Pericolo valanghe, da gennaio una “sentinella” per valle

Da l’Eco di Bergamo del 6 novembre 2014, pagina 31, continua la vicenda del “protocollo valanghe“:

Pericolo valanghe, da gennaio una “sentinella” per valle

Sessantamila euro per la consulenza di tre nivologi: uno per area L’80% della spesa lo mette Via Tasso, il resto le Comunità montane
Benedetta Ravizza

“Quando arriva l’inverno, inizia il mal di pancia”. E non per l’influenza. Ma perché se nevica, e tanto come l’anno scorso, c’è anche il lato della medaglia che vuol dire pericolo valanghe. Lo sa bene il sindaco di Ardesio, nonché presidente della Comunità montana Valle Seriana, Alberto Bigoni, alle prese, nel suo territorio, con sette fronti valanghivi: quello di Ludrigno, addirittura, è uno dei bacini di raccolta-scarico neve più grande della Lombardia. I sindaci di montagna sono già in prima linea per affrontare (o meglio prevenire) l’emergenza valanghe. Sono loro, infatti, che si trovano col “cerino in mano”, responsabili della sicurezza in caso di rischio. Quando, allora, firmare l’ordinanza di sgombero di una frazione oppure di chiusura di una strada o di divieto agli scialpinisti di zigzagare sui fronti più esposti? Da gennaio gli amministratori potranno contare sul “protocollo valanghe” che, sospeso nel 2013, tornerà in vigore dal 2015. L’accordo – trovato ieri tra Provincia, Comunità montane, Regione, Arpa e Prefettura – prevede due fasi, che mirano a fornire dati di “qualità” sull’evolversi delle condizioni nivometeorologiche. Le due fasiLa prima fase, da qui a fine anno, sarà gestita direttamente da Via Tasso, che con una spesa di 15 mila euro provvederà al monitoraggio delle diverse situazioni, con un consulente proprio. Entro il 31 dicembre la Provincia costruirà anche tre bandi specifici (uno per Valle: Brembana, Seriana e di Scalve) per assegnare (da gennaio ad aprile, ed è la fase due) un nivologo per area, incaricato di raccogliere i dati meteo, effettuare sopralluoghi in loco e quindi fare dei report, tutte le volte che ce ne sarà bisogno, mettendo a disposizione degli amministratori le informazioni adeguate. Il budget è di 60 mila euro, per l’80-85% a carico della Provincia e per il resto delle Comunità montane. “Il nivologo e le unità locali – spiega Pasquale Gandolfi, consigliere provinciale delegato alla Viabilità – dovranno riferire a un tavolo di coordinamento e gestione composto da una parte tecnica e da una parte politica: i rappresentanti di Provincia, Comunità montane e Comuni che, sulla base dei report ricevuti e dei rischi, dovranno decidere se chiudere una strada, piuttosto che sgomberare delle case, attivando anche le campagne di informazione necessarie. L’obiettivo è prevenire, anziché trovarsi a gestire le emergenze”. Anche la Regione ha assicurato che farà la sua parte, non solo diramando i bollettini nivometeorologici o con la valutazione del rischio, ma anche mettendo a disposizione gli elicotteri (si parla di 4 milioni di euro per tre anni per sette elicotteri sul territorio lombardo) per il monitoraggio dall’alto. “Il tavolo permanente – aggiunge Gandolfi – permetterà di velocizzare i tempi e snellire i passaggi delle informazioni, per far sì che poi vengano effettuate le ordinanze”. Soddisfatte le Comunità montane, in prima linea nella prevenzione. Gli enti montani”Il fatto che i Comuni siano chiamati a lavorare per tempo con un tecnico è una novità fondamentale – commenta Alberto Mazzoleni, presidente dell’ente della Valle Brembana –. La ripresa della collaborazione con le amministrazioni locali, chiamate a fare la loro parte, anche economica, se si renderanno necessari degli interventi, è positiva, perché, a fronte di investimenti minimi, permetterà innanzitutto di evitare perdite di vite umane, ma anche danni maggiori. Chiudere una strada, ad esempio, significa causare contraccolpi negativi all’economia e alle comunità delle valli”. Mazzoleni sottolinea anche, in prospettiva, “l’importanza di formare personale interno agli enti, per abbattere i costi sostenuti ora per dei consulenti esterni”. D’accordo Bigoni, tra i primi a sollecitare la necessità di ripristinare il “protocollo valanghe”, “uno strumento che permette a me e ai miei colleghi di essere più sicuri quando dovremo firmare un’ordinanza, ad esempio, per lo sgombero di una frazione. Avere a disposizione un nivologo che fornisce dati altamente qualificati e aggiornati permette di avere piena consapevolezza delle scelte che si faranno”. Il ringraziamento va quindi alla Regione (che ha peraltro riconosciuto ad Ardesio 950 mila euro a fondo perduto per mettere in sicurezza Ludrigno: la progettazione dell’intervento è in corso, la realizzazione è prevista per l’anno prossimo) e alla Provincia, “che nei momenti di difficoltà dell’inverno scorso ha comunque messo a disposizione il supporto di persone competenti”.