Un turismo per anziani lombardi

Il Corriere della Sera, edizione Bergamo, del 17 agosto 2014 dedica due intere pagine ad una ricerca universitaria, riproposta da Donatella Tiraboschi, circa lo stato del turismo orobico. Numeri, dati, provenienze da analizzare per migliorare il comparto, visto che i margini di miglioramento sono decisamente alti:

Pagina 2 e 3 del Corriere della Sera, edizione Bergamo, del 17 agosto 2014
Pagina 2 e 3 del Corriere della Sera, edizione Bergamo, del 17 agosto 2014

Il dettaglio degli articoli:

Da Corriere della Sera del 17/08/14
http://digitaledition.corriere.it
È un turismo per anziani lombardi, ma chi prova torna

Solo un ospite su quattro da fuori regione L’80% dei visitatori vi ha già soggiornato
Sarà forse una magra consolazione, ma i turisti che lasceranno le Orobie nei prossimi giorni, potranno pensare che la stessa estate balorda (meteorologicamente parlando) che hanno vissuto tra le montagne bergamasche sarebbe stata la stessa che avrebbero trascorso restando a casa loro. Cioè in Lombardia, area milanese soprattutto. Il 73,6% del turismo orobico estivo risulta, infatti, composto da lombardi. Quasi tre su quattro, insomma, ai quali si aggiunge un altro 13,9% di visitatori italiani da altre regioni, in particolare da Veneto ed Emilia Romagna (2,7%), mentre è scesa al 12,5%, dal 16% del 2012, la presenza degli ospiti stranieri. La percentuale sul totale dei villeggianti lombardi sale fino al 91% se si considera la tipologia di chi soggiorna negli alberghi. La “fotografia” della composizione è stata scattata un anno fa (il dato è stato elaborato dall’Osservatorio provinciale relativo al 2013 ed incrociato con uno studio del Cestit dell’Università di Bergamo), rilevata dalle presenze in strutture alberghiere ed extra-alberghiere, ma potrebbe essere tranquillamente assimilata — forse pure in difetto — anche alle seconde case: milanesi e bergamaschi hanno investito molto nel mattone valligiano e restano i principali, per non dire gli unici, fruitori degli immobili. Anche se per periodi sempre meno lunghi, che diventano brevi nel caso il tempo faccia i capricci. La vacanza resta la motivazione principale del soggiorno (per l’85%) con qualche specificità, come ad esempio un 7% che sceglie la Val Seriana per gli eventi che vengono programmati. Se nelle seconde case arrivano le famiglie, gli alberghi, invece, sono appannaggio di single (attempati). Qui la componente di over 60 e molto elevata, raggiungendo mediamente il 67,3%, e solo il 12,7% e rappresentato da persone che hanno meno di 40 anni. Piu nel dettaglio, la quasi totalità (94,3%) di persone sole che soggiornano in albergo è composta da over 60, cosi come di coloro che vengono con un amico/a (90%); nel caso delle coppie l’incidenza degli over 60 si avvicina al 63% e solo nel caso del nucleo familiare scende al 41% . Per fascia di eta, gli over 60 che come si èdetto rappresentano oltre il 67% dei turisti alberghieri delle Orobie, soggiornano per quasi il 40% da soli e per circa il 35% con il partner. Il dato più confortante è quello della famigliarità con il territorio; nelle Orobie oltre l’80% dei turisti sono dei “repeaters”, ovvero persone che giàsono venute nella zona in precedenza. Tra Val Seriana e Val Brembana non ci sono differenze (le quote sono simili), mentre si notano differenze tra le alte e le medie valli e soprattutto tra la Valle Imagna e le altre. Sia nella media Valle Brembana che nella media Valle Seriana, infatti, si riscontra un turismo “nuovo”, dovuto al fatto che queste aree svolgono maggiormente una funzione di appoggio per un turismo itinerante o per soggiorni di breve durata. Nelle alte valli, invece, siamo in presenza di una consolidata vocazione al soggiorno di vacanza. Piu evidente è, invece, la differenza tra la Valle Imagna e le altre due valli maggiori, dal momento che qui si segnala una ben maggiore presenza di turismo nuovo (34,15%, a fronte del 15% circa), attribuibile ad una funzione di appoggio alla cittàche la valle esercita. La (relativa) vicinanza all’aeroporto di Orio gioca per questa parte di Orobie un ruolo fondamentale. La famigliarità è correlata con l’eta: tra gli over 60 la percentuale di “repeaters” sfiora il 90%, tra i 41 e i 60 anni èdel 77,8% e tra i “giovani” scende al 52,5%. Anche il numero di volte che i “repeaters” hanno soggiornato nelle Orobie e un elemento che caratterizza il turismo dell’area: mediamente coloro che superano le 5 precedenti presenze nelle valli orobiche sfiorano il 60% dei turisti, con una punta del 65% in Valle Brembana, che emerge come la valle dove la fedeltà èpiu alta. Solo in Valle Imagna la fedeltà̀dei “repeaters” e decisamente piu bassa. Generalmente il turista orobico non si allontana dalla località dove soggiorna e non chiede servizi e iniziative se non per passare meglio il suo tempo, possibilmente in compagnia delle amicizie che si è creato. È un turista generalmente soddisfatto di cio che ha. Si può sempre fare di meglio, ma chi soggiorna nelle Orobie mostra un grado di soddisfazione notevole soprattutto per le strutture alberghiere che lo accolgono. Non ha bisogno di servizi tecnologici, ma chiede strade comode, panchine e sentieri praticabili per una buona passeggiata in piano. È soddisfatto non solo il turista che viene da anni, ma anche quello che arriva per la prima volta e questo evidenzia che l’accoglienza delle Orobie e buona, contrariamente allo stereotipo che i bergamaschi delle valli sono poco accoglienti. Il segmento turistico estivo nelle Orobie, in particolare quello alberghiero, e ben definito ed omogeneo. “È un segmento che va conservato e servito secondo le sue aspettative — rileva Andrea Macchiavelli, docente di Economia del turismo all’Università di Bergamo — e non e difficile farlo perche non richiede grandi investimenti se non per conservare al meglio i luoghi che lo ospitano, la qualità̀ delle strutture alberghiere, incrementandole dove possibile con servizi nuovi, e quella cordialità̀di rapporto con la clientela che ha fatto si che per anni il turista continuasse a ritornare nelle stesse località. Questo e probabilmente cio che gia si sta facendo; molte strutture obsolete e inadeguate sono uscite dal mercato, forse altre lo dovranno fare, ma la strada delle conservazione del segmento di mercato piu tradizionale delle Orobie, quello di prossimità, composto soprattutto da meno giovani, èuna strada ben avviata”. Non e un mercato destinato ad esaurirsi ma, al contrario, e destinato ad ampliarsi perchéla popolazione anziana aumenta e il grande bacino dell’area metropolitana che lo alimenta non tende certo a ridursi. “Se fatalmente si ridurrà quella componente del mercato che lo alimenta oggi, altre componenti dalle medesime caratteristiche potrebbero ulteriormente sostenerlo — conclude Macchiavelli — e la vicinanza dalle aree di provenienza potrebbe risultare un fattore di competitività non facilmente riproducibile da altre destinazioni concorrenti”.

Donatella Tiraboschi

Dettaglio articolo Corriere della Sera pag. 2 e 3 del 17/08/14, edizione Bergamo
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Da Corriere della Sera del 17/08/14
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Che fatica destagionalizzare: “Prodotti tipici carta vincente”

Le opportunità. Fa discutere il caso della cancellazione della Fiera di San Matteo di Branzi.Piacciono le degustazioni, ma l’offerta è scarsa

Nove anni non sono pochi e tanti sono (erano?) bastati alla Fiera di San Matteo di Branzi per diventare un esempio concreto di destagionalizzazione perfetta. Con stagioni estive sempre più corte ed inverni dove anche la troppa neve, anziché costituire un plus, può rivelarsi uno svantaggio di fruibilità, trovare occasioni extra stagionali di richiamo, per le località turistiche delle Orobie sarà sempre di più un imperativo. E San Matteo, è (era)riuscito nel “miracolo”: migliaia di persone che nel fine settimana a ridosso della festività (21 settembre) animavano Branzi e dintorni per un fine settimana all’insegna della zootecnia declinata con l’enogastronomia, un corollario di folklore, convegni e di buona tavola che si è arricchito con la creazione, in tempi successivi, della Sagra della Polenta Taragna Orobica. Calendarizzata, anche questa, nel primo periodo autunnale. Andrea Macchiavelli, docente di Economia del turismo all’Università di Bergamo che, in decine di workshop agli operatori bergamaschi, ha sempre ribadito l’importanza di innovazioni ed iniziative capaci di creare un’onda lunga di interesse e partecipazione, oltre i periodi canonici di flusso vacanziero, esprime tutta la sua meraviglia per quello che l’Associazione Fiera di San Matteo ha annunciato, nei giorni scorsi: l’annullamento dei due eventi “Per motivi — è stato scritto in un comunicato — principalmente di carattere economico che non dipendono dalla nostra volontà: alla base ci sono la difficile congiuntura generale, la diminuzione degli sponsor e i costi di occupazione del suolo pubblico impostici dall’Amministrazione comunale e comunicatici con sorpresa solo pochi giorni fa”. “Mi chiedo perché, quando la degustazione dei prodotti tipici è una delle carte vincenti dell’offerta turistica”, rimarca il docente, che non manca di sottolineare come in Val Camonica, sulla superstrada che arriva a Malonno, sia stato recentemente aperto un megastore di prodotti tipici, doc e dop della zona, che nelle valli bergamasche se lo sognano. Il turista si prende (anche) per la gola, e anche gli operatori bergamaschi dovrebbero impararlo, tanto più che la tipologia del turista, che trascorre le sue vacanze estive sulle Orobie non chiede la luna, per quanto riguarda sia i servizi che gli intrattenimenti. È quanto emerge con chiarezza da uno studio effettuato al Cestit( Centro Studi per il Turismo e l’interpretazione del territorio): lo screening che ne esce è il seguente: il 6% gradisce serate danzanti, il 18% feste in piazza, il 21% spettacoli di vario genere, il 5% eventi sportivi, il 17% visite ai siti artistico culturali, il 4% serate di intrattenimenti di vario genere ed infine, il 15% ritiene che la degustazione di prodotti tipici sia un elemento di attrattività, sia in loco che informato export, ossia con l’acquisto del prodotto da gustare a casa. Ed in particolare sono proprio i turisti dell’Alta Valle Brembana a sostenerlo (il 26% contro, ad esempio, il 12% dei turisti dell’Alta Valle Seriana). “La domanda che sembra emergere, in generale — spiega Macchiavelli — è̀ per iniziative che coinvolgano emotivamente e collettivamente come feste in piazza e spettacoli. Sono infatti di questo tipo le iniziative con percentuali più elevate (vicine al 20%). Sembra, in sostanza, emergere l’esigenza di avere qualcosa da fare ma senza che questo comporti un impegno personale. Ad esempio, il ballo che implica un coinvolgimento ed esposizione personale sembra suscitare scarso interesse. È interessante constatare che anche le iniziative che sollecitano la promozione della identità e della cultura locale, oltre che dell’ambiente, hanno raccolto percentuali variabili fra il 13 e il 16%, dato di non scarso rilievo. Si notano alcune differenze tra le valli ma non tali da trarne indicazioni solide. Forse si può sottolineare che è meno avvertita in Valle Brembana la domanda di feste e spettacoli (perche ci sono in misura sufficiente o perchéla domanda è meno sensibile?) mentre in Valle Seriana èpiu avvertita la domanda di visite culturali”. Spesso si evidenzia una relazione tra l’età dei turisti e la tipologia di iniziative maggiormente attese. È il caso delle visite artistiche e culturali, la cui incidenza cresce al crescere dell’eta, così come le feste in piazza o il ballo mentre l’interesse per le degustazioni di prodotti tipici diminuisce con l’avanzare dell’eta. L’interesse per le escursioni naturalistiche e, invece, minore nell’età avanzata mentre, ovviamente, agli eventi sportivi sono piùinteressati i giovani. Infine, un dato che conferma la stanzialità del turista delle Orobie che compie sì escursioni, ma non oltre i 30 chilometri.

Donatella Tiraboschi