Valcanale, un’Oasi Bianca

Corriere della Sera edizione Bergamo, pag.6 del 30/11/2013
Corriere della Sera edizione Bergamo, pag.6 del 30/11/2013

Dal Corriere della Sera, edizione Bergamo, del 30 novembre 2013, un articolo a firma di Davide Sapienza.

In ogni parte delle Alpi, Valcanale è sinonimo di vallate profonde con precipizi, versanti scoscesi, morfologie spettacolari. C’è la Valcanale che collega il Friuli alla Slovenia, c’è quella che segna il confine tra Veneto e Trentino vicino al Pasubio, dove la strada degli eroi ricorda le carneficine in quota della Grande Guerra. E c’è la Valcanale che confluisce nel fiume Serio nei pressi di Ardesio, paese del quale è frazione distaccata, a dieci chilometri di strada, e a mille metri di quota. Risalendola si scollina a Corna Piana, al passo del lago Branchino o a quello dei Laghi Gemelli e ci si trova in Valle Brembana. Confini che propongono orizzonti. Per chi ama la montagna selvaggia, frequentare le vette della Valcanale significa entrare in sintonia con sentieri e paesaggi mozzafiato sovrastanti una frazione (divisa in tre contrade) popolata da circa 350 abitanti in una terra alta a se stante. É la posizione di questa valle che si sviluppa da ovest a est ad avere reso le sue cime così speciali, una catena montuosa che sul versante orografico destro lascia stupefatti per la maestosa imponenza delle forme e le suggestioni delle foreste. Al di là del laghetto di Valcanale, oltre il torrente, si entra in uno spettacolare universo di levigate pareti di calcare, meta di appassionati di arrampicata su ghiaccio. Più a valle, attraversando il torrente si può risalire la valle del Las dove per tutto l’anno si trova un nevaio che non ha confronti, essendo a soli 900 metri di quota. Ma è in inverno che la Valcanale assume quell’aspetto così assoluto, che la rende ancora più speciale nonostante il rigido clima e l’assenza di sole in paese. Questa Oasi Bianca è un luogo di meraviglie per chi ama lo scialpinismo e le escursioni con le ciaspole: basta girare i più noti forum di montagna per capirle che ad esempio «il giro di Corna Piana» è un cult assoluto. Più su, oltre il laghetto, dopo un chilometro, sulla strada c’è una sbarra il cui significato chiunque ama questi luoghi conosce bene. É il confine della «montagna privata» (in ogni senso) e proseguendo per un altro chilometro, lasciando sulla destra la partenza del Sentiero delle Orobie Orientali, si giunge a un piazzale dove è impossibile restare indifferenti al pugno nello stomaco che si presenta allo sguardo: l’ormai fatiscente cadavere dell’ex Hotel Sempreneve, lasciato marcire nell’oblio da oltre 15 anni, proprio di fronte alla stazione di partenza dell’ex impianto di risalita principale del comprensorio. Lì chi davvero ama la montagna, frequentandola, sente la ferita sanguinare. Risalendo in questi giorni con gli ski la prima splendida neve polverosa, si deve come sempre superare quel tratto di cento metri di ex pista ritagliata da un ripido versante e posata su un fondo di cemento, da dove sbucano come lance arrugginite decine di aste di ferro che un tempo dovevano imbrigliare lo sventurato che avesse preso troppo larga la curva provenendo da sopra, durante una discesa. Il cuore si apre solo quando si svolta verso la Baita di Vaghetto Alta, mentre lo sguardo sale verso il Passo del Re, la cima di Leten, il versante nord dell’Arera, trafitti dalla visione: un monolite si erge oltre la linea degli alberi, laggiù in fondo e fende il cielo blu. Ecco la Corna Piana. Ora sì che si sente l’urlo del silenzio calato sulla Valcanale dal 1997, anno di chiusura delle attività invernali che sino ad allora avevano reso Valcanale un luogo frequentato e conosciuto per la bellezza del paesaggio e la ricettività di un’utenza notevole.Perché questo abbandono? Ce lo chiediamo da tanti anni, ogni volta che ci torniamo, più volte ogni inverno. É un vero regno dello scialpinismo questo, ma non si può accettare che in questo regno vi sia un tale stato di abbandono, solo di recente leggermente ritoccato. Eppure saremmo dentro il Parco delle Orobie, il cui attuale presidente è Yvan Caccia: , già sindaco di Ardesio per due mandati (1994-2004) e vice sindaco per uno e capofila dell’attuale opposizione. All’immobilismo precedente, è seguita una prima scossa quando la giunta guidata da Giorgio Fornoni, noto reporter e documentarista, decide che è tempo di cambiare lo stato delle cose e restituire alla montagna e ai suoi cittadini una dignità. Per questo, quando la Valcanale srl (in liquidazione dal 1997) viene «messa in mora», più di un brusio inizia a sollevarsi. Brusio che diventa fragoroso nel maggio 2012, quando il suo successore Alberto Bigoni con un’ordinanza invita la società a mettere in sicurezza la strada che dalla sbarra conduce alla struttura dell’ex albergo. La Valcanale srl procede e rimuove i pericolosi cavi di sostegno e i seggiolini che da 15 anni penzolavano nel vuoto (situazione che nell’arco alpino riguarda oltre duecento impianti). Questo problema si aggiungeva alla moquette illegalmente sotterrata nello spiazzo antistante l’albergo, una cosa localmente risaputa eppure mai affrontata prima. Fortunatamente i carotaggi del 2013 hanno dimostrato che non si tratta di materiale tossico, sebbene resti l’amarezza per un’azione così sconsiderata. Poi, nulla. I piloni di sostegno degli impianti sono sempre lì. Le strutture fatiscenti. Una piccola comunità con un problema emblematico per tutto l’arco alpino. Nel 1972 il Comune svendette alla società che doveva costruire un piccolo comprensorio sciistico 280 ettari di montagna. In cambio, la promessa di aiutare lo sviluppo del turismo. Il comprensorio funzionò, ma non appena sorsero i primi problemi, la festa finì. Non si dovrebbe mai vendere una montagna a una società privata. Le storie di passivi di gestione delle società di impianti di risalita foraggiate con i soldi pubblici abbondano e la giurisprudenza attuale non consente a un Comune di fare fronte a situazioni come questa e altre. Lo squilibrio dei poteri contrattuali è troppo gravoso per un piccolo municipio di montagna. Un cambiamento può avvenire solo promuovendo una visione ecologica sostenibile e capace di dare agli abitanti della montagna nuovi strumenti per essere protagonisti del proprio territorio e del futuro dei propri figli. I cittadini di Valcanale avrebbero potuto fare fronte all’abbandono se questo comprensorio fosse stato di proprietà del Comune e amministrato con lungimiranza, inserendo altre attività sia estive che invernali, meno impattanti e in grado di aiutare una micro economia. Ma la speranza c’è. Ogni volta che si viene qui, si ha netta la percezione della ricchezza di questa risorsa naturale che può aiutare a trasformare l’amore delle migliaia di frequentatori delle montagne di Valcanale in un’economia localmente sostenibile e autosufficiente. Qui potrebbe nascere un’Oasi Bianca dentro il Parco, un vero laboratorio nazionale per la sostenibilità. Ma bisogna prima restituire questi 280 ettari ai cittadini, smantellare piloni, cemento e ferro, ripristinare i dissesti idrogeologici e magari pensare a un singolo impianto che porti nell’unica area esposta al sole, quella di Cavradac (tra i 1500 e i 1650 metri), dove si gode di un panorama straordinario. Lì ci sono alcune strutture recuperabili e due baite e lì si potrebbe aprire una scuola della neve per bambini ripristinando lo skilift, offrire alle guide alpine l’opportunità di insegnare la neve e la montagna, camminare con le ciaspole e gli sci da escursionismo, mentre tutto intorno, lo scialpinismo continuerebbe a crescere; la presenza di un rifugio aperto in inverno a quella quota sarebbe un successo. Se in Italia ci fossero più amministratori che conoscono la loro geografia profonda, potremmo evitarci di vedere depositare, nel ventunesimo secolo, un «progetto» come quello del collegamento stradale tra Roncobello in Val Brembana, e Valcanale: sulla carta roba da più di 10 milioni di euro, nei fatti un nonsenso (geologico, paesaggistico, economico). Perché la crisi è nelle idee. Anche se oggi, un’amministrazione locale piccola, pare avere la voglia, le idee e le armi per provare a ribaltare questo teorema ormai logoro.