Il Reticolo Idrico Minore, la CMVS, il Consorzio

"Falling Water Falls" di dbarronoss
“Falling Water Falls” di dbarronoss

Dal sito di Regione Lombardia:

Reticolo Idrico Minore della Lombardia di competenza comunale

Regione Lombardia ha delegato fin dal 2001 alle Amministrazioni comunali le funzioni di “Autorità Idraulica” sui corsi d’acqua del reticolo idrico minore (RIM), pertanto i Comuni hanno la responsabilità di identificare i reticolo di propria competenza, effettuare la manutenzione sullo stesso e applicare i canoni per l’occupazione delle aree demaniali. I Comuni possono avvalersi dei Consorzi di bonifica o delle comunità montane sia per l’identificazione del RIM che per una corretta gestione del reticolo attraverso convenzionamenti specifici. Attualmente con d.g.r. n. 4287 del 25 ottobre 2012, (in particolare allegati B, C ed E), Regione Lombardia fornisce i criteri e gli indirizzi per la definizione del reticolo minore, per la redazione del Documento di Polizia Idraulica (DPI) e per lo svolgimento dell’attività di Polizia Idraulica.

In data 23 maggio 2013 il Corriere della Sera, edizione Bergamo, ha pubblicato un interessante articolo di Anna Gandolfi che tratta proprio del reticolo idrico:

E c’è pure la tassa sulla pioggia, ma è ressa di abusivi

Bergamo prima in Lombardia. La stima: invisibili 9 manufatti su 10. Chiamati a pagare per pluviali e ponti

Si addensano nubi all’orizzonte dei contribuenti, questione di meteo ma non solo. Perché nel 2013, nella varietà di bollettini, rate e conguagli, spunta anche quella che è già stata ribattezzata «tassa sulla pioggia»: riguarda infatti gli scarichi di acqua piovana nei torrenti. E si parte da 75 euro al tubo. Un passo indietro. La materia compete alla Regione, che nell’ottobre 2012 ha concluso un’opera di razionalizzazione dei canoni di polizia idraulica (così si chiamano i versamenti per opere che impattano sul reticolo idrico, dai ponti alle coltivazioni di aree demaniali fino, appunto, agli scarichi) durata oltre due anni. Le tasse in questo settore esistono infatti da sempre, ma si tratta di una vera e propria giungla, anche per concentrazione di abusivismo.

I canoni di polizia idraulica, Corriere della Sera
I canoni di polizia idraulica, Corriere della Sera

La Regione stima che sia censito, e quindi oggetto di bollettino, un decimo dei manufatti: la larghissima parte degli scarichi, delle passerelle, delle occupazioni esiste senza che i proprietari abbiano mai versato un contributo per qualcosa che però grava sul bene pubblico. Come? Basti pensare al maltempo di questi giorni e a quanto un ponte mal costruito, o uno scarico che drena senza filtri l’acqua piovana, possa impattare su un corso d’acqua che poi si ingrossa facendo danni. La Regione ha deciso di riorganizzare i canoni, avviando una stretta sugli abusivi. Da qui, i bollettini (anche retroattivi di 5 anni) che stanno scattando a raffica. Un tubo per l’acqua piovana costa da quest’anno 75 euro fissi (prima i pochi stimati erano valutati in base alla portata), uno scarico del «troppo pieno» delle reti fognarie 450 euro. Nuovi conteggi che hanno già avuto il loro contraccolpo. Le richieste di chiarimenti giunte agli uffici regionali sono centinaia, e c’è chi (amaramente) ironizza: «L’acqua piovana costa più di quella potabile». La tassa sulla pioggia, però, serve anche a domare gli effetti degli acquazzoni in un periodo di magra per i bilanci e lo spiega l’assessore al Territorio Viviana Beccalossi: «Questa è l’unica fonte di finanziamento per opere di difesa del suolo, tanto in montagna quanto in pianura. Sono perfettamente consapevole – spiega – che in questo periodo di difficoltà economica a nessuno fa piacere pagare un’imposta e che questa in particolare è soggetta a un altissimo tasso di evasione. Il mio impegno personale sarà quello di verificare la possibilità di ridurre il canone a chi paga cifre eccessive, ma allo stesso tempo garantire che chi deve onorare questo impegno, proprio perché nell’interesse di tutti, lo faccia». Certo i Comuni, pure chiamati a pagare, ricordano che spesso la pulizia dei fiumi tocca a loro e ai volontari. La Regione si occupa del reticolo idrico maggiore, 8 mila chilometri di fiumi in tutta la Lombardia fra cui Serio, Brembo, Adda. Ora la stangata sulle opere impattanti – spiegano dal Pirellone – viene calmierata dalla riduzione su quelle «soft» (le aziende che hanno vasche di laminazione hanno visto dimezzati i canoni) e quindi la cifra a bilancio con questa tassa è pressoché la medesima del 2012: 5 milioni. Ma pure chi riceve il bollettino, non sempre paga: l’anno scorso il versamento si è fermato a 3,7 milioni. «La stima è che l’esistente – ribadiscono i tecnici – sia nove volte superiore». Le immagini rimandate dai primi sorvoli sui fiumi «fanno ipotizzare circa 34 mila attraversamenti, tra ponti ed elettrodotti, ma solo 9.500 sono censiti». I bollettini preparati per la terra orobica nel 2013 arrivano 1,1 milioni, di cui 304 mila euro richiesti a enti locali 879 mila (1.346 bollettini) ai privati. Significa il 20% del totale lombardo, nessuna provincia raggiunge questo picco. A.Gandolfi

Una tassa controversa che rappresenta un’entrata potenzialmente decisiva per gli Enti sia per il lato economico che per il controllo del territorio che ne consegue. Il Comune di Ardesio è uno dei tanti che in questo momento ha in essere una convenzione con la Comunità Montana Valle Seriana per delegare a questo Ente la gestione del reticolo. La convenzione di Ardesio è stata prorogata alla Comunità Montana durante il Consiglio Comunale del 18 dicembre 2013 fino al 31 dicembre 2014, come da proposta della CMVS del 31 ottobre 2013. La proroga permetterà ai Comuni della nascente Unione di valutare come muoversi rispetto all’argomento cercando una soluzione corale e condivisa. L’attuale convenzione prevede che il 70% dei canoni annui di polizia idraulica riscossi da ogni Comune restino presso l’ente gestore ed il 30% venga invece restituito ai Comuni. La differenza è presto spiegata: la maggior percentuale viene utilizzata dal gestore per coprire i costi di esercizio, non indifferenti. Alcuni Comuni, invece, preferiscono gestire direttamente il RIM non sottoscrivendo convenzioni di sorta, ma affidando eventualmente incarichi a consulenti esterni al fine della definizione e dell’aggiornamento delle mappe che censiscono gli elementi presenti sul territorio, in modo da fornire al proprio personale dipendente le informazioni necessarie per la riscossione dei canoni stessi.

Fin qui, il presente potrebbe sembrare un articolo fra i tanti che vanno a documentare le attività e le scelte amministrative poste in essere. In realtà l’Amministrazione Comunale di Ardesio ha sì aderito alla proroga della convenzione in essere con la Comunità Montana, ma negli scorsi mesi ha valutato ipotesi alternative, evidentemente tramontate. Scartata l’idea di gestire all’interno del proprio ufficio tecnico le pratiche (come peraltro è avvenuto fino al 2007), la soluzione che si stava prefigurando prevedeva la gestione del RIM presso il Consorzio Forestale Alto Serio CO.F.A.S. di cui il Comune di Ardesio fa parte. Nei primi mesi dell’anno in corso, infatti, durante una delle periodiche assemblee del Consorzio, è emersa la difficoltà nel salvaguardare il livello occupazionale della struttura per il 2013. Questo ha portato i singoli membri dell’Ente ad inviare un elenco delle attività e lavori che avrebbero delegato al Consorzio nei dodici mesi, proprio al fine di garantire entrate certe all’Ente.

Ho inviato in data 15 aprile 2013 il seguente testo al CO.F.A.S.:

In riferimento alle problematiche emerse durante l’Assemblea del Consorzio tenutasi in data 21 febbraio u.s. relativamente alla salvaguardia dell’attuale livello occupazionale della struttura, la scrivente Amministrazione intende richiedere di valutare se esista o meno la possibilità di poter affidare la gestione del Reticolo Idrico Minore direttamente al Consorzio. In caso di risposta affermativa, l’Amministrazione di Ardesio richiederà quindi un’offerta per la quantificazione dei costi, delle modalità di erogazione e di tutto quanto concerne la gestione del RIM.

Questa richiesta è stata oggetto di discussione di due distinte assemblee ordinarie del Consorzio, ma ha visto una specifica votazione da parte dell’assemblea dei soci del Consorzio presso la sede di Gromo, nella sera di giovedì 14 novembre 2013. Erano presenti i rappresentanti dei Comuni di Ardesio, di Clusone, di Gromo, di Oltressenda Alta, di Gandellino, di Valgoglio, di Villa d’Ogna, mentre risultavano assenti i rappresentanti di Valbondione e del Parco delle Orobie Bergamasche. All’ordine del giorno tre punti: 1) Richiesta del Comune di Ardesio di affidare al CO.F.A.S. la gestione del proprio reticolo idrico minore; 2) Prospettive per l’attività dell’anno 2014; 3) Varie ed eventuali. Il primo punto si è concluso con il voto dell’assemblea di 4 voti contrari (Gromo, Clusone, Valgoglio, Gandellino), 2 voti favorevoli (Ardesio e Villa d’Ogna) e 1 astenuto (Oltressenda), ed è stato quindi deliberato di non accogliere la richiesta del Comune di Ardesio per la gestione del reticolo minore dello stesso Comune. Preso atto della scelta dell’assemblea, l’amministrazione di Ardesio ha quindi continuato ad avvalersi dei servizi erogati dalla Comunità Montana con la proroga approvata in Consiglio in data 18 dicembre 2013.

Ritengo, però, che il Consorzio abbia perso un’occasione importante e questo è il motivo per il quale scrivo queste righe, dopo aver espresso le mie ragioni in assemblea, al fine di informare la cittadinanza che poco o nulla conosce delle dinamiche degli Enti che gestiscono molti aspetti del quotidiano. Un cittadino informato è il miglior garante per l’interesse generale e noi amministratori possiamo avere un riscontro diretto sul nostro operato e sulle azioni che intraprendiamo. Delegare al Consorzio la gestione del RIM avrebbe potuto permettere di incamerare risorse pressoché costanti nel tempo per l’Ente, consentendo una programmazione degli interventi del Consorzio stesso sul territorio che davvero rispondesse alle esigenze dei Comuni, del territorio e dei cittadini. Il problema, tra l’altro, si è posto direttamente in assemblea la sera del 14 novembre con la trattazione del secondo punto all’ordine del giorno, per il quale si evince dal verbale quanto segue:

Il Direttore Tecnico informa l’Assemblea che i finanziamenti disponibili per l’anno 2014 non consentono di mantenere l’attuale livello occupazionale (9 operai), ma, se non interverranno nuovi fattori, di poterne assumere soltanto 6 nella prossima stagione lavorativa. Illustra infine le problematiche organizzative ed operative nella gestione della manodopera avventizia agricola, evidenziando la necessità della qualificazione delle maestranze per specifiche tipologie d’intervento (opere edili in particolare).

Mantenere i posti di lavoro e qualificare le maestranze, obiettivi tanto ambiti. Se il RIM fosse gestito dal Consorzio, si sarebbe potuto far crescere professionalmente almeno una figura tra i dipendenti dell’ufficio del Consorzio. Questo elemento credo che faccia il paio con quello precedentemente illustrato e mi portano a ribadire il concetto: il RIM gestito nel Consorzio avrebbe potuto evitare che nel 2014 si ponessero gli stessi identici problemi del 2013. Vedremo gli sviluppi nel corso dell’anno prossimo.

Allargando l’orizzonte e la prospettiva di riflessione, è doverosa una domanda che gli amministratori si devono porre: hanno senso tutti questi Enti? Davvero l’Alta Valle Seriana e i suoi cittadini devono avere a libro paga una pletora di attori che hanno possibilità “intercambiabili” nell’erogare i servizi? Sto parlando chiaramente dei Comuni, delle Comunità Montane, dei Consorzi Forestali e Turistici, degli ATO, dei Distretti del Commercio, delle Aziende speciali e/o partecipate, dei Parchi Regionali, dei Bacini Imbriferi Montani (BIM), dei Gruppi di Azione Locale (GAL), dalle Province, dalle Regioni e via salendo di grado. Se la risposta è affermativa, allora si trovi il modo di dare dignità economica a tutti, con fondi certi, stanziati a gennaio, incamerati e spesi durante l’anno. Se, invece, la risposta è negativa, come credo personalmente, allora si cominci a porsi una domanda: chi è essenziale, funzionale, strutturato e capace e chi, al contrario, è sacrificabile, per non dire inutile? Quali sono gli obiettivi degli amministratori in tal senso? Come possono i sindaci far sentire la loro voce? Quali prospettive di area, di visione comune e generale ci sono all’orizzonte? Si potrà obiettare in prima battuta che queste non sono decisioni di competenza dei sindaci, ma gli amministratori possono, quando si muovono in massa, dire la loro, decretando il successo o l’insuccesso della politica amministrativa di un Ente sovracomunale semplicemente “rompendo il giocattolo”. In che modo? Spostando competenze da un Ente all’altro, sfruttando un baco evidente di un sistema bulimico che ha fagocitato responsabilità e possibilità a destra e a manca permettendo che tutti possano erogare tutto. Bene o male, non importa. Alcuni la chiamano “scelta”, e ci può stare, e fino a quando la coperta permetteva di coprirsi per intero, non c’erano problemi. Oggi, però, la musica è decisamente cambiata, e prima di arrivare ad uno scontro istituzionale al massacro (“morte tua, vita mia”) forse è il caso di muoversi. Il coordinamento è fondamentale e una riforma degli Enti Locali è necessaria. Chi ha responsabilità di Governo deve dare delle risposte agli amministratori e il testo del Ministro Del Rio all’esame di Camera e Senato proprio in questi giorni, che tratta di Unioni, Fusioni e Città Metropolitane, va in quella direzione, ma siamo solo all’inizio. Forse potrebbe dar mano forte anche il Presidente di Regione Lombardia, Roberto Maroni, il quale, a pochi giorni dall’elezione, dichiarava:

ABOLIRE I LIVELLI INTERMEDI ISTITUZIONALI – Sul tema dei costi Maroni presenta al Circolo della stampa un’altra proposta concreta per ridurre i costi della macchina amministrativa. “Le nove Province abolite dalla Regione Sicilia – domanda al pubblico – da quante Unioni dei Comuni saranno sostituite? Si parla di 20, 25, 30 Unioni dei Comuni. Siamo sicuri che questo non creerà maggiori costi per l’erario?”. Alla luce di questa riflessione il presidente della Regione propone di “abolire tutti i livelli intermedi che esistono tra Comuni e Province e tra Province e Regione. Ci sono un sacco di enti che possono essere chiusi: le Comunità montane, i Consorzi, gli Ato. La gestione dei parchi deve essere affidata ai Comuni o alle Province: questo è l’impegno che io posso prendere come presidente della Regione”.

Una politica comune e decisiva, con obiettivi chiari, semplici e funzionali. E’ arrivato il momento di far valere il gioco di squadra senza preoccuparsi delle poltrone. Ce la faremo?

Il sindaco

Alberto Bigoni