Province, ecco il decreto «svuota poteri»

L'annuncio del Ministro Del Rio
L’annuncio del Ministro Del Rio

Dal Corriere della Sera online del 27 luglio 2013:

Saranno enti di secondo livello. Nascono le città metropolitane. In due anni due miliardi di risparmi. Province senza poteri. È stato approvato dal Consiglio dei ministri il disegno di legge che riguarda Città metropolitane, Province, Unioni e fusioni di Comuni e che ne rivede e ne svuota in parte i poteri in vista dell’abolizione dalla Carta Costituzionale.

CONFERENZA UNIFICATA – Il provvedimento, in attesa di una eventuale riforma costituzionale prevede che «le province diventino enti territoriali di secondo livello». È quanto si legge nella bozza di ddl «recante disposizioni sulle città metropolitane, sulle province, sulle unioni e fusioni di Comuni». La provincia cessa quindi di essere l’ente che è stato fino ad oggi e sarà guidato da organismi non eletti. «Sono organi delle province» esclusivamente: «il presidente della provincia, il consiglio provinciale e l’assemblea dei sindaci». «L’elettorato passivo è attribuito esclusivamente ai sindaci in carica nei comuni della provincia alla data dell’elezione». Del provvedimento aveva dato un’anticipazione nei giorni scorsi il ministro Delrio che aveva spiegato: «Nessun accorpamento dei territori provinciali, una provincia dei sindaci e razionalizzazione nelle funzioni e nella spesa». Il ddl passerà all’esame della Conferenza Unificata e, dopo quel vaglio, tornerà nuovamente al Consiglio dei ministri per il varo definitivo.

I RISPARMI – «Ci auguriamo che la riforma sia approvata entro la fine dell’anno così che non si proceda al rinnovo delle elezioni nel 2014. Siamo pieni di speranza e fiducia ma non di certezze», ha spiegato il ministro Delrio presentando la riforma. Secondo il ministro con il provvedimento «non si azzera la democrazia perché resta la rappresentanza dei sindaci e tende anche a stimolare le unioni dei comuni». Con la riforma «potremmo raggiungere in due anni più di un miliardo di risparmi, con l’accorpamento delle funzioni i risparmi saranno subito di circa 600-700 milioni». Tra i benefici, inoltre, c’è anche «un ulteriore stimolo a riorganizzare gli oltre 3000 enti intermedi».