Dal Corriere della Sera, edizione Bergamo del 12 Novembre  2014:

I 23 mila nel limbo fra studi e lavoro Un fondo per la “generazione perduta”

Da Via Tasso 160 mila euro per assumere under 29. Sindaci-sentinelle scovano i casi

Vittorio Ravazzini

Non lavorano, non studiano, non frequentano corsi di formazione professionale. Nella provincia di Bergamo, fra i giovani dai 15 ai 29 anni, sono 23 mila i Neet (acronimo di Not in education, employment, and training) secondo l’ultima ricerca realizzata da “Italia Lavoro” incrociando anche dati Istat. E tra questi, circa 13 mila sono donne. Si tratta di una “generazione perduta”, in costante crescita, che oggi rappresenta il 15% dei ragazzi di questa classe d’età sia a livello provinciale che regionale. In tutta la Lombardia, c’è un esercito di 220 mila giovani completamente inattivi. Vista la situazione, per la prima volta la Provincia di Bergamo attiverà entro fine novembre, grazie a un fondo di 160 mila euro dalla Regione, un progetto per “dare la caccia” ai Neet. Giovani tra i 16 e i 29 anni inoccupati o disoccupati (che hanno finito la scuola e non sono impegnati in percorsi formativi) da aiutare nell’inserimento nel mondo del lavoro. La ricerca non sarà facile: la maggior parte dei Neet vive questa condizione in modo nascosto, con una forte esclusione sociale data anche dallo scoraggiamento. Di solito, si rifugiano in casa dai genitori che spesso li proteggono, non cercano più lavoro perché convinti che non lo troveranno per il loro basso livello di istruzione o per le modeste competenze professionali. Per le istituzioni, che non hanno la possibilità di intercettarli, sono quasi inesistenti: il 65% di loro non ha mai messo piede in un centro pubblico per l’impiego. Così la Provincia ha coinvolto tutti i sindaci della Bergamasca che dovranno fare da “sentinelle” per scovare i Neet. “Vogliamo trovare a tutti i costi questi ragazzi che si trovano in un cono d’ombra. Sarà fondamentale l’aiuto dei servizi sociali delle amministrazioni locali — spiega Giannina Montaruli, responsabile delle Politiche del lavoro in Provincia —. Accoglieremo le segnalazioni dei sindaci sui ragazzi che né lavorano né studiano e non risultano iscritti ai centri per l’impiego. Accoglieremo pure le domande dei disoccupati iscritti ai centri per l’impiego, ma che sono senza lavoro da almeno 12 mesi. Potranno essere finanziati progetti di inserimento lavorativo con un contributo massimo di 15 mila euro a persona che prevede anche la possibilità di frequentare dei tirocini. Il fondo è a disposizione anche per completare il percorso formativo dei ragazzi che non studiano e non lavorano: in questo modo possono investire del tempo per diventare più appetibili sul mercato del lavoro. I promotori dell’iniziativa saranno i sindaci e gli Ambiti territoriali che potranno presentare progetti di aiuto attraverso gli enti accreditati ai servizi al lavoro nella provincia di Bergamo”. Visti i requisiti per accedere ai fondi, una mano verrà data anche a disoccupati o ragazzi che lavorano in nero. Ma non ci sono solo i giovani. Altri 222 mila euro vanno dalla Provincia alla riqualificazione professionale di lavoratori espulsi o in fase di espulsione dal mercato del lavoro (cassintegrati o persone destinatarie di ammortizzatori sociali) per promuovere percorsi formativi e corsi. “Vogliamo giocarci fino in fondo la partita cruciale del lavoro — dice il presidente della Provincia Matteo Rossi —. Abbiamo recuperato 550 mila euro che aiutano il nostro territorio, siamo molto soddisfatti”. Fra questi ci sono anche 175 mila euro in favore di aziende e imprese per interventi di welfare aziendale finalizzati a favorire la conciliazione della vita e del lavoro dei dipendenti. Ad esempio per favorire l’accesso a sconti e accordi per l’asilo dei figli in strutture pubbliche già esistenti.