Dal Corriere della Sera: “Valcanale, accordo o si va in tribunale”

Corriere della Sera, edizione Bergamo, del 4 dicembre 2013
Corriere della Sera, edizione Bergamo, del 4 dicembre 2013

Dal Corriere della Sera, edizione Bergamo, del 4 dicembre 2013, un articolo di Anna Gandolfi:

Cade la neve, a Valcanale. Cade la neve, ma non solo. In questo angolo di Valle con il monte Arera sullo sfondo, il gorgoglio del torrente Acqualina che si fa strada fra i sassi a volte (non troppo di rado, dice chi conosce bene la zona) viene coperto da altro: scricchiolii, rumore di terreno che scivola. Quella che era una stazione sciistica blasonata, oggi è un’arena dove la natura non è più tornata se stessa: la partenza della seggiovia che portava in quota sportivi del calibro di Gustav Thoeni e Fausto Radici dal 1998 è un cubicolo sventrato, fra piloni e ruggini. Nel 2012, un’ordinanza ha dato l’aut aut: il Comune di Ardesio ha intimato alla Valcanale srl, società proprietaria oggi in liquidazione, di mettere in sicurezza la stazione fantasma. Così è stato recintato lo scheletro dell’albergo Sempreneve, sono stati rimossi cavi penzolanti. Ma lo sfregio è ancora lì. Come i canaloni, la ghiaia che frana. Ed è qui che ora punta l’attenzione l’amministrazione comunale che, con il sindaco Alberto Bigoni, ha appena firmato una delibera in cui si paventa un passo che ha pochi precedenti. E che, soprattutto, rappresenta una totale sterzata rispetto a un passato non troppo remoto. «Nel 2010 il sindaco Giorgio Fornoni (predecessore di Bigoni, con la medesima civica, ndr ) decise la messa in mora della società. Fino ad allora, per anni, le amministrazioni comunali non avevano ritenuto di entrare nel merito. Ma l’immobilismo su Valcanale deve finire — spiega il primo cittadino —. Quest’area va recuperata: il Comune farà tutto ciò è in suo potere». Anche a costo di finire in tribunale. Bigoni è risoluto e risoluta è la presa di posizione nel documento pubblico. Si chiama la società a un nuovo confronto, «perché per noi non è solo l’albergo cadente a costituire un nodo, ma è l’intera area che va osservata». In municipio a preoccupare sono i problemi idrogeologici generali, si vuole indagare a fondo se la ghiaia che scivola abbia o meno avuto cause collegate alla mano dell’uomo, che qui negli anni ‘70 realizzò piste e costruzioni. Anche perché, in base alle responsabilità e ai rischi effettivi (i canaloni incombono su una strada privata e sul torrente), si costruirebbero piani di bonifica e potrebbero probabilmente essere distribuiti i costi per riportare alla dignità la zona che, con i suoi 280 ettari, costituisce un decimo dell’intero territorio di Ardesio. Con la recente delibera il Comune ha affidato all’avvocato Paola Brambilla — esperta di materia ambientale, nonché presidente regionale del Wwf — l’incarico di richiedere al tribunale di Bergamo un accertamento tecnico preventivo, ovvero che si esprima sul dissesto. Un passo che suona come un’accelerata e un ultimatum a mettere realmente la testa e il cuore su questo pezzo di valle, diventato stazione sciistica nel ‘72, arrivato a ospitare fino a 1.500 persone al giorno e poi, con il calo di turismo e innevamento, abbandonato a se stesso. La strada che porta al tribunale non è un fulmine a ciel sereno. Il sindaco, tramite il sito internet «Ardesiounita», spiega ai cittadini i contorni della vicenda, ricordando che già nello scorso aprile alla Valcanale srl era stato chiesto «di preparare una relazione idrogeologica volta ad accertare, in contraddittorio con un geologo designato dal Comune, le condizioni di rischio per sottostanti infrastrutture e zone d’uso, derivanti da degrado e/o abbandono di attività e interventi operati dalla Società sulle aree della ex stazione sciistica e limitrofe». I tecnici, però, arrivarono a risultati discordanti. L’influenza di azioni antropiche venne esclusa dai consulenti della società, non da quelli del Comune. A tutto questo si è poi aggiunta una complicazione, cioè il «rinvenimento nel piazzale della ex seggiovia di materiale estraneo», ossia moquette interrata, la cui rimozione dovrà essere valutata sia per le modalità sia per eventuali rischi provocati alla stabilità del piazzale. Come uscirne, dunque? La Giunta, a questo punto, pensa di sottoporre l’intera questione al tribunale, «per determinare gli interventi necessari e il relativo costo, da stimare ai fini dell’adozione di un provvedimento ripristinatorio d’ufficio o di rivalsa in danno». In buona sostanza, lo scempio di Valcanale — con le sue responsabilità, i pericoli e gli oneri — diventa materia per i giudici. «Sempre che prima — chiarisce Bigoni — non si trovino intese negli incontri che abbiamo già programmato con la società». Quest’ultima, però, è tranchant: «La Valcanale srl ha sempre agito nel pieno rispetto delle regole — spiega il liquidatore, Maurizio Ghilardini — , oggi come in passato. La relazione geologica che ci è stata chiesta ha mostrato che non c’è influenza antropica nei problemi dei canaloni. Il Comune ora ritiene di seguire questa strada? Lo faccia. Noi siamo tranquilli».