La Regione taglia i fondi al sociale. Sindaci in allarme

L’Eco di Bergamo del 9 agosto 2014 pubblica a pagina 23 un articolo a firma di Diana Noris dal titolo “La Regione taglia i fondi al sociale, Sindaci in allarme: stanziati 70 milioni per le attività assistenziali, però 10 non vengono dal Pirellone ma dallo Stato. I Comuni: questa tranche già nostra di diritto“.

Ecco il testo:

Il dato è incontrovertibile: le risorse del Fondo sociale regionale 2014 destinate al sostegno delle attività socio-assistenziali dei Comuni lombardi sono pari a 70milioni di euro, la stessa cifra stanziata negli ultimi tre anni da Regione Lombardia (in provincia di Bergamo ne arriveranno 7milioni e 441mila). Una cifra che di fatto mantiene invariato, dopo i tagli drastici del 2011, l’andamento dell’ “era da spending review”. Ma c’è chi sottolinea un altro dato: rispetto all’ammontare totale ella cifra, Regione ha stanziato 60milioni di euro, mentre 10milioni sono soldi statali, che arrivano cioè dal Fondo nazionale intese famiglia. Da qui la polemica sollevata dagli amministratori che si aspettavano un diverso approccio da Regione Lombardia. In tempi di tagli alle risorse e bisogni emergenti legati al settore del sociale, gli enti locali speravano di poter raggiungere uno stanziamento di 80milioni di euro, con 70milioni derivanti da risorse regionali e 10 dallo Stato. “Ripristinare il fondo” Gli amministrat i non si fermano alle polemiche e avanzano richieste specifiche. La prima è ovviamente rivolta a Regione Lombardia, perché rimetta nel fondo sociale regionale quei 10milioni di euro presi dal Fondo famiglia, risorse che, spiegano dai Comuni, “già ci appartengono di diritto”. A fare da capofila è il Comune di Bergamo: “L’auspicio – spiega l’assessore alla Coesione sociale di Palafrizzoni Maria Carolina Marchesi – soprattutto da parte di Comuni virtuosi come Bergamo, che cerca di mantenere standard di servizio adeguati nonostante il taglio dei trasferimenti, è quello che la Regione ripristini il fondo con risorse proprie e non con i soldi dello Stato, in modo da ristabilire la cifra di 70 milioni e garantire così gli stessi finanziamenti dello scorso anno, già ridotti rispetto ai precedenti”. Se figuriamo una linea immaginaria che segna l’evoluzione del “Fsr” l’andamento è verso il basso: dai 90 milioni di euro del 2008 si scende agli 85milioni del 2009 e 2010 per arrivare agli attuali 70milioni di euro. Ma le arti sociali difendono il loro operato e leggono i dati in positivo, perché in fondo, la Regione ha comunque stanziato la cifra chiesta dal territorio: “Inizialmente ci aveva detto che le risorse dovevano essere recuperate da fondi di risparmio – spiega Tullio Cicerone, segretario provinciale Uil –. Anche se sono state trovate in questo fondo nazionale si deve apprezzare lo spirito dell’iniziativa, è comunque un segnale importante della Regione che garantisce una continuità del fondo Fsr”. La stessa linea per Cisl: “Non abbiamo un giudizio negativo sulla gestione dei Fondi perché la cifra chiesta è stata mantenuta – spiega Francesco Corna, della segreteria provinciale Cisl –. Inoltre è stato sbloccato un fondo nazionale da 10 milioni fermo dal 2012. Queste risorse potranno essere spese direttamente a livello di Ambiti. L’unica cosa che non abbiamo ancora raggiunto e che chiediamo da tempo è di avere una programmazione almeno triennale, per poter fare dei progetti “. Anche Cgil sottolinea i lati positivi dell contrattazione: “È certamente vero che le risorse sono calate rispetto ad anni fa, ma il nostro tentativo è stato quello di riuscire comunque ad avere in disponibilità immediata la cifra più alta possibile – spiega Orazio Amboni -. È vero che ci sono anche 10 milioni che sarebbero comunque spettati al territorio, ma il tentativo era di sbloccarli e renderli subito disponibili. Inoltre c’era il lasciapassare dei Comuni, con il parere positivo di Anci sull’accordo con Regione”. La voce degli amministratori Ma la scelta fatta da Regione Lombardia, di utilizzare cioè il fondo famiglia per rimpinguare quello regionale, vede la massima contrarietà dei sindaci (di tutti i colori politici). Gli amministratori si sentono presi in giro: “È vero che l’ammontare è comunque di 70milioni di euro, ma la Regione ne mette solo 60 – polemizza Graziano Pirotta, componente del Consiglio di rappresentanza dei Sindaci –. Non ne aveva mai messi così pochi, dal 2008 sicuramente. Non è giusto che sia i sindacati che Anci subiscano l decisioni della Regione”. E intanto i territori si sentono esclusi: “I sindacati dovrebbero confrontarsi di più, non basta una chiacchierata con Anci – continua Graziano Pirotta –. Veniamo a sapere le decisioni una volta che le cose sono decise. Si potrebbero recuperare da quei 30milioni di euro stanziati dalla Regione per il referendum, visto che il territorio ha bisogno di altro “. La stessa contrarietà in valle Brembana: “La mia posizione e in generale quella dell’Ambito, è critica rispetto a questa organizzazione dei fondi – spiega Patrizio Musitelli, presidente Ambito Valle Brembana –. Per arrivare ai 70milioni sono stati utilizzati i fondi del 2012 che sarebbero comunque dovuti arrivare sui territori e che sarebbero stati utilizzati per coprire i costi del servizio nidi e domiciliarità. Ci aspettiamo dunque una riduzione del 20%, la dovremo coprire con altre risorse di bilancio”. Una forte delusione: “Il fondo reale è di 60milioni, gli altri 10 sono fondi di cui avremmo già diritto , è questa la realtà rimarca Cesare Maffeis, presidente dell’Ambito Isola”.


 

L'Eco di Bergamo, pagina 23, 9 agosto 2014
L’Eco di Bergamo, pagina 23, 9 agosto 2014