Manuel Schiavi su Magazine FieldWorks

Manuel Schiavi, un amico di Ardesio e della sua ProLoco, nasce a Clusone (BG) nel 1993. Da cinque anni svolge attività di documentazione sui carnevali alpini e i riti europei. E’ di recente pubblicazione il suo primo libro “Campanacci, Fantocci e Falò: riti agro-pastorali di risveglio della natura” (a cura di M.Schiavi e G.Mocchi, Edizione Pro Loco Ardesio, 2014). Attualmente è studente presso la facoltà di Lettere e Filosofia dell’Università degli Studi di Torino.

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Il nuovo numero del magazine FieldWorks, uscito oggi, propone Manuel Schiavi e il suo lavoro “CAMPANACCI, FANTOCCI E FALÒ: RITI AGRO-PASTORALI DI RISVEGLIO DELLA NATURA”:

E’ possibile seguire lungo tutto l’arco alpino un percorso invisibile che unisce i territori attraverso riti e cerimonie, riferimenti vitali e forti della vita delle comunità locali. Nell’area geografica considerata è presente un patrimonio immateriale in continua trasformazione la cui importanza e vitalità sono state riconosciute solo di recente. Originariamente rituali di fertilità e di cacciata dell’inverno-inferno, queste feste posseggono ancora oggi un forte senso del rituale: c’è un cerimoniere, ci sono degli attori, altri partecipano indirettamente, ma tutti sanno che stanno vivendo un momento importante per la comunità, in cui ognuno può trovare il suo ruolo. Qualcosa succede, si percepisce che qualcosa è in movimento, che qualcosa cambia, nasce e si rinnova. Simbolicamente, queste danze sfrenate ripropongano quei temi radicali che inquietano l’essere umano dall’inizio della sua storia: la lotta tra il bene e il male, ma anche il conflitto più intimo che si svolge quotidianamente all’interno dell’animo umano, tra i contenuti consci, riconosciuti e accettati e gli istinti e i desideri più nascosti e rimossi (e in quanto tali pericolosi e angoscianti). Nella stagione invernale, quando l’attività agro-pastorale langue, i tempi del rito si fanno incalzanti: da San Nicolò (6 Dicembre) e Santa Lucia (13 Dicembre, quando iniziano i giri di questua della Stella per il Natale, alle rappresentazioni del carnevale e ai riti del “trato marzo”, messo in atto, ancora oggi, in molti paesi dalle compagnie di coscritti. La Settimana Santa conclude il ciclo invernale e segna il risveglio della primavera. Le mascherate europee affondano le proprie radici nel più vasto sedime delle mascherate popolari dell’inverno, che è ovunque la stagione dei riti, contrapposta di netto a quella naturale del lavoro agreste, che è l’estate. Così, dai Novembre fino a Marzo, una sola volta o anche in più riprese, sotto le mentite spoglie di giovani paesani mascherati gli antenati tornano a visitare le comunità dei vivi, come un inatteso risveglio di spiriti promettenti fertilità e abbondanza. Nonostante le similitudini, riscontrabili anche tra culture storicamente e geograficamente molto distanti tra loro, siano davvero numerose, forse la più banale – ma anche la meno analizzata – è l’elemento comune che sta dietro ad ogni maschera, l’essere umano mosso dalla voglia di divertirsi e di sentirsi parte per qualche ora di qualcosa di collettivo e di fuori dall’ordinario. Le foto che compongono il mio saggio visuale hanno quindi come protagonista la maschera e, soprattutto, l’essere umano che dietro di essa si nasconde.

Manuel Schiavi