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Il discorso del sindaco per la celebrazione della Festa della Liberazione, nell’anniversario del 2014 ad Ardesio:

Care concittadine, cari concittadini,
Ho scelto questa frase, attribuita ad Indro Montanelli, per rappresentare la celebrazione del 25 aprile, Anniversario della Liberazione d’Italia:

“Un popolo che ignora il proprio passato, non saprà mai nulla del proprio presente”

La preferenza a queste parole rispetto ad altre prende spunto dal fatto che, a distanza di quasi settant’anni, nonostante personalmente sia convinto che la Festa di Liberazione sia più viva e presente che mai, ritengo sia necessario ricordare, celebrare, festeggiare, in altre parole “vivere” una ricorrenza che non può e non deve cadere nella ripetizione stantia e fine a se stessa. Oggi è un giorno speciale per la nostra Comunità in relazione a quanto appena evidenziato, visto che abbiamo voluto celebrarla organizzando una serie di eventi ad hoc: una serata di letture a tema ed un corteo per le vie del paese con una commemorazione al Monumento dei Caduti. Negli scorsi anni, la Festa veniva segnalata con l’esposizione del tricolore per mano del sempre presente Gruppo Alpini, che ringrazio per l’incessante lavoro, ma non vi era un momento di raccoglimento particolare come, sono certo, avrebbe meritato. Abbiamo pertanto voluto colmare questa lacuna introducendo specifiche celebrazioni, trovando la piena collaborazione di tutti i gruppi oggi qui presenti. Il 25 aprile rappresenta convenzionalmente il termine della Resistenza, periodo storico che inizia dopo l’armistizio dell’8 settembre 1943 e termina nei primi giorni del maggio 1945, venti mesi circa che hanno lasciato il segno. Per convenzione si celebra la fine di quel periodo il 25 aprile 1945, data della liberazione di Milano per mano del Comitato di Liberazione Nazionale, la formazione interpartitica composta da movimenti di diversa estrazione culturale e ideologica. Una Liberazione, quindi. Ma da cosa? Dall’oppressione di un regime politico totalitario, dai valori che propugnava: l’autoritarismo, il conformismo, la violenza, la politica espansionista, il mito della nazione e del popolo intesi come comunità chiusa che si attivano per emarginare chi ha idee diverse, i deboli, le minoranze etniche e religiose. Si festeggia la riconquista della libertà, il dono più prezioso per ogni essere umano. I sentimenti che tutti proviamo sono di gioia ma anche di commozione, perché il nostro pensiero va ai tanti che per farci il dono della libertà hanno perso la vita, uccisi, torturati, internati nei campi di sterminio. La Provincia di di Bergamo e il nostro Comune hanno versato un tributo di sangue che non possiamo e non dobbiamo dimenticare. Ragazzi giovani, alcuni giovanissimi, di diverso orientamento politico e diversa fede. Va sottolineato che la Resistenza non fu di parte, ma fu un moto popolare e unitario che voleva restituire dignità all’intero Paese. La Liberazione ha permesso all’Italia di dare il via ai lavori dell’Assemblea Costituente, che culmineranno nel 1948 con l’entrata in vigore della nostra Costituzione, che pone alla sua base i valori di una società pluralista, con diritti individuali e collettivi per una cittadinanza attiva. Una Costituzione che ripudia la guerra come strumento di offesa alla libertà di altri e ricerca la pace tra i popoli. I valori della repubblica italiana, per i quali dobbiamo continuare a batterci per difenderli dalle costanti e continue minacce che quotidianamente tentano di minarne la stabilità, trovando terreno fertile nello smarrimento e nella difficoltà soprattutto dei più giovani che non hanno fiducia nel futuro, ponendoli alla mercé di luoghi comuni completamente infondati che potrebbero affascinarli, primo fra tutti quello che recita la presenza di un fascismo “buono” (moderno, rispettoso di onore, patria e famiglia) e di uno “cattivo” (quello dell’alleanza tedesca e delle leggi razziali): nulla di più falso, il fascismo (così come tutti i regimi) va condannato “senza se e senza ma” nella sua interezza, visto che si tratta di una dittatura nata con l’uso sistematico della violenza e da un esercizio del potere basato sull’assassinio, sulla persecuzione, sulla gestione e relativa manipolazione dell’informazione. La Liberazione ci ricorda, ogni anno, che quel regime non esiste più, ma che potrebbe tornare sotto mille altre subdole forme e questo ci spinge a stare in guardia, costantemente, informando le giovani generazioni e dando il buon esempio, svolgendo onestamente il nostro dovere di amministratori, di cittadini, di lavoratori, di padri, madri e figli. Sosteniamo, soprattutto in questi momenti difficili, la nostra Libertà, ricordando le parole di Calamandrei:

“La libertà è come l’aria: ci si accorge di quanto vale quando comincia a mancare”.

Vogliamo continuare a respirare a pieni polmoni, quest’aria, ed è per questo che diciamo “Viva il 25 aprile, viva l’Italia!”.

Il Sindaco, Alberto Bigoni

Ecco alcune immagini della manifestazione del 25 aprile ad Ardesio:

25 aprile 2014