Valanghe, prevenzione al palo per 28 mila euro

Nuovo passaggio per la questione “protocollo valanghe” di cui sulle pagine di ardesiounita.it si è già ampiamente parlato. Il Corriere della Sera, edizione Bergamo del 24 ottobre 2014, pubblica un articolo a firma di Anna Gandolfi:

Venerdì 24 Ottobre, 2014
Valanghe, prevenzione al palo per 28 mila euro

I monitoraggi extra sono bloccati: l’elicottero regionale c’è ma la Provincia non ha fondi per farlo decollare Si lavora solo in emergenza. L’appello delle Comunità montane: “Servizio cruciale”. Convocato un vertice.

Le temperature calano e risalgono, il vento viaggia a tutta forza: l’autunno 2014 è bizzarro quasi quanto l’estate appena trascorsa. Ma dietro l’angolo ci sono le nevicate e il lavoro per la prevenzione delle valanghe, anche se il sole è ancora alto, comincia adesso. O, meglio, dovrebbe cominciare. Perché il protocollo anti-slavina non risulta attivato e difficilmente lo sarà. Ne consegue un grido d’allarme delle Comunità montane, che hanno appena scritto alla Regione. Il servizio è nato nel 2010 e per tre anni ha garantito rilievi geologici, monitoraggi extra dei fronti nevosi, consulenze ai sindaci che da novembre ad aprile sono chiamati a emettere ordinanze o provvedimenti specifici in aree a rischio. Il protocollo era stato attivato da enti montani, Regione e Provincia: ha dato i suoi frutti fino al 2013, poi si è bloccato. A inizio 2014 Regione e Provincia avevano assicurato: “Ripartirà”. Oggi, tutto tace. Così tra Valle Seriana e Brembana è scattata l’allerta. Dalle Comunità montane è giunto un invito formale agli altri enti perché ripristinino un servizio “importantissimo”. “Grazie al protocollo ogni sindaco può contare su una banca dati che deriva da studi sistematici del suolo, molto più capillari rispetto ai bollettini canonici. In questo modo si possono prendere provvedimenti più ponderati. Diversamente, ci muoviamo a spanne. Cosa che ora succederà”, dice Alberto Bigoni, presidente della Comunità Valle Seriana e sindaco di Ardesio, paese che con i suoi 54 chilometri quadrati montuosi è uno dei più a rischio. “In Comune avevamo valutato di pagarci noi un consulente, ma economicamente si è rivelato arduo”. Il problema del protocollo anti-valanghe sono una volta di più i fondi. Con la situazione paradossale che gli elicotteri ci sono, sono pagati dalla Regione con un appalto generale da 4 milioni di euro l’anno, ma finiranno col lavorare soltanto su emergenze o test ad ampio spettro — che restano garantiti —, senza decollare per interventi di controllo extra con i geologi e nivologi. Posto il velivolo a disposizione, attivare il piano costa circa 28 mila euro per l’attività dei tecnici. Spese a carico delle Comunità montane (la Valle Brembana, con una delibera, ha messo da parte 3.500 euro), ma soprattutto di Via Tasso. Questo perché i test sono utili al controllo dei fronti nevosi sulle strade. “In questo momento i fondi non ci sono — spiega Mauro Bonomelli, consigliere provinciale delegato alla Protezione civile —, ma stiamo studiando come trovarli. Il protocollo è fra le priorità sul mio tavolo, insieme al rifinanziamento della convenzione con gli alpini per la protezione civile e quella per la pulizia dei torrenti”. Quest’ultima è stata salvata. “Costava 30 mila euro. Un’altra cifra piccola. È stata un’impresa anche trovare quella”. Intanto, sul protocollo è stato convocato un vertice con gli amministratori. “Ci confronteremo. Ricordo che la Provincia fino a ora ha fatto la sua parte, sostenendo costi per supportare i sindaci — precisa il dirigente provinciale della Viabilità, Renato Stilliti —. L’anno scorso siamo arrivati a 40 mila euro per via delle numerose uscite”. Ma del domani, in montagna, non v’è certezza.

A.G. agandolfi@corriere.it

Cattura

 

L’intervista ai microfoni di Antenna2 sull’argomento: