Sindaci in ordine sparso sulle cave cancellate

Corriere della Sera, edizione Bergamo del giovedì 3 luglio 2014, articolo pubblicato a pagina 5:

Sindaci in ordine sparso sulle cave cancellate

Telgate esulta I dubbi di Antegnate

A parole nessuno vuole una nuova guerra dei ricorsi che blocchi il settore, ma il nuovo piano cave in versione alleggerita sta stretto ai cavatori. Ieri alla presentazione in Provincia lo hanno fatto capire. C’è tempo fino a settembre per depositare le osservazioni, poi l’esame. E non è escluso si apra una nuova stagione di ricorsi al Tar. Il precedente piano cave, approvato nel 2008, ne subì ben 48. Un conflitto incessante tra cavatori, enti locali e ambientalisti che fece saltare il banco. Nel 2012 il Tar di Brescia annullò il documento nominando due commissari perché lo rifacessero rimediando al vulnus più importante che nel frattempo era maturato: la mancanza della Valutazione d’impatto ambientale. Dal 2013 i commissari, due dirigenti regionali, hanno stesso una prima bozza e a giugno hanno depositato la proposta di piano che valuta in 66 milioni di metri cubi il fabbisogno di inerti per i prossimi 10 anni. Una stima al ribasso che ha visto cancellate grandi cave come quelle di Caravaggio e Casirate, Mornico e Pontirolo. Una riduzione calcolata ponderando l’andamento negativo del settore, colpito dalla crisi dell’edilizia e passato per le forche caudine di vincoli ambientali molto stretti. Il taglio generale è di 13 milioni di metri cubi sulla stime di ghiaia e sabbia da scavare. Una dieta forzata che non piace ai cavatori. 

«Le aziende rischiano di essere penalizzate due volte — chiarisce Ottorino Bettineschi, presidente Ance, l’Associazione nazionale costruttori edili —. Quando il vecchio piano era vigente hanno fatto investimenti e poi per 10 anni non hanno potuto cavare nulla. Quando il mercato ripartirà non avremo di che scavare. Chiediamo più attenzione e ci sia la sensibilità per risolvere i casi di ogni singola azienda. Noi cercheremo di fare da interlocutori. Se non si trovasse un accordo ogni operatore è libero di fare tutti i ricorsi di questo mondo». In ordine sparso i sindaci. Se Fabrizio Sala di Telgate esulta per lo stralcio della cava destinata a diventare discarica, Andrea Lanzini di Antegnate vuole confermata l’autorizzazione per l’apertura del polo estrattivo sul suo territorio. Arrabbiato Marco Milesi di San Giovanni Bianco che ha visto stralciata la cava di pietra ornamentale di proprietà del Comune. Mettono le mani avanti gli ambientalisti. «Lo studio della Regione va nella direzione giusta — spiega Serena Longaretti di Italia Nostra —. Ci auguriamo non venga stravolto». «Seguiamo con apprensione — chiarisce Patrizio Dolcini di Legambiente Treviglio — le voci di incetta di terreni dove erano individuati i vecchi giacimenti di ghiaia. Temiamo che qualcuno cerchi di farli rientrare nel piano». La Regione auspica invece che si evitino le barricate per arrivare alla chiusura della partita entro l’anno. «Il piano cave bergamasco — spiega l’assessore all’Ambiente Claudia Terzi — è l’unico commissariato. Il Tar di Brescia non si è limitato a incaricare i nostri dirigenti per la stesura del nuovo, ma li ha anche seguiti passo passo. Capisco i malumori ma i tecnici hanno avuto come riferimento solo la norma ambientale. Ora si apre la fase delle osservazioni in cui gli operatori potranno sottolineare le loro ragioni». C’è anche l’incognita dell’iter. Al momento non è chiaro se sarà il Tar ad approvare il piano o la competenza tornerà alla Regione.
P.T.