Comuni, spesa (bassa) da record

Dal Corriere della Sera, edizione Bergamo del 7 ottobre 2014:

Comuni, spesa (bassa) da record

Lo studio di una società del ministero del Tesoro: dal confronto emerge un fabbisogno superiore del 16% alle uscite reali. Nessun altro territorio in Lombardia ha costi così contenuti
 
Cosa succederebbe se da domani cambiassero le regole della finanza pubblica per i Comuni italiani? Se ad esempio diventasse reale l’ipotesi di ripartire le risorse con il meccanismo dei costi standard, anziché della spesa storica — uno dei capisaldi del progetto federalista vagheggiato dalla Lega da decenni — ai sindaci bergamaschi dovrebbe arrivare una corposa quantità di risorse in più rispetto a quelle con cui si devono arrangiare (a fatica) oggi. È quello che, con una sintesi estrema, emerge dai numeri elaborati da Sose, una società del ministero del Tesoro che dal 2010 sta raccogliendo dati dai Comuni italiani allo scopo di definire quale sia il fabbisogno standard per ogni amministrazione. Rispetto a quel punto ideale per l’equilibrio dei conti — che però non tiene del tutto conto di qualità ed efficienza dei servizi — oggi la provincia è nettamente svantaggiata: i Comuni bergamaschi hanno un fabbisogno standard del 15, 98% superiore rispetto a quanto hanno realmente potuto spendere nel 2010 (532 milioni di euro). Un dato record in Italia e persino in una regione comunque virtuosa come la Lombardia. E siccome negli ultimi quattro anni le cose si sono complicate e la cinghia è stata ulteriormente tirata, si può stimare che quel divario sia ulteriormente cresciuto. I numeri della Sose, trasmessi a Roma dalle stesse amministrazioni, mostrano diverse lacune: manca, ad esempio, un quadro certo della spesa per i trasporti locali, che pure compongono una voce importante dei bilanci comunali. L’indicazione resta chiara: la spesa degli enti locali in Bergamasca è nettamente inferiore rispetto al livello ritenuto ottimale dagli stessi esperti del ministero. La virtuosità — cui si somma la storica incapacità di ottenere risorse da Roma — dei Comuni orobici è a livelli impressionanti anche nel contesto lombardo: la differenza regionale tra fabbisogno standard e spesa storica è del 3,09%, ma Bergamo è di gran lunga il territorio in cui la spesa è al di sotto del valore standard, del 15,98% appunto, contro l’8% della seconda provincia più virtuosa, Cremona. Nel quadro provinciale, spiccano situazioni estreme (e statisticamente un po’ «drogate» dalla mancata comunicazione di alcune voci di spesa): Blello ha il record italiano di differenza tra fabbisogno standard e spesa storica (+108,95%); spendono poco meno della metà del livello ottimale anche Borgo di Terzo (+98,14%) e Vigano San Martino (+81,69%). Anche i tre Comuni più popolosi della provincia sono «in credito»: il fabbisogno di Bergamo supera la spesa del 15,04%, a Treviglio dell’11,6%, a Seriate del 5,57%.  La spesa di alcuni, pochi in realtà, supera il livello ottimale di spesa: il fabbisogno di Foppolo, per esempio, sarebbe del 56,1% più bassa della spesa storica dell’amministrazione brembana nel 2010, a Isola di Fondra del 49,3% e a Orio al Serio del 46,53%. Immaginabile quanto poco sarebbero entusiasti questi sindaci, se la riforma dei costi standard diventasse realtà.
Simone Bianco, sbianco@corriere.it
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