Verde addio e l’Imu ti beffa

Corriede della Sera, edizione Bergamo, del 25/01/2013
Corriede della Sera, edizione Bergamo, del 25/01/2013

L’editoriale del giorno sul Corriere della Sera, edizione Bergamo, a firma di Anna Gandolfi, pone delle riflessioni condivisibili. Lo riproponiamo:

Ogni cosa ha il suo prezzo. Solo che, a volte, il conto pesa doppio. A offrire spunti di riflessione è ancora una volta l’Imu, la temibile imposta municipale (con un deciso carico statale) che ha visto la luce nel 2012 e che anche quest’anno si rivela foriera di sorprese. «L’Imu nel 2013 resterà tutta ai Comuni», si è sentito ripetere dai piani alti della politica. Il fatto che una buona fetta dell’imposta – un tempo si chiamava Ici, ma cambiando nome ha mutato pelle – continuasse a essere conteggiata dagli enti locali nonostante una discreta parte del riscosso fosse destinata allo Stato, già in passato aveva suscitato critiche a valanga. Ma la prospettiva di poter trattenere il denaro versato dai cittadini sul territorio comunale era stata una sorta di luce alla fine del tunnel per le amministrazioni: la svolta del 2013 era molto attesa da enti ormai ridotti a raschiare il fondo dei bilanci e del barile.

Peccato che poi sia arrivata la legge di Stabilità, approvata a dicembre 2012, quindi poco prima di scollinare. E qui i Comuni si sono ritrovati la novità: vero, l’Imu, quest’anno – sorvoliamo sulle promesse di abolizione da campagna elettorale che fin troppo facilmente si trasformerebbero in innalzamento di altre imposte -, torna nelle casse degli enti locali. Però c’è un però. Si chiama «clausola gruppo catastale D», include strutture produttive e grande distribuzione commerciale. L’incasso per queste ultime viene ora scomputato dalla somma che spetta agli enti locali per prendere, di nuovo, la via dello Stato. Il giochetto ha il suo peso. Il Comune di Bergamo stima che in fatto di Imu il «gruppo D» valga più o meno 8 milioni di euro, parecchi ma (visto che il versamento per l’imposta nel capoluogo supera i 50 milioni di euro) percentualmente incide meno rispetto a quanto accade altrove. Ci sono Comuni bergamaschi che degli insediamenti commerciali, e quindi anche dell’imposta derivata, hanno fatto una colonna portante dei loro bilanci. Sono centri come Orio al Serio e Curno, noti per ospitare i poli dello shopping più ampi della provincia. Una colonna che ora viene meno. La «categoria D» pagherà altrove, lasciando le casse a piangere ma l’impatto sul territorio (pensiamo solo alla viabilità quotidianamente da gestire) comunque da assorbire. «Uno scippo bello e buono», ripetono i sindaci. I quali, senza incasso, si vedranno costretti a tagliare i servizi ai cittadini o a innalzare tariffe. Un meccanismo – se non ci saranno correttivi – pericolosamente iniquo.

Detto questo, c’è il rovescio della medaglia. E qui veniamo al prezzo che si presenta due volte di cui sopra. La grande distribuzione commerciale, molto più che l’industria, negli ultimi anni è diventata un mezzo per portare fondi nei bilanci degli enti. Oneri di urbanizzazione e imposte hanno fatto molto comodo per gestire la macchina amministrativa. Nel frattempo, però, il territorio ne faceva le spese. Consumandosi e consumandosi. Oggi, dove più il fenomeno è stato accentuato, arriva un conto salatissimo. I centri commerciali cresciuti come funghi lasciano in fatto di Imu le amministrazioni a secco, ma anche con una bella fetta di territorio persa. E indietro non si può più tornare.

Anna Gandolfi

Fonte: Corriere della Sera.