi Comuni inseriscono nelle quote le spese per erogazione di servizi», dice Cicerone. Non enti con poltrone dorate, «ma che comunque dovrebbero interrogarsi perché il nostro parametro di esame dei bilanci è usato nelle verifiche anche dal ministero». Anomalia emersa nel 2008 e confermata nel 2010: i tre centri mettono a segno un incremento della spesa, che per Borgo di Terzo (523 contribuenti) è di 111 euro. Poi: gli 81 contribuenti di Valleve si trovano a sborsare 313 euro, poco sotto stanno Piazzolo e Averara, rispettivamente con 279 euro (aumentati di 103 dal 2008) e 267 (più 139). «Fra gli incrementi più alti sui due anni, quello di Blello: 133 euro, che porta la spesa per la politica da 66 euro a testa a 200,3. Sono poco più di 7 mila euro, con 36 contribuenti. Quasi quattro volte la spesa procapite di Bergamo». A Piario l’indagine Uil attribuisce la palma del meno esoso: 4.357 euro per 592 contribuenti, ovvero 7,36 euro. «Si vede che la strada delle unioni nei servizi — conclude Cicerone — è percorribile. Anzi, auspicabile».

Anna Gandolfi

L’articolo, inoltre, propone uno specchietto riepilogativo con i dati della UIL Bergamo dove viene indicato anche il Comune di Ardesio, tra i virtuosi:

Ardesio, i costi della politica
Ardesio, i costi della politica