Quando gli impianti chiusi diventano un’opportunità

"In Valcanale" di Alberto Bigoni
“In Valcanale” di Alberto Bigoni

Dal sito dislivelli.eu:

L’Associazione Disivelli è nata nella primavera 2009 a Torino, dall’incontro di ricercatori universitari e giornalisti specializzati nel campo delle Alpi e della montagna, allo scopo di favorire l’incontro e la collaborazione di competenze multidisciplinari diverse nell’attività di studio, documentazione e ricerca, ma anche di formazione e informazione sulle terre alte. Dislivelli non si limita allo studio teorico del territorio alpino e dei suoi abitanti, i vecchi e nuovi “montanari”, ma intende impegnarsi direttamente per favorire una visione innovativa della montagna e delle sue risorse, con la costruzione di reti tra ricercatori, amministratori e operatori, la creazione di servizi socio-economici integrati, la proposta di interventi sociali, tecnologici e culturali capaci di futuro.

Il sito dell’associazione è una fonte inesauribile di spunti sulle tematiche della montagna. Ecco alcuni post presenti sul sito:

  • Dislivelli.eu dicembre-gennaio 2014: inverno senza funi. Quali le strade possibili nel futuro di un turismo invernale sostenibile, senza la dipendenza assoluta dai cavi e dai motori? Crescono ogni anno;
  • Il turista leggero si fa strada: anche in inverno. Quali sono le potenzialità del turismo invernale senza la dipendenza dai cavi e dai motori? Pensiamo che siano sempre di più. Perché il distacco tra lo sci di discesa e le altre attività sportive invernali oggi non è più così rilevante. E questo ci chiama a riflettere attentamente sui nuovi fenomeni in espansione;
  • La nuova giovinezza dello scialpinismo. Lo scialpinismo è una delle poche discipline negli sport invernali che continua a crescere, anche negli anni della crisi: analisi di un fenomeno internazionale con forte matrice italiana;
  • Il boom della ciaspola. In costante crescita, l’escursionismo su neve è la terza disciplina più praticata nella stagione invernale. Consentendo l’accesso a rifugi e mete un tempo appannaggio dei soli sciatori, le ciaspole hanno invaso i profili di valli, cime e vette, definendo nuove modalità di accesso e di consumo della montagna invernale.
  • Il fondo che tiene. Lo sci di fondo, pur non registrando grossi incrementi, continua ad avere un buon numero di seguaci. E’ un modo diverso di vivere la neve, che riesce a coniugare wellness e passione per l’ambiente con l’opportunità di visitare luoghi nuovi, fino ad ora esclusi dai grandi circuiti turistici.

Nella newsletter di dicembre 2013/gennaio 2014 è presente un interessante articolo di Francesco Pastorelli di CIPRA Italia, che riproponiamo sulle pagine di ardesiounita.it, vista la tematica di assoluta attualità anche per la nostra zona:

Quando gli impianti chiusi diventano un’opportunità

Nella piccola stazione di Drouzine-le-Mont in Alta Savoia alcuni anni fa hanno chiuso gli impianti e il Sindaco ha deciso di orientare la stazione sul turismo dolce. Non è l’unico esempio di conversione di vecchie stazioni sciistiche in disuso sull’arco alpino, fenomeno in aumento di cui si parla ancora poco. Sono molte le piccole stazioni sciistiche che da anni vanno avanti con difficoltà. Bastano un paio di inverni con scarsità di neve e la crisi si fa più profonda, spesso irreversibile, nonostante le boccate di ossigeno sotto forma di finanziamenti pubblici. Anche nella piccola stazione di Drouzine-le-Mont, situata a poco più di 1200 metri, nel comune di Biot in Alta Savoia, alcuni anni fa dopo aver accumulato un discreto deficit, i proprietari hanno deciso di chiudere gli impianti. A questo punto il Sindaco, Henri-Victor Tournier , anziché intervenire con fondi comunali, ha ritenuto che fosse l’occasione per differenziare l’offerta e deciso di smantellare le due seggiovie e due dei quattro skilift e riconvertire la stazione per il turismo dolce. Sci di fondo, racchette da neve, escursionismo hanno preso via via il posto dello sci su pista. Certo, non è facile costruire in breve tempo un’alternativa valida allo sci su pista e ottenere risultati in termini economici e occupazionali. Lo smantellamento di impianti di risalita o la loro chiusura continuano ad essere una cosa rara anche in Francia, ma non unica. In modo simile la stazione di Saint-Pierre-de-Chartreuse, nell’Isère, apre i suoi impianti di risalita unicamente nei fine settimana e nel periodo delle vacanze scolastiche. Nel resto dell’inverno si è trasformata nella prima “station trail” di Francia: un luogo dove poter camminare e correre in mezzo alla natura, non soltanto durante la bella stagione, ma anche in inverno. Nelle Alpi italiane finora l’offerta turistica invernale alternativa allo sci è sempre stata appannaggio di quelle località dove per ragioni orografiche o climatiche gli impianti non si sono potuti costruire. Ora anche in molte località un tempo ski total, ci si è resi conto che il solo sci non basta e può essere un rischio: persino nelle stazioni della Via Lattea, si sta differenziando l’offerta: tra un pensiero alle motoslitte ed uno all’eliski, si è iniziato a ragionare anche a percorsi per camminate nella neve. Ma è soprattutto per le piccole stazioni che si possono aprire nuovi scenari. La stazione di Pian Munè di Paesana lo scorso inverno non ha aperto gli impianti: eppure come racconta Daria Rabbia nel suo articolo, grazie alla frequentazione di escursionisti i risultati sono stati discreti anche a favore della  struttura ricettiva. Forse è arrivato il giorno in cui si può affermare che per le piccole stazioni la chiusura degli impianti di risalita non è necessariamente un dramma.

Francesco Pastorelli