Evasione fiscale e lavoro sommerso, Bergamasca a rischio

Da l’Eco di Bergamo, edizione del 27 giugno 2013.

Articolo a firma di Elisa Riva.

I dati al convegno Spi Cgil: 4ª provincia in regione Calcolata la differenza tra redditi e consumi Nei Comuni più entrate e meno spese per il sociale.

Bergamo è la quarta provincia in Lombardia per rischio di evasione. A livello provinciale questo – triste – primato spetta a Costa Volpino, seguito da Clusone e Verdellino. È quanto emerge dallo studio «Risorse possibili per servizi e territorio», realizzato dall’Istituto di ricerche economiche e sociali «Lucia Morosini» e al centro del convegno organizzato dal sindacato pensionati di Cgil Bergamo. Il documento ha analizzato il territorio regionale per evidenziare i fenomeni del lavoro sommerso e dell’evasione fiscale e ricostruire la destinazione che gli enti locali prevedono delle risorse recuperate. «Da questo studio – commenta Gianni Peracchi della segreteria Spi Cgil di Bergamo – emerge che tra il 2011 e il 2012 le quote che i Comuni hanno indirizzato al sociale hanno subito una contrazione dello 0,9%. Ciò a fronte di entrate che hanno subito invece un più 1,7%». Cgil lancia delle proposte per contrastare l’evasione: «Le amministrazioni devono collaborare con l’agenzia delle entrate, mentre a livello provinciale è necessario un tavolo di programmazione con tutti i soggetti interessati, dalle parti sociali alle imprese». La ricerca Lo studio ha utilizzato una metodologia capace di ottenere la stima del rischio di evasione di un territorio, calcolata dalla differenza tra il livello reddituale dichiarato da quell’area e il suo livello di benessere. «La prima voce – si legge nel testo – è rappresentata dai valori relativi al reddito Irpef fornito dal ministero dell’Economia e delle finanze, mentre l’indicatore dei consumi racchiude acquisto di beni e servizi, gas naturale, benzina e gasolio, rifiuti prodotti, numero di auto immatricolate e vendute, compravendite degli immobili residenziali e non residenziali e i depositi bancari». In base a questo calcolo Bergamo risulta la quarta provincia per rischio di evasione nella classifica regionale, subito dopo Brescia, Sondrio e Mantova. «È un dato importante – commenta Francesco Montemurro, dell’Ires Morosini – soprattutto se si tiene conto che a livello nazionale la Lombardia si colloca alle spalle solamente del mezzogiorno». Lo stesso conteggio è stato applicato ai paesi della provincia di Bergamo con una popolazione superiore a 5 mila abitanti. In questa classifica in vetta si posiziona Costa Volpino, seguita da Clusone, Verdellino, Ghisalba, Zogno, Villongo e San Paolo d’Argon. Di questi, i primi tre hanno un indice di rischio di evasione 2, che corrisponde a un’elevata propensione. Risultano più «virtuosi», invece, Alzano Lombardo, Treviolo (entrambi classe 6) e in particolare Bergamo (classe 8). Dal testo dell’Istituto di ricerche economiche e sociali «Lucia Morosini» emergono anche altri dati, in particolare relativi alla destinazione delle risorse recuperate dalla lotta all’evasione. «Dallo studio – commenta Gianni Peracchi della segreteria Spi Cgil di Bergamo – emerge che tra il 2011 e il 2012 le quote che i Comuni bergamaschi hanno indirizzato ai servizi sociali hanno subito una contrazione dello 0,9%. Ciò a fronte di entrate che hanno subito invece un più 1.7%». Conferma Montemurro: «Nonostante l’ennesimo taglio dei trasferimenti erariali, le entrate correnti, cioè la somma delle entrate tributarie, extratributarie e dei trasferimenti dei Comuni della provincia di Bergamo crescono dell’1,7% nell’ultimo biennio considerato, a fronte della diminuzione dello 0,9% della spesa corrente per la spesa dei servizi sociali in senso stretto». Secondo Claudio Dossi, segretario regionale di Spi Cgil, è necessario «contrastare l’evasione fiscale affinché si destini di più al sociale» e suggerisce due modalità: «I Comuni devono aderire alle convenzioni con l’agenzia delle entrate in modo che le risorse recuperate restino all’ente locale. Nella Bergamasca lo hanno fatto solo in venti, compreso il capoluogo. Inoltre è necessario istituire un tavolo provinciale di programmazione che coinvolga parti sociali, imprese, agenzia delle entrate e amministrazioni locali».