Promesse gratis, i libri si pagano

Editoriale pubblicato sul Corriere della Sera, edizione Bergamo, del 31 luglio 2014 a firma di Anna Gandolfi relativo alla questione della mancata compartecipazione di Euro 300.000 al sistema bibliotecario bergamasco di cui si è parlato ieri:

Promesse gratis, i libri si pagano
La coperta è corta, la riorganizzazione degli enti locali (in primis, le Province) viene portata avanti più per lenta asfissia economica che con un iter decisionale coraggioso, i finanziamenti pubblici sono sempre meno. C’è però una cosa che nonostante tutto, tutti e la crisi prospera e abbonda: le promesse dei politici. Promesse che, data la situazione, è sempre più difficile mantenere. Non si tratta sempre di annunci a vuoto, ovviamente. Eppure quando il velo si solleva e lascia intravvedere l’avventatezza o — peggio — la pura volontà di raccogliere un consenso effimero, lo spettacolo agli occhi dei cittadini è desolante. È accaduto con i fondi promessi dalla Regione per il funzionamento del sistema di interprestito bibliotecario. Un servizio magnifico, nato proprio nella Bergamasca, che favorisce la cultura con la libera circolazione di libri senza spese per gli utenti mentre — tanto per dire — a Berlino, la capitale della locomotiva d’Europa, ogni volume ordinato costa un euro. Siccome il servizio è così prezioso e tocca da vicino i cittadini, la promessa disattesa lascia ancora di più l’amaro in bocca. Il meccanismo delle parole al vento è vecchio come il mondo, ma il fatto che sia inaccettabile non sembra aver mai scoraggiato i protagonisti: alimento speranze, poi forse l’attenzione scema. Capita però (ogni tanto, non sempre) che i nodi vengano al pettine. Con l’interprestito è andata così: la Provincia ha annunciato di dover tagliare fondi a bilancio nel 2013, inserendo il servizio fra quelli sacrificabili. A restare col cerino in mano i Comuni, cui competono le biblioteche: o pagavano loro, o facevano pagare gli utenti, o bloccavano i trasporti. Scartate le ultime due, hanno iniziato a spremere i bilanci. Apriti cielo. Grande scoramento. Proteste. Fino a che una delegazione di primi cittadini leghisti ha deciso di bussare in Regione, dove l’assessorato è della collega Cristina Cappellini. E dai e dai, forse anche perché a tagliare era stato l’ente di via Tasso a guida ancora leghista, la promessa è arrivata: «Garantiremo noi 300 mila euro». Comunicati e dichiarazioni entusiastiche, missione compiuta, nonostante quel capitolo di spesa non rientrasse fra le competenze dirette del Pirellone. Era luglio 2013. I fondi, alla fine, non sono arrivati. Martedì l’approvazione della variazione di bilancio regionale senza la somma annunciata ha fatto calare il sipario, dopo dubbi che serpeggiavano da mesi. Imbarazzo fra i leghisti stessi. Qualcuno ha azzardato la difesa d’ufficio: «Non ci sono soldi per nessuno ed è meglio salvare il sociale». L’assessore, replicando agli strali del Pd per il mancato versamento, ha attaccato a sua volta dicendo che «la colpa è del governo che taglia fondi alle Province e non difende il territorio. Invece di criticare la Regione dovrebbero criticare Renzi». La situazione non è nuova. Di certo, già l’anno scorso si sapeva che di fondi ce n’erano pochi (ci viene ripetuto da mesi dalle giunte di ogni ordine e grado): oggi ci si ritrova puntualmente con il pugno di mosche in mano. Evitare slanci meramente scenografici sarebbe stato più apprezzabile, oltre che più serio. In un momento in cui a rischiare sono i servizi ai cittadini, buona idea sarebbe estendere l’austerity anche alle promesse che si sa di non poter rispettare.
“My Shame” di bruckerrlb