Il Disbosca-Italia

Dal sito di Repubblica.it:

Scelta Civica propone a Renzi il “Disbosca-Italia”: tagliare subito 1.500 partecipate locali

ore 12.50 del 22 agosto 2014

Presentato il progetto di un disegno di legge in sei punti, da affrontare già nel Consiglio dei ministri di fine agosto. Già con l’obbligo per gli enti di vendere le partecipazioni in micro-aziende ci sarebbe una netta sforbiciata. Prevista anche la sostituzione dei cda con gli amministratori unici

MILANO – Il commissario della spending review, Carlo Cottarelli, aveva denunciato in un post di inizio estate la situazione delle partecipate degli enti pubblici italiani, contro la quale la Corte dei Conti già da tempo punta il dito: “Non riesco a trovare un termine migliore di ‘giungla’ per descrivere il mondo delle partecipate locali”, ha detto l’uomo dei tagli sul suo blog. Tanto che lui stesso, riconoscendo che la stima di 7.726 aziende censite dal Mef è probabilmente impropria, ha poi svelato il caos che le circonda riconoscendo che potrebbero essere più di 10mila, ma non c’è neppure un censiemento affidabile. In questa giungla, propone ora Scelta Civica, devono affondare le forbici del governo, al più presto. Di qui il suggerimento di un “Disbosca-Italia”, un decreto da portare già al Consiglio dei ministri del 29 agosto prossimo insieme allo “Sblocca-Italia” sui cantieri, che contenga una cura dimagrante fortissima per gli enti locali.

Partecipate, se lo Stato è al 100% i buchi si ampliano

“Quello delle partecipate pubbliche è stato definito recentemente un mondo oscuro dal procuratore generale della Corte dei Conti che, nel sottolineare che costano allo Stato 26 miliardi, ha invocato un riordino complessivo. Il rapporto del Commissario Cottarelli pubblicato il 7 agosto 2014 e intitolato “Programma di razionalizzazione delle partecipate locali” contiene dati impressionanti”, attacca Scelta Civica nella proposta pubblicata sul suo sito web. “Delle 7.726 partecipate censite dal Mef, quasi 2.000 (1.869) hanno un attivo inferiore a 2 milioni e 1.300 hanno un fatturato sotto i 100.000 euro. Oltre 3.000 società hanno meno di 6 addetti e 2.123 non ne hanno neppure uno! E in almeno 1.900 di esse la partecipazione pubblica è inferiore al 10%”, aggiunge il partito.

“I posti in cda sono oltre 37.000, 27.000 dei quali in società comunali. Oltre 15.000 posti nei consigli sono stati assegnati in società dove il numero dei membri degli organi supera il numero degli addetti. La dimensione media dei cda supera i 6 consiglieri e in sole 1.198 società a partecipazione comunale esiste un amministratore unico (dati Cerved)”, spiega ancora SC per mostrare l’inefficienza del comparto. A questo si potrebbe aggiungere ancora – dai dati di Cottarelli – che ci sono oltre 1.200 società che hanno un cda ma non hanno dipendenti. Gli interventi di risparmio proposti sono stati quantificati in circa 3 miliardi di euro.

Tornando a Scelta Civica, le proposte si articolano in sei punti: 1) divieto per le amministrazioni di avere partecipazioni in società non quotate che vedano la quota in mano a enti pubblici inferiore al 10% (al 20% se si tratta di nuove acquisizioni); 2) obbligo di dismettere le partecipazioni sotto quella soglia in sei mesi; 3) chiudere o dismettere le società con meno di 10 addetti o 100mila euro di fatturato, in sei mesi; 4) i comuni sotto 30mila abitanti sostituiscano i cda delle partecipate in perdita con amministratori unici; 5) riduzione dei trasferimenti statali del 10% per gli enti che non si adeguano; 6) sanzioni ad amministratori e membri degli enti locali che non si adeguano fino al 20% dello stipendio lordo.

“In questo modo”, chiosa Scelta Civica, “si potrà ridurre drasticamente il numero delle partecipate ben prima della scadenza del termine di tre anni che il Presidente del Consiglio si è proposto per ridurle da 8.000 a 1.000. La sola misura relativa alla dismissione delle micro partecipazioni e delle scatole vuote consentirebbe, infatti, di ridurre il numero delle partecipate di 1.500 unità in sei mesi”, secondo la stima dello stesso Cottarelli, “con impatti modesti dal punto di vista occupazionale. E oltre ai vantaggi economici, con questo provvedimento si darebbe un forte segnale in senso moralizzatore, attraverso la drastica riduzione del numero dei posti nei consigli di amministrazione e dei relativi costi”.