Lavoro, le regioni rischiano di sprecare 1,5 miliardi

Lavoro

Un interessante post tratto da linkiesta.it relativo alle tematiche della “Garanzia Giovani” e della “Dote Unica Lavoro” che saranno oggetto della serata prevista per mercoledì 11 giugno ad Ardesio, di cui si parla qui:

Lavoro, le regioni rischiano di sprecare 1,5 miliardi

I soldi della Garanzia giovani ci sono. Ma ora tocca alle regioni occuparsi delle politiche attive

Articolo di Andrea Gatti Casati

A pochi giorni dalla conversione in legge del cosiddetto decreto Poletti, l’altra parola d’ordine per il futuro del mercato del lavoro è Youth Guarantee, il programma di politiche attive lanciato dalla raccomandazione del consiglio dell’Unione europea del 22 aprile 2013. Anche se i vantaggi di cui beneficerebbe il nostro Paese sembrano evidenti – fondi europei per circa 1,5 miliardi di euro – il progetto Garanzia giovani stenta a decollare. Dal primo maggio di quest’anno è attivo il Piano nazionale ma, senza la risposta di tutte le Regioni, rischia di rimanere inattuato. Se i giovani, chiamati a registrarsi e a inserire i loro curriculum nel portale di accesso, sembrano essere impazienti di fare la loro parte (oltre 50mila iscritti in pochi giorni) lo stesso non si può dire delle regioni, le quali danno l’impressione di non rendersi conto del tempo che scorre veloce. Il ministro Giuliano Poletti, presente a un incontro sul tema organizzato dall’agenzia Adecco a maggio, aveva assicurato: «Dopo le elezioni europee presenteremo un piano di comunicazione ad hoc per informare e convincere regioni e imprese a partecipare attivamente al progetto. Fondamentale sarà la collaborazione tra le regione e tutti soggetti che agiscono su questo versante». 

Com’è noto – o dovrebbe esserlo – il piano della Garanzia giovani ha come obiettivo quello di garantire ai giovani un’offerta qualitativamente valida di lavoro o di formazione entro quattro mesi dall’inizio della disoccupazione o dall’uscita dal sistema di istruzione formale e si basa su alcuni principi fondamentali che le Regioni sono chiamate a declinare: la semplificazione e la standardizzazione dei costi, l’orientamento al risultato, l’erogazione di servizi personalizzati in funzione delle caratteristiche del singolo utente e, non ultimo, il pricipio di “sussidiarietà”, ossia la collaborazione di più soggetti, sia essi pubblici (centri per l’impiego, istituzioni scolastiche ed uffici di placement) o privati (agenzie per il lavoro e imprese). Il presupposto per l’implementazione di questo modello è senza dubbio la presenza, in ciascun territorio regionale, di un sistema per la gestione delle politiche attive organizzato ed efficiente con procedure chiare e funzionanti e che possa contare su una rete di soggetti all’altezza di svolgere il ruolo a cui sono chiamati. Ma l’Italia è piuttosto indietro rispetto ad altri Paesi europei e da anni si parla della necessità di una totale riorganizzazione dei servizi al lavoro.  Un esempio virtuoso che si avvale degli stessi principi ispiratori della Garanzia giovani però c’è, in Lombardia. Come spiega Valentina Aprea, assessore all’Istruzione, formazione e lavoro del Pirellone, «la nostra regione ha anticipato le esigenze della Garanzia giovani con l’implementazione della “dote unica lavoro”, il sistema delle politiche attive lombarde».

Prosegue qui:

Linkiesta