Acquisti diretti vietati dal governo

Articolo pubblicato sul Corriere della Sera, edizione Bergamo, del 27 giugno 2014, a firma di Pietro Tosca:

Sotto i 40 mila euro non serviva la gara Ora si passa ai consorzi tra enti locali

Dal 1° luglio i Comuni non potranno più dare appalti o fare acquisti da soli. Assegnare un piccolo intervento di manutenzione o comperare un po’ di cancelleria, anche per cifre esigue, non sarà più possibile se non ricorrendo a soggetti aggregatori. È la norma contenuta nel decreto 66/2014, convertito in legge ad aprile e pubblicato il 24 giugno, che sta agitando i sindaci bergamaschi. Con l’esclusione di Giorgio Gori, (il capoluogo è graziato), gli altri 241 primi cittadini orobici vedranno la loro attività di fatto bloccata: viene cancellata la soglia dei 40 mila euro, sotto la quale gli enti locali – fino a prima del nuovo decreto – potevano anche affidare incarichi evitando le gare pubbliche, “agendo in economia”.

“La nuova norma — spiega Antonio Purcaro, segretario comunale di Treviglio — prevede che si passi attraverso le centrali di committenza nazionali (Consip) o regionali, la Provincia oppure tramite unioni di Comuni e accordi consortili, senza fissare il numero dei Comuni che si devono consorziare. I tempi per potersi organizzare sono brevissimi e le soluzioni non facilmente percorribili. Temiamo la paralisi”. “Posso capire si spinga verso forme di acquisto coordinato — chiarisce il sindaco Giuseppe Pezzoni — ma mi sembra ci siano forzature troppo marcate. Cercheremo di metterci una pezza. Per questo abbiamo organizzato una conferenza invitando i comuni del nostro distretto Asl per studiare con loro una convenzione. Questo sperando che poi il Governo non cambi ancora idea. Ormai dobbiamo lavorare nell’incertezza. Chi pensa a queste norme di sicuro non vive nei comuni”. “L’Italia assomiglia sempre più a un Paese dell’Africa — è il commento amaro del sindaco di Caravaggio Giuseppe Prevedini —. Stiamo facendo il bilancio e già facciamo fatica a spendere. Sembra che qualcuno si diverta a creare apposta difficoltà”. Sulla stessa linea Enea Bagini di Ciserano: “C’è scarsa considerazione delle amministrazioni locali, ormai il nostro bilancio è fatto dal Governo e non possiamo gestire i nostri soldi”. Esasperato anche Gian Luigi De Vita di Fornovo San Giovanni, che insieme ad altri cinque comuni (Pagazzano, Mozzanica, Bariano, Morengo) sta dando vita a un’unione. “Finora abbiamo accorpato polizia locale e protezione civile — chiarisce — e ci troviamo scavalcati. Il mio Comune ha risparmiato per poter far partire il cantiere di un ascensore e rischiamo che ora i lavori si blocchino. Lo Stato vuole che facciamo gli esattori ma ci impedisce di realizzare anche le piccole cose”. “Il rischio è di bloccare lavori per cui i soldi sono stanziati — ribadisce Giovanni Malanchini, di Spirano —. Ogni Governo che arriva cambia le procedure mettendo in difficoltà i Comuni”. Si è insediata ieri invece Lorella Alessio, sindaco di Dalmine: “Stiamo lavorando al bilancio, poi metteremo la testa anche su questo problema — dice —. Che i comuni collaborino e facciano economie di scala ormai è nelle cose, ma bisogna evitare complicazioni”. Più critico Vittorio Milesi, da San Pellegrino. Sulla carta il suo Comune è a posto perché ha già un accordo per fare da centrale di committenza a Bracca.”Un conto però è gestire qualche appalto sopra i 40 mila euro, un altro dover seguire anche la spesa minuta. Così si finisce per non riuscire a lavorare. Si parla di semplificazione ma poi si va nella direzione opposta e rende impossibile amministrare”.  Pietro Tosca