Il discorso del sindaco per il 4 novembre

Il testo del discorso letto dal sindaco di Ardesio, Alberto Bigoni, davanti al Monumento ai Caduti nella mattina di domenica 2 novembre per la Festa delle Forze Armate del 4 novembre:

Care concittadine e cari concittadini,

Ricorre oggi il 96esimo anniversario IV novembre 1918, giornata della firma dell’Armistizio di Villa Giusti. Evoca in tutti noi, quindi, l’unità nazionale, la Grande Guerra (della quale ricordiamo i cent’anni dall’inizio), i 600.000 caduti e gli altrettanti mutilati, ma soprattutto ci sprona al ricordo, elemento imprescindibile per la quotidianità. Nel 2014 ricorre anche il due centenario dell’Arma dei Carabinieri, ed è anche un anno, in tema di celebrazioni, molto particolare per quanto concerne il nostro Comune, visto che è stata introdotta dall’amministrazione comunale, con l’aiuto del sempre presente gruppo alpini locale e della Banda musicale di Ardesio, anche il festeggiamento ufficiale del 25 aprile. Un’occasione ed un motivo in più per trovarci oggi in questo luogo carico di significati, il Monumento ai Caduti, testimone perenne del sacrificio di tanti concittadini che diedero la vita per garantire la liberà alle generazioni future. L’occasione è quindi propizia per proseguire con i suggerimenti di riflessione che mi permetto di sottoporre alla Vostra attenzione in questi momenti, cominciati con il discorso pronunciato ad inizio mandato amministrativo (2011) quando evidenziai ai numerosi presenti uno dei concetti basilari delle nostre Forze Armate, ovvero di come quest’ultime siano al servizio della Repubblica. Nel 2012 proseguii sottolineando un altro elemento di riflessione direttamente dalla nostra Carta Costituzionale, citando l’articolo 52: “La difesa della Patria è sacro dovere del cittadino […] L’ordinamento delle Forze armate si informa allo spirito democratico della Repubblica”. Nel 2013 abbiamo analizzato l’articolo 54 che ci ricorda che “Tutti i cittadini hanno il dovere di essere fedeli alla Repubblica e di osservarne la Costituzione e le leggi. I cittadini cui sono affidate funzioni pubbliche hanno il dovere di adempierle con disciplina ed onore, prestando giuramento nei casi stabiliti dalla legge.” Vorrei proseguire questo particolare percorso di analisi, quest’anno, proponendovi l’articolo 5 dei principi fondamentali della Carta, facendo quindi un piccolo passo indietro:  

“La Repubblica, una e indivisibile, riconosce e promuove le autonomie locali; attua nei servizi che dipendono dallo Stato il più ampio decentramento amministrativo; adegua i principi ed i metodi della sua legislazione alle esigenze dell’autonomia e del decentramento.”

L’articolo ha una doppia valenza: da un lato la Costituzione riconosce che l’Italia non è uno Stato federale, ma unitario e indivisibile, e dall’altro afferma due principi che perseguono un modello diverso da quello dello Stato centralizzato, prevalente fino alla proclamazione della Repubblica. Il primo è il decentramento, in base al quale l’amministrazione pubblica è affidata anche agli organi periferici dello Stato (come il provveditorato agli studi, l’agenzia per le entrate, eccetera); il secondo è quello dell’autonomia, in base alla quale devono esistere enti pubblici, distinti dallo Stato, che amministrano parti del territorio e le popolazioni che vi abitano (Comuni, Province, Regioni). La scelta di analizzare questo articolo è legata al fatto che, in tema di autonomie locali, il 2014 è stato un anno importante che ha visto la nascita formale dell’Unione di Comuni di cui il nostro Comune fa parte insieme ai vicini Villa d’Ogna, Oltressenda e Piario. Lo spirito che anima gli amministratori è quello di vivere in piena consapevolezza il nostro tempo, con tutte le opportunità e le difficoltà che esso comporta, nella certezza che il grande lavoro organizzativo messo in atto possa portare vantaggi concreti alle nostre cittadinanze.   

Concludo proponendo anche l’articolo 11, più intimamente legato a questa giornata di festa:

“L’Italia ripudia la guerra come strumento di offesa alla libertà degli altri popoli e come mezzo di risoluzione delle controversie internazionali; consente, in condizioni di parità con gli altri Stati, alle limitazioni di sovranità necessarie ad un ordinamento che assicuri la pace e la giustizia fra le Nazioni; promuove e favorisce le organizzazioni internazionali rivolte a tale scopo.”

Il vocabolo “ripudia” ha un accento energico ed implica così la condanna come la rinuncia alla guerra. Ciò risulta chiaramente dal dibattito sviluppatosi nell’ambito dell’Assemblea Costituente, nel corso della quale si manifestò una larghissima convergenza nel proclamare solennemente l’impegno dello Stato italiano a non muovere guerra agli altri Stati e a ricorrervi solo in caso di legittima difesa. Due gli intenti: quello pacifista e quello di trasferire sul piano internazionale i principi di libertà, uguaglianza e sostanziale rispetto della persona umana che si volevano affermare ed attuare nell’ordine interno. La Costituzione ha voluto ammettere una sola possibilità di guerra, quella di legittima difesa, ossia quella necessaria per difendere il proprio territorio nazionale dall’aggressione di un altro Stato. Viene quindi solennemente sancita l’inammissibilità delle guerre di aggressione e delle guerre di risoluzione di controversie internazionali sia giuridiche sia politiche. La nostra Costituzione ha voluto bandire “qualunque” forma massiccia di violenza armata che non sia usata a fini difensivi. La vigilanza democratica e la scrupolosa osservanza delle prerogative di tutte le istituzioni della Repubblica, e in particolar modo del Parlamento, espressione e depositario della volontà popolare, costituiscono il più valido baluardo a che lo spirito pacifista della nostra Costituzione non sia mai violato.

Le nostre Forze Armate sono un elemento fondamentale per la messa in pratica di questo disegno così ben congeniato. Per questo motivo non è pensabile ridurre il 4 novembre all’unico giorno in cui far sentire il nostro ringraziamento per l’indispensabile contributo apportato dalle Forze Armate alla società civile, negli ambiti del presidio e del controllo del territorio. Il nostro ringraziamento deve essere quotidiano, costante e sincero: viva il 4 novembre, viva l’Italia.

Il sindaco, Alberto Bigoni

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