Elezione Comunità Montana Valle Seriana 2014

"Progress" di Sean MacEntee da Flickr.com
“Progress” di Sean MacEntee da Flickr.com

A metà settembre 2014 si terranno le elezioni del nuovo presidente e della nuova giunta della Comunità Montana Valle Seriana. In questi giorni si stanno confrontando diverse idee, tra i sindaci, rispetto agli scenari futuri dell’Ente. Pubblichiamo a tal riguardo il pensiero del sindaco di Ardesio, Alberto Bigoni, che già aveva avuto modo di esprimersi sull’operato della Comunità Montana:

La speranza è che si possa dare discontinuità rispetto alle logiche prettamente di natura politica che fino ad oggi hanno prevalso nella gestione dell’Ente: la territorialità deve contare più della politica se si vuole avere un Ente equo, efficiente e non percepito dalla cittadinanza come un carrozzone anacronistico. Come? Dividendo il territorio in diverse “zone omogenee”. Ogni area potrebbe nominare in totale autonomia il proprio rappresentante che avrebbe quindi la carica di assessore nella futura Giunta che verrà designata. In altre parole, sei nomi per sei zone, da Valbondione a Ranica, passando per la Presolana, la Val Gandino e la Val del Riso. In piena autonomia, le zone designano e l’assemblea della Comunità ratifica. Il candidato Presidente per questa giunta dovrebbe essere necessariamente un nome di garanzia, capace di trovare la convergenza tra le molteplici anime che amministrano i diversi Comuni, che voglia puntare tutto sul “fare”, sfruttando le proprie doti di mediatore e la personale esperienza da amministratore (pubblico e possibilmente anche del privato). Su quali fronti e per quali prospettive? Quale è l’obiettivo della Comunità Montana? Eliminare lo squilibrio socioeconomico esistente tra la popolazione montana e quella non montana. Se si conviene su questo punto, si può trovare il perno su cui costruire il lavoro della Giunta guardando soprattutto ad un tema fin qui preso troppo sotto gamba, presente soprattutto nelle zone montane (ma non solo) ovvero quello della prevenzione del dissesto idrogeologico. Se la CM decidesse di dare una risposta concreta, in termini di opere, per quanto sarà possibile fare, nell’ottica della manutenzione del territorio, i Comuni non potrebbero che beneficiarne. Un tema di scottante attualità, vista la situazione causata dal maltempo nell’estate 2014. Negli anni passati si è preferito dare priorità ad altre attività, forse perché la prevenzione comporta una visibilità minore rispetto ad altri interventi, ma oggi paghiamo un prezzo altissimo per una miopia amministrativa passata. Possiamo porvi rimedio, gli strumenti ci sono: fondi, procedure, competenze, si tratta “solo” di dare la massima priorità a questa voce. Il personale dipendente, inoltre, potrebbe essere riconvertito per strutturare un ufficio dedicato alla gestione dei Bandi e dei Fondi Europei: ossigeno allo stato puro per i Comuni, di questi tempi. Devono esserne però profondamente convinti della bontà della proposta gli amministratori, i sindaci e i loro delegati. Cosa succederà, poi, se la Comunità Montana dovesse chiudere per decreto regionale? Gli appelli alla chiusura, infatti, non si contano più. Lo stesso Presidente di Regione Lombardia, Maroni, appena insediato dichiarò la Comunità Montana come un ente da abolire, ma prima di lui altri avevano dato indicazioni in tal senso. Fino ad oggi, però, non si è andati oltre rispetto ai tagli dei trasferimenti, l’Ente è vivo e vegeto, ha competenze e servizi da erogare, come abbiamo avuto modo di constatare. Ai sindaci, quindi, la scelta: aspettare passivamente una chiusura, ammesso che mai avvenga, o provare a trasformare l’Ente in uno strumento a supporto dei Comuni e delle Unioni dei Comuni fino a quando ce ne sarà data l’opportunità? Quella da perorare credo sia la seconda ipotesi, in un processo declinato però ad un livello più ampio, non ristretto alla sola CM. La ridefinizione delle competenze degli enti locali è in corso a livello nazionale e regionale, ma i Comuni sono troppo spesso spettatori passivi che subiscono decisioni calate dall’alto, nonostante le pur lodevoli attività dei tavoli di confronto tra Enti (si veda la Conferenza Stato-Città ed autonomie locali). Troppo pochi, però, continuano a decidere per molti. Se dovesse prevalere in Valle Seriana la volontà di giocare la carta della gestione attiva e propositiva con un fermo e deciso scatto in avanti degli amministratori, non ci si potrebbe fermare alla sola Comunità Montana, come si diceva, visto che l’assetto dovrebbe prevedere una riorganizzazione che parta dal basso, dai sindaci, salendo fino ai livelli sovracomunali, che permetta di dare risposte concrete ai bisogni dei nostri cittadini:

  • a) Il Comune alla base, quale Ente a contatto diretto con la popolazione;
  • b) Le Unioni, coordinate dalla Comunità Montana per i servizi che vanno ad interessare diverse zone, con carichi di lavoro equamente suddivisi;
  • c) Le aziende strumentali pubbliche (al netto delle valutazioni che il commissario Cottarelli sta mettendo in pratica proprio in queste settimane) quali bracci operativi per le attività sfruttando gli affidamenti in house providing, in piena collaborazione con i Consorzi;
  • d) Il Bacino Imbrifero Montano (BIM) con la presenza attenta e partecipata della Valle Seriana;
  • e) La Provincia, per la quale si andrà a votare il nuovo Consiglio a breve, che gestisce e coordina.

Una partita unica per diverse realtà, quindi, i destini di diversi elementi legati tra loro quali componenti di un puzzle ad incastro forgiato dai sindaci. All’appello mancano diversi Enti sovracomunali nel disegno prospettato, ma ci si deve concentrare su quelli che possono avere un riflesso ed una ricaduta operativa attiva per la cittadinanza. Qualora dovesse giungere per imposizione regionale o nazionale la chiusura (o la trasformazione) di uno degli attori indicati, sarà il livello superiore o inferiore a sostituirlo. Questo vuol dire, ad esempio, che se le Comunità Montane dovessero sparire per decreto regionale, non vi sarebbero troppe difficoltà nell’attivare un tavolo di confronto tra le diverse Unioni. Sto affermando, implicitamente, che già oggi ci sono delle possibilità che le Unioni possano di fatto sostituire le CM? Diversi sostengono che sia così, ma è di fondamentale importanza ricordare che fino a quando la Regione non deciderà formalmente di sopprimere le Comunità Montane, queste continueranno ad esistere, eventualmente commissariate se non si dovesse presentare almeno una lista per il governo della stessa. Intanto che permangono sono da utilizzare, rendendole dei punti di riferimento veri per i Comuni; nell’ipotesi di una chiusura, le attività saranno trasferite.

In definitiva, si inizia dalle Comunità Montane, per poi proseguire su tutto il resto, consapevoli che per portare a compimento il progetto serve il sostegno di molti amministratori in questa prima fase strettamente legata alla CM.

Il sindaco di Ardesio, Alberto Bigoni

I Comuni della CMVS
I Comuni della CMVS