Schilpario e le strane Bandiere Nere di Legambiente

Articolo pubblicato oggi, giovedì 31 luglio 2014, sul Corriere della Sera edizione Bergamo, a firma di Davide Sapienza:

Schilpario e le strane Bandiere Nere di Legambiente

Legambiente ha assegnato le bandiere 2014. Buoni e cattivi secondo l’associazione che ha sostituito i Verdi nell’immaginario collettivo. Produrre influenza sulle opinioni della popolazione urbana, occupandosi di territori e popolazioni di territori montuosi dove quasi mai gli iscritti a queste associazioni vivono e lavorano, è un’espressione della natura partitica di associazioni perfettamente congrue ai giochi della politica. Nel 2014 tre bandiere nere su 8 del nord Italia le abbiamo conquistate noi lombardi e una di queste è per Schilpario: anche poche tre bandiere nere, visto il ritmo con cui continuiamo a stuprare il territorio. Ma osservando con calma il Risiko ambientalista, il retrogusto è sempre più strano e non pare produrre un vero cambiamento del sapore culturale, profondamente ecologico, là dove sarebbe necessario. La Lombardia è una delle regioni più inquinate del mondo; la sua classe dirigente è leader nella promulgazione di machiavelliche leggi patacca inapplicate che nella sintassi si dichiarano a favore della montagna, ma nella prassi sono l’assoluzione dello stupro: norma gli abusi che «non costituiscono reato». La prima bandiera nera del 2014 va allo smembramento del Parco nazionale dello Stelvio iniziato tre anni fa, nel dicembre 2010. Regione Lombardia, il giorno dopo avere emesso una comunicazione di contrarietà, lasciò che fossero due esponenti del SVP di Bolzano a fare il resto: si astennero da una certa votazione in Parlamento, tennero in piedi il comatoso governo Berlusconi e ottennero l’inizio della prassi di smembramento in tre parchi provinciali. Così viene usato il territorio montuoso: merce di scambio politico, sistemazione di dirigenti politicizzati e incompetenti. Peccato che le risorse fondamentali come l’acqua, l’aria pulita, lo spazio vitale, dalla montagna arrivano e sono la vita stessa del territorio. Schilpario, che tutto questo rappresenta, ha preso la seconda bandiera nera per l’uso delle motoslitte. E la cosa non ha il senso della proporzione. Ho partecipato a iniziative pubbliche contro questa pratica, parlandone anche con chi le utilizza. Le ritengo inutili, invasive, inquinanti. Ma il dialogo è meglio della guerra con il Risiko. A Schilpario l’uso delle motoslitte è regolamentato. Hanno un percorso (che non elimina il disturbo), anche se troppo spesso qualcuno ne approfitta per fare cose assurde (come risalire il canalone del Cimon della Bagozza). Ma Schilpario è, soprattutto, un magnifico paese inserito in un contesto naturale di straordinaria unicità. Nella confinante Valcamonica, Legambiente pare dimenticare che si trova la Valgrigna, la più importante foresta regionale: un comprensorio di 400 kmq che non ha eguali in Lombardia. Solo di recente si è creato un tracciato per motoslitte a Montecampione, dopo almeno 10 anni di «corse» illegali e prepotenti. Le autorità sanno, da sempre, tutto questo, ma da sempre si trincerano dietro il classico «non abbiamo i mezzi per applicare la legge». Chi fa le leggi per la montagna, infatti, per legge le rende inapplicabili. Promuovere Schilpario come luogo di bellezza è più importante che dargli una bandiera nera. Provare a fermare la pratica delle motoslitte, fa parte di questo cammino, ma non ne è l’espressione principale. Il cammino sarà lungo e per raccontare diversamente le nostre terre alte, dovremo esprimere un’altra classe politica. Perché un comune di montagna si giudica anche da come dimostra di essere cosciente di questa ricchezza silenziosa. Madre Natura ci vede partecipi di una comunità di creature vive che interagiscono. Basta entrare in un bosco e osservare, per capire che le bandiere non servono.

“snowmobile” di Thomas Lunabba