L'Eco di Bergamo

Da l’Eco di Bergamo, edizione del 17 giugno 2014, pagina 43, articolo a firma di Andrea Filisetti, relativo alla serata ardesiana della scorsa settimana:

Valcanale, il paradiso di due ebrei in fuga

“Lì un mondo migliore”. Ardesio, un libro racconta la storia di una coppia che trovò rifugio durante le persecuzioni: “Gente analfabeta, ma guidata solo dall’amore”.

Ardesio
ANDREA FILISETTI
Se per tanti ebrei italiani gli anni dal 1943 al ’45 sono stati terribili, per due di loro in fuga nel Nord Italia “fu il periodo più bello della vita”. Lo scrive nel suo libro, presentato venerdì ad Ardesio, il medico triestino ebreo Ugo Samaja che, per sfuggire alle persecuzioni in quegli anni, ha trovato insieme alla sua Lucilla rifugio e accoglienza a Valcanale. Scrive Samaja in “Autopsia di una vita, un medico ebreo triestino nell’Italia fascista”: Malgrado tante fughe e tanti spaventi ai quali io ero “ancestralmente” preparato, e perciò ebbero una importanza marginale, io e Lucilla vivemmo in un mondo migliore, neppure paragonabile a quello abituale: quel mondo tentammo e spesso riuscimmo a portarlo con noi a valle e improntò la nostra vita futura; eppure per molti rimane un mondo sconosciuto perché inconcepibile, guidato solo dall’amore, dal buon senso, dal ragionamento concreto, da sentimenti presenti in gente analfabeta, ma abituata a essere vicina a Dio”. Ugo a 27 anni lascia Trieste, non più “madre ma matrigna” per via dell’applicazione delle leggi razziali, e riesce a entrare come medico all’ospedale di Melegnano (Milano). Ma le cose precipitano e segue una rocambolesca fuga che lo porta in alta Valle Seriana, dove non sono mancate difficoltà e pericoli a causa dei nazi-fascisti.Ed è proprio a Valcanale che i due incontrano la loro “metamorfosi “: “Lì abbiamo imparato a guardarci, a capirci, a voler bene in un modo completamente diverso, a lavorare, a giudicare con generosità, a dare quanto c’è da dare, a dire grazie col cuore e non solo con le parole”. “Il libro è una testimonianza importante non solo per altri ebrei che possono aver condiviso simili terribili esperienze– ha spiegato la curatrice del libro, Silva Bon –, ma anche per le stesse persone di Valcanale e Ardesio che hanno aiutato e accolto i due fuggitivi con semplicità e senso di altruismo”. “Qui – riconosce Michele, il figlio di Ugo – i miei genitori hanno trovato benevolenza dopo tante sofferenze, in un modo mai visto altrove”. La biografia è stata conclusa otto anni dopo la morte di Lucilla, avvenuta nel giugno del 1987, ed è a lei dedicata. La nuora 15 anni dopo ha deciso di rendere pubblici quegli scritti (circa 600 pagine) affidandosi all’amica Bon. Il libro di Ugo Samaja racconta dunque non solo la vita del protagonista, ma è un’opera densa e corposa attraverso la quale si rappresenta uno spaccato dell’epoca fascista attraverso lo sguardo profondo e attento del medico, capace di raccontare la vita e le sofferenze della comunità ebraica triestina. La presentazione era inserita nel ciclo “Parole sui crinali”.