L'Eco di Bergamo

Da l’Eco di Bergamo del 3 luglio, pagine 32 e 33, un articolo a firma di Fausta Morandi:

Nuovo Piano cave. Dopo i tagli c’è il confronto
Previsioni ridotte di 12 milioni di metri cubi
Terzi: messi i paletti, intoccabili i criteri ambientali

Fausta Morandi
Una proposta “assolutamente aperta al confronto: tutte le valutazioni verranno esaminate”. Nel giorno della presentazione della proposta di Piano cave redatta dai commissari incaricati dal Tar, l’assessore regionale all’Ambiente Claudia Terzi spiega che questa “è una tappa intermedia”, che lascia spazio a discussioni per i prossimi due mesi. Ma i paletti, chiarisce, ci sono: “Le scelte sono state fatte seguendo le norme, ci sono stati studi e approfondimenti che hanno visto il contributo anche, per il rapporto ambientale, della Provincia e dell’Università di Bergamo. Non è quindi possibile stravolgere i criteri sul fronte ambientale. Per il resto, l’atteggiamento dei commissari è di ragionare su tutte le osservazioni “. E osservazioni, richieste e proposte, a giudicare dalle prime reazioni, probabilmente non mancheranno, dal lato dei privati (che ritengono eccessive alcune sforbiciate), ma anche da quello ambientalista, con il Wwf che non nasconde il timore di “una pioggia di ricorsi” e punta a studiare soluzioni condivise. Era affollato ieri, lo Spazio Viterbi della Provincia, segno, dice la stessa Terzi, di quanto il documento sia “atteso. È una vicenda che si trascina da troppo tempo”. E che ora si vuol portare a lieto fine. “È un lavoro che stiamo cercando di costruire insieme”, ha ribadito il commissario ad acta Mario Nova, che insieme al collega Angelo Elefanti è all’opera da un anno, su mandato del Tar di Brescia, per arrivare a un nuovo Piano. Le condizioni in cui ci si è mossi, ha spiegato, sono decisamente particolari: “Abbiamo dovuto fare una vas (valutazione ambientale strategica) “postuma”, ovvero non nel corso della stesura del Piano, ma su un documento preesistente “. Alla fine, il percorso ha inciso “sull’ammissibilità di alcune proposte”. Le scelte fatte sono partite dal Piano annullato, aggiornandolo con quanto avvenuto nel frattempo (sentenze, iter autorizzativi in Provincia), tenendo conto dell’andamento del mercato e del fabbisogno stimato di materiale, e alla fine portano a una bozza che risulta “dimagrita ” rispetto alla versione di partenza: meno ambiti estrattivi, meno metri cubi cavabili (dai quasi 75 milioni del Piano di riferimento 2013, a poco meno di 62 milioni), meno ettari occupati. Nel provare a coniugare le necessità di sviluppo economico del territorio con quelle ambientali, una delle attenzioni è stata favorire l’ampliamento delle cave esistenti, rispetto all’apertura di nuovi siti: 58 ambiti sui 66 inclusi nella proposta sono in allargamento o adiacenti a siti esistenti. Il processo di Vas ha portato tra l’altro a escludere gli ambiti che “presentano livelli non sostenibili di compatibilità ambientale, secondo il metodo di valutazione adottato nel rapporto ambientale”. Riviste anche alcune aree per garantire distanze adeguate con i centri abitati, per tener conto dei problemi di dissesto idrogeologico, per evitare interferenze con le infrastrutture. Alcuni ambiti, rispetto al Piano di riferimento 2013, sono stati ridotti, altri esclusi dal Piano (tra questi le nuove cave previste a Caravaggio, Casirate, Grassobbio). L’attenzione è stata rivolta anche a “rendere solido il percorso dal punto di vista giuridico-amministrativo, per non rischiare nuovi appelli” nei tribunali. Ora le osservazioni si possono presentare fino al 5 settembre. I commissari si sono detti disponibili anche a “singoli incontri per approfondire le varie questioni”. Con due richieste: la prima è di trasmettere eventuale documentazione “il prima possibile”, per permettere che vengano esaminate senza allungare troppo i tempi. La seconda è di partecipare alla discussione con lo sforzo di “proporre contributi che raccolgano l’esigenza di equilibrio tra l’uso delle risorse naturali e la sostenibilità ambientale, che è il criterio che anche noi dovremo usare nell’esaminare le richieste”. L’obiettivo è di arrivare per la fine di settembre alla seconda conferenza di Vas, ed entro la fine dell’anno all’approvazione del documento. Su cui sorge un dubbio: a chi tocca? I commissari hanno infatti chiesto al giudice di precisare se il sì finale debba dirlo il Consiglio regionale o loro stessi. L’operato dei commissari, ha ricordato in apertura il presidente della Provincia Ettore Pirovano, per indicazione dei giudici era “impermeabile” rispetto alla Regione: un lavoro da svolgere al di fuori di qualsiasi rapporto di dipendenza funzionale “. “Spero sia la volta buona “, ha detto Pirovano, ricordando i dieci anni di “problemi, ricorsi e difficoltà”, e sottolineando che rispetto alla bozza “ognuno ha il diritto di fare le proprie rivendicazioni, ma sono il Tar e i commissari a decidere “. Nei giorni scorsi, Pirovano si era espresso per una “neutralità ” della Provincia rispetto alla bozza, sostenendo che “è giusto che si muovano i privati, e già lo fanno, se ritengono lesi dei propri diritti”, ma ritenendo improprio fare “come ente delle osservazioni sul lavoro dei commissari che rappresentano il Tar”. Posizioni diverse su questo si delineano però all’interno dello stesso ente: l’assessore all’Ambiente Enrico Piccinelli, infatti, ribadisce la volontà di “fare osservazioni, come assessorato, per difendere il Piano del 2004, approvato dall’amministrazione provinciale, che non ha avuto nessuna contestazione. Mi pare che il timore condiviso anche dalle associazioni sia che invece con questa proposta di Piano si vada incontro a una pioggia di ricorsi.”