Dal Corriere della Sera, edizione Bergamo, del 25 ottobre 2014, un’intervista al geologo che ha supportato il Comune di Ardesio nella gestione dell’emergenza del gennaio/febbraio 2014:

Il cacciatore di valanghe e le cento zone rosse in quota
Bergamasca, record di fronti che minacciano i paesi. L’analisi parte d’estate
Cento valanghe dormienti minacciano case, strade, alberghi. Oltre mille sono state censite, una a una. D’inverno si ripresentano, d’estate non si vedono ma ci sono. Perché un fronte a rischio non è fatto solo dalla presenza di neve, ma da un contesto generale: microclima, pendenze, composizione del suolo. Elementi, questi ultimi, che vanno indagati in anticipo. “Con il bel tempo, per esempio”. Ecco perché di prevenzione slavine si parla adesso, o addirittura in estate. “Ci sono verifiche e analisi da compiere tutto l’anno”. Lui ne sa qualcosa. Federico Rota, geologo specializzato in nivologia, ha mappato, indagato, classificato fronti dai quali negli anni si sono staccate quasi 600 slavine. Rota è un cacciatore di valanghe. È il consulente a cui la Provincia di Bergamo ha affidato l’aggiornamento della sezione ad hoc del Piano di emergenza territoriale. Si occupa di monitoraggio dal 2004, sia a Bergamo che a Brescia, ed è il tecnico di riferimento degli enti locali nell’ambito del protocollo valanghe. Proprio quello che, per mancanza di fondi pubblici (meno di 30 mila euro) quest’anno rischia di non essere riattivato. Un vertice per capire la strategia è stato convocato dalla Provincia. Ma mentre i sindaci lanciano appelli perché le ricognizioni specifiche continuino, lui ricorda: “Affidarsi a studi costanti in questo campo è fondamentale, altrimenti ci si trova a intervenire quando l’evento è imminente, oppure quando la valanga si è già staccata”. Cosa successa tra il 2008 e 2009, quando un fronte nevoso di 100 metri, alto 10, si è riversato su Fiumenero in Val Seriana ostruendo il Serio. Oppure a Foppolo, sempre quell’anno. Proprio dopo il caos di quell’inverno, Regione, Provincia e Comunità montane decisero di avviare il protocollo per studi sistematici e locali sia a terra che in elicottero. Nella Bergamasca, del resto, il materiale non manca. Dal 1980 al 2010 si sono verificati quasi 600 distacchi, il record va a Valbondione (102) e Valleve (54). I fronti più pericolosi sono ovviamente quelli che coinvolgono beni umani, dalle strade alle piste da sci, alle case. “E sono almeno un centinaio”. Zone rosse, di cui trenta a rischio elevato. “La Bergamasca è caratterizzata da valli strette e incise, ma allo stesso tempo molto infrastrutturate”. Significa che una strada, ancorché in zona rossa, non può essere chiusa facilmente. “Elementi che rendono la situazione molto più complessa che altrove”. Le analisi di Rota, che ha 39 anni e uno studio a Seriate, si svolgono sul posto (con scarpinate e uscite di scialpinismo in quota), o con l’elicottero. Le aree più esposte sono l’alta Valle Brembana e la Valle Seriana a nord di Ponte Nossa, ma anche la Valle di Scalve dove i comuni accumulano il 10% di territorio a rischio valanghe. In questi ultimi, in traiettoria di distacco sono soprattutto le strade. Altrove, come si è visto a Fiumenero di Valbondione, la neve ha lambito le case. Lo studio quotidiano serve a mettere a punto le giuste infrastrutture di protezione (come quelle che coinvolgeranno Ludrigno ad Ardesio) ma anche ad andare oltre rispetto ai bollettini d’area vasta. Oggi il servizio è sospeso, ma il meteo instabile promette un inverno turbolento.
Anna Gandolfi