La sicurezza dà i numeri

Editoriale pubblicato da Davide Ferrario sul Corriere della Sera, edizione Bergamo, del 2 luglio 2014:

LA SICUREZZA Dà I NUMERI
di DAVIDE FERRARIO

Quanto costa la sicurezza? Dipende. Dipende soprattutto da cosa si intende per sicurezza: se ci si sente più «sicuri» nel caso di non essere vittime di reato; oppure a sapere che il colpevole del reato è stato preso. Nel caso di Yara Gambirasio, per esempio, è impossibile pensare di prevenire il singolo caso eccezionale; e infatti è stato fatto un investimento altrettanto eccezionale per acciuffare (forse) il killer. Ma quando parliamo di criminalità «normale» in che termini si pone il problema? Alcune cifre pubblicate negli ultimi mesi ci aiutano a riflettere sul tema. Ricorderete l’iniziativa della Comunità montana della Valle Seriana che sta implementando, come si dice oggi, un progetto per il controllo elettronico di tutti i varchi di accesso al territorio. Il sistema, una volta collegato alle banche dati delle forze dell’ordine (fase ancora piuttosto nebulosa) consentirebbe di controllare in tempo reale l’identità di ogni veicolo che entra o esce dalla valle. Insomma, si potrebbe tracciare un’auto sospetta o un veicolo in fuga. Il costo dell’operazione è finora stato calcolato per la messa in opera di 31 telecamere su un totale ottimale di 64, cioè un po’ meno della metà: 253.000 euro. Se la matematica non è un’opinione, alla fine parliamo di almeno mezzo milione di euro. Ma i promotori del progetto si dicono fiduciosi di reperire i fondi attraverso i «risparmi». Ieri, invece, su queste pagine è stata presentata la relazione dell’attività degli organismi regionali dedicati al recupero sociale dei detenuti. Nel 2013 i vari progetti di inserimento lavorativo e di qualificazione professionale hanno prodotto una dinamica per cui il 70% dei soggetti trattati non ha prodotto recidiva. Cioè, hanno smesso di fare i ladri o gli spacciatori. Costo del progetto nel 2013: 189.000 euro. E tanti complimenti da parte delle autorità: il sistema, a Bergamo, funziona. Funziona così bene che, con logica tipicamente italiana, hanno deciso di tagliare i fondi: per questo biennio si parla di 274.000 euro, con una decurtazione di quasi un terzo. Si tratta, in entrambi i casi, di soldi pubblici, cioè dei cittadini. Sarebbe interessante sapere cosa ne pensano i diretti interessati. Vale più la pena investire nel cosiddetto «controllo del territorio», sperando di vincere la guerra con i malviventi; o andare alla radice del problema, lavorando direttamente sulle persone che delinquono eliminando le cause socioeconomiche che li spingono alla devianza? Cosa produce più risultati? Da una parte, si può obiettare che basta una targa falsa per ingannare qualsiasi occhio elettronico (così come qualsiasi congegno antifurto viene prima o poi neutralizzato dai ladri); dall’altra che i risultati del reinserimento sono promettenti ma non rappresentano un’assicurazione a vita. Prevenire o reprimere, dunque? E a quali costi?