Dissesti, i sindaci: dateci risorse

Dalla prima pagina de l’Eco di Bergamo, edizione del 9 novembre 2014:

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Dissesti, i sindaci: dateci risorse
I Comuni bergamaschi: prioritaria la prevenzione dei rischi, ma abbiamo fondi insufficienti

“Un euro speso in prevenzione corrisponde a otto quando il danno è avvenuto, bisogna invertire la tendenza”. I sindaci bergamaschi chiedono di non abbassare la guardia sul fenomeno del rischio idrogeologico, che nella nostra provincia interessa ben 188 comuni: servono risorse per la prevenzione e per mantenere in efficienza gli interventi già fatti. In Val Seriana la prevenzione è diventata una priorità: “Metteremo 687 mila euro sul capitolo anti dissesto – dice il presidente della Comunità montana, Alberto Bigoni – abbiamo per questo dovuto posticipare altri interventi”. Allerta anche in Val Brembana, con paesi “rischio 4” per le slavine, il più elevato, e il problema delle bombe d’acqua sempre più frequenti: “Bisogna mantenere in efficienza quel che si è realizzato negli ultimi dieci-quindici anni, dice il sindaco di Branzi, Gabriele Curti. In pianura il tema sono le esondazioni, così come in Val Cavallina: a Gorlago, per esempio, il Cherio aveva distrutto 25 metri di argine, allagando parte del paese. Ora l’argine è stato ricostruito per 40 metri dall’Aipo, con ulteriori rinforzi, ma è la dimostrazione di un problema in crescita.

Nelle pagine interne de l’Eco di Bergamo, l’analisi prosegue:

Dissesti e alluvioni L’appello dei sindaci “Vietato abbassare il livello di guardia”
In Valle Seriana la prevenzione è diventata priorità “E gli interventi fatti vanno tenuti in efficienza” Martinengo e Gorlago, in campo l’agenzia per il Po
Fausta Morandi

Dal torrente alla valanga, dal ponte alla pista ciclabile, il territorio bergamasco è pieno di situazioni da tenere sotto controllo. I dati pubblicati ieri sul nostro giornale mostravano come, nel piano per l’assetto idrogeologico redatto dall’Autorità di bacino del fiume Po, ben 188 paesi si trovino esposti a un rischio che, a seconda dei casi, va da medio a molto elevato. Nel tempo, vari interventi sono stati messi in campo, ma sono anche venute avanti nuove esigenze (mentre i bilanci piangono). E un giro tra i sindaci mostra come su corsi d’acqua, frane e valanghe non si possa abbassare la guardia. L’inverno scorso, a fare notizia era stata la valanga di Ludrigno, ad Ardesio, che aveva costretto 14 persone a lasciare le loro case per alcuni giorni, per ragioni di sicurezza. Ora, con 950 mila euro di contributo regionale, si sta progettando il vallo che verrà realizzato il prossimo anno a protezione dell’abitato. E per il sindaco Alberto Bigoni, da poche settimane anche presidente della Comunità montana Valle Seriana, la prevenzione del dissesto è la priorità assoluta: “Ormai, per le difficoltà nel reperire le risorse, gli enti tendono a lavorare nell’emergenza – osserva –. Ma un euro speso in prevenzione corrisponde a otto quando il danno è avvenuto: per questo la tendenza va invertita. La prevenzione del dissesto non porta voti, non dà visibilità, ma è il primo punto. Io so cosa vuol dire dover sfollare delle persone”. Così, in Comunità montana il tentativo è di un approccio centrato sulla prevenzione: “Metteremo 687 mila euro sul capitolo anti dissesto. Abbiamo per questo dovuto posticipare altri interventi, per esempio su piste ciclabili, ma da amministratori dobbiamo fare delle scelte”. Soprattutto ora che i fondi sono sempre meno. Il fronte brembanoTra i paesi a “rischio 4”, il più elevato, figura Valtorta. “Cento anni fa era scesa una slavina che aveva sfiorato il paese – ricorda il sindaco Pietro Busi –. Per prevenire un evento del genere, negli ultimi anni abbiamo posato dei paravalanghe. Se il lavoro è stato ben fatto, su quel fronte possiamo stare tranquilli”. A creare qualche preoccupazione, sempre sul fronte neve, è invece ancora la strada che sale verso i Piani di Bobbio: “Ci sono alcuni pendii senza bosco – spiega il sindaco –. Sarebbe importante poter programmare degli interventi anche lì”. Anche perché in generale questi lavori non solo servono per la sicurezza, “ma hanno anche ricadute occupazionali”. “Rischio 4” sulla mappa è dato per Branzi. E se il sindaco Gabriele Curti rileva che in questi anni “le cose sono migliorate, sono stati fatti molti interventi”, ora sotto la lente c’è un clima che “sta facendo un po’ il pazzo”. Vedi le varie bombe d’acqua, ma pure l’inverno scorso, quando la neve è stata così tanta che si è dovuti intervenire (con finanziamento regionale) per sistemare le barriere fermaneve già presenti in quota, che risultavano danneggiate. “È stato un problema generale sull’arco alpino”, rileva il primo cittadino, evidenziando come per la prevenzione sia fondamentale anche “mantenere in efficienza quel che si è realizzato negli ultimi dieci-quindici anni. I cantieri in quota sono costosi, per un Comune non è possibile farsene carico: dobbiamo sempre sperare negli interventi di enti superiori. La Regione, va detto, ha sempre avuto attenzione al nostro territorio”. Dove sono i fiumi a far pauraMa non c’è solo la montagna: in pianura il tema sono le esondazioni. “Non sono problemi che si verificano di frequente – osserva il primo cittadino di Martinengo, Paolo Nozza –, ma ne siamo consapevoli. Nel Piano di governo del territorio abbiamo inserito delle fasce di salvaguardia attorno al Serio”. Che da queste parti si fa notare soprattutto per l’erosione delle sponde. “Col maltempo dei giorni scorsi, abbiamo dovuto chiudere un tratto di pista ciclabile”. Su questo fenomeno erosivo c’è anche un impegno dell’Agenzia interregionale per il Po (Aipo) a intervenire sugli argini: “Le risorse dovrebbero essere previste nei prossimi bilanci, noi le solleciteremo”, dice Nozza. Che in città ha notato anche un altro fenomeno: “Negli anni c’è stato un innalzamento della falda, che ha causato qualche allagamento negli scantinati, soprattutto in costruzioni recenti. Anche questo elemento è stato introdotto nel Pgt”. Chi per i corsi d’acqua ha avuto un’estate travagliata è la zona della Val Cavallina: a Gorlago, per esempio, il Cherio aveva distrutto 25 metri di argine, allagando parte del paese. Ora l’argine è stato ricostruito per 40 metri dall’Aipo, con ulteriori rinforzi, ma è la dimostrazione di un problema in crescita per le intense precipitazioni: “Quel giorno, il livello dell’acqua è salito da 1,5 metri a 4,30 in due ore – rileva il sindaco Gianluigi Marcassoli –. È un fenomeno nuovo. Il problema più grosso, qui in Val Cavallina e dintorni, è il reticolo idrico minore: come sindaci ci siamo incontrati nei giorni scorsi, vogliamo ragionare su possibili interventi per ridurre i rischi”.

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