Se il candidato corre da solo

"Alone at sea..." di Nik Cyclist
“Alone at sea…” di Nik Cyclist

Dal Corriere della Sera, edizione Bergamo, del 29 aprile 2014, l’editoriale di Anna Gandolfi:

Se il candidato corre da solo

In ventisei paesi bergamaschi gli elettori che il 25 maggio andranno alle urne per il rinnovo del Consiglio comunale troveranno sulla scheda un solo simbolo. Tanti sono infatti i sindaci che si apprestano ad affrontare una campagna monocorde, dato che soltanto il loro gruppo è arrivato a depositare documenti, firme e candidature necessarie per prendere parte alla consultazione. Non accade, come sarebbe facile immaginare, per una difficoltà di partecipazione legata all’esiguo numero di residenti, in piccoli centri di alta montagna, o almeno non solo: la corsa in solitaria tocca anche Vertova, florido centro seriano che sfiora i 5 mila abitanti, o Levate, con i suoi quasi 4 mila. A completare il quadro, il caso di Locatello (sono solo tre in tutta Italia, su 4.016 amministrazioni al rinnovo), dove invece del sindaco arriverà il commissario, visto che di liste non se ne sono proprio presentate. Tutto questo non può non far riflettere, perché se altre volte ci sono stati sindaci senza rivali, mai in terra orobica l’incidenza del fenomeno era stata tanto alta. Si fa sentire l’onda lunga dell’antipolitica, o meglio della disaffezione alla politica, risucchiata nei vortici di promesse non mantenute. Vortici che non risparmiano il campo degli enti locali in quanto tali: da anni in Parlamento si discute su quanti consiglieri tagliare e dove, si vedono gli scranni diminuire e poi risorgere (la legge Delrio appena varata ha ritoccato verso l’alto il numero di «piccole» poltrone rispetto alle disposizioni precedenti). Sarebbe il caso di chiedersi, a questo punto, quanto certe polemiche sul taglia-e-rimetti che si consumano nei palazzi grandi e piccoli della politica siano davvero vicine al sentire popolare. Se alla fine i cittadini non si candidano, fare tanta resistenza all’accorpamento dei mini-centri non è ormai fuori luogo? Perlomeno non si nasconda il campanilismo dietro al baluardo della democrazia. Lo scollamento fra il palazzo e la strada non è però l’unico tema. Perché l’astensionismo dalla candidatura rischia di essere solo l’antipasto dell’astensionismo generale degli elettori. Vero è che, in più di un caso, nei centri orobici dove andrà in scena l’«one man show» i sindaci restati in campo sono al secondo o al terzo mandato, ed è possibile che l’assenza di sfidanti sia frutto della fiducia accordata loro dai concittadini. Ma se la fiducia è incondizionata, se l’esercizio democratico non è vitale, difficilmente qualcuno potrà dirsi realmente vincitore. Oltretutto, pensare a partite in discesa potrebbe rivelarsi un errore: nei 26 Comuni con una sola lista il sindaco, per essere eletto, dovrà raggiungere il quorum dei votanti, quindi ottenere che almeno la metà degli aventi diritto si rechi alle urne. I sindaci solitari dovranno combattere con la tentazione degli elettori, più forte che altrove, di disertare una sfida dove si sa già in partenza chi vince. E non è una cosa da nulla. Visto il vento freddo che spira sulla politica, l’avversario impalpabile dell’astensionismo è ancora più pericoloso e temibile di un concorrente in carne e ossa. E se questi candidati non riusciranno a «vincere facile», la sconfitta sarà ancor più cocente. Anche per la democrazia.

Anna Gandolfi