Unioni dei Comuni: è scattata l’ora X

L’Eco di Bergamo del 31 dicembre 2014 dedica due pagine alla questione delle gestioni associate obbligatorie:

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Unioni dei Comuni: È scattata l’ora X

Entro oggi 145 paesi devono chiudere le «alleanze» sui servizi. Ma percorsi in ritardo: solo 88 dichiarano di essere in linea. (Fausta Morandi)

Il conto alla rovescia sta per scadere: entro oggi, dice la norma, tutti i Comuni sotto i cinquemila abitanti dovrebbero aver creato alleanze, attraverso convenzioni o unioni, per gestire insieme, in forma associata, ben dieci funzioni fondamentali. In realtà, la situazione appare assai variegata, e non mancano alcuni ritardi e criticità: per misurare il polso della situazione, la Prefettura di Bergamo – come altre – si era mossa già a ottobre, di concerto con la sede territoriale della Regione, scrivendo a tutti i 145 Comuni orobici interessati dal provvedimento. La circolare richiamava l’attenzione sul tema, ricapitolando gli obblighi e le scadenze e chiedendo alle amministrazioni di compilare una scheda riassuntiva sullo stato dell’arte per consentire un’analisi complessiva. La norma nazionale dice infatti che tocca proprio alle Prefetture, in caso di inadempienze dei Comuni, dare loro prima una nuova, perentoria scadenza. E, se nemmeno questa viene rispettata, far scattare il commissariamento. “Stiamo compiendo un’azione di monitoraggio e affiancamento – spiegano dalla Prefettura –. La logica è quella della collaborazione. I sindaci stanno facendo il massimo sforzo, ma in alcune situazioni ci sono delle difficoltà”. La raccolta delle informazioni è tuttora in corso: per ora, 88 Comuni hanno dichiarato di essere in linea con quanto previsto (anche se poi gli accordi andranno verificati nella sostanza). Per gli altri, sono partite ulteriori ricognizioni. Insomma, il ventaglio è ampio, tra luci ed ombre: c’è chi ha avviato delle unioni (non molti, per ora), chi ha optato per le convenzioni, e chi registra invece difficoltà operative, ritardi (complici anche i cambi post-elettorali della scorsa primavera) o è per scelta poco propenso a procedere perché dubbioso sull’impostazione del provvedimento e sugli effettivi benefici. Dalla Regione 17 deroghe Diciassette Comuni poi, che si trovano in condizioni particolari, hanno ottenuto una deroga dalla Regione: per esempio perché non hanno possibili “alleati” nei dintorni, o perché anche con gli accordi non riescono a raggiungere i limiti demografici minimi richiesti. Il percorso in realtà (tra proroghe e ripartenze) è iniziato diverso tempo fa: le prime tre funzioni andavano unite già per gennaio 2013. Ma ora si deve arrivare a dieci, ed è qui che i nodi vengono al pettine: “I primi passi in genere sono stati fatti per funzioni che non richiedevano particolari integrazioni, come il catasto o la Protezione civile – ragiona Claudio Armati, dell’associazione Comuni Bergamaschi -. Adesso però i passaggi si fanno più impegnativi, sia sul piano tecnico (gestire insieme la contabilità, per esempio, vuol dire anche avere gli stessi programmi sul computer, metterli in rete, ndr), sia su quello politico: la pianificazione urbanistica, o i servizi scolastici, sono temi caratterizzanti delle singole amministrazioni”. Per incidere davvero sulla gestione, poi, nel lungo periodo difficilmente basterà una semplice convenzione: “La maggior parte dei Comuni ha scelto questo strumento, più flessibile – rileva Ivana Cavazzini, presidente dei Piccoli Comuni di Anci Lombardia -. Ma quando le funzioni da gestire insieme sono così tante, inizia a diventare complicato: l’unione, più difficile all’inizio, una volta a regime funziona meglio e determina una razionalizzazione della spesa. Per noi è lo strumento migliore”. E se alleanze ben fatte aiutano a migliorare efficienza e risparmi, sui reali benefici di un percorso “forzato” i pareri si dividono. Pro e contro “Soprattutto per le aree montane c’è tuttora perplessità, col rischio addirittura che i costi vengano aumentati, anziché diminuire – rileva dalla Comunità montana Valle Brembana il presidente Alberto Mazzoleni -. Qui alcuni Comuni si sono mossi per associarsi, altri ritengono che la norma non consenta economie, e hanno lavorato per dimostrarlo. Credo che questa possa essere un’occasione per gli enti superiori di entrare nel merito, vedere come funziona la spesa nei nostri Comuni, e fare scelte caso per caso, anziché in modo “forfettario””. Tutto il ragionamento sui Comuni, poi, andrebbe inserito nel quadro più ampio di cambiamenti, con una Provincia divenuta ente di secondo livello che ora intende costruire “aree omogenee” in cui aggregare i paesi. Dunque, c’è ancora strada da fare. Intanto l’Anci, evidenziando le “forti criticità tuttora esistenti” nonostante “l’impegno delle amministrazioni comunali”, ha chiesto di togliere l’obbligatorietà della gestione associata, rafforzando invece gli incentivi per chi la sceglie. O, in subordine, la richiesta è di una nuova proroga fino a fine 2015.

 

“Conviene. Un esempio? Il servizio informatico unico”

Marta Todeschini

Minimo 20, massimo trenta. È la percentuale che l’Unione dei Comuni lombarda Asta del Serio stima di risparmiare sul sistema informativo in gestione associata. Si comincia da qui, grazie a un bando – uno dei chiodi fissi del presidente Alberto Bigoni, che oltre a guidare l’Unione, presiede anche la Comunità montana Valle Seriana – vinto da poco. Bigoni parla di “economie di scala”, ma anche di “specializzazione “, i punti che lo fanno essere sempre più convinto che la scelta dell’Unione sia quella vincente. Quando, appena uscita la legge sulla gestione associata delle funzioni, la gran parte dei piccoli Comuni storceva il naso, in alta valle si cominciavano a invitare esperti dell’Anci per capirne di più. E, tra incontri, tra cui un’assemblea generale tra sindaci, dipendenti comunali, segretari, rappresentanze sindacali e sindacati, ad aprile si approvava lo statuto. Oggi che l’Unione Asta del Serio è realtà, archiviata pure l’uscita dell’ultimo minuto di Oltressenda Alta, Bigoni afferma: “Vedo l’Unione come occasione per aumentare la quantità e la qualità dei servizi ai cittadini. Oggi i nostri impiegati comunali sono, per foza di cose, tuttologi. Nell’Unione avremo in tutto 28 dipendenti, che potranno così specializzarsi”. Quanto al risparmio, ancora si parla di previsioni, ma quella abbozzata sul servizio informatico si aggira “tra il 20 e il 30 per cento – spiega Bigoni –: ora il servizio nei Comuni che hanno costituito l’Unione costa 140 mila euro, mentre con una gara unica, contiamo di spendere non più di 110 mila euro”. Se, in più, si aggiunge che il 50% è finanziato nell’ambito del progetto Infosecurity, va da sé che il sistema informativo unico si prospetta “un affare”. Che punta “a implementare il sistema in remoto – spiega Bigoni che lavora nel settore informatico –, in modo che i professionisti, ad esempio, possano accedere alle pratiche dell’ufficio tecnico dal loro ufficio. Meno euro anche “per la gestione dei tributi: quando sarà operativa, di certo ci costerà meno: quanto, lo vedremo”. Convinto f dalla prima ora, Bigoni rivendica una credenziale in più: “Ardesio non ha alcun obbligo di unirsi, ha più di 3 mila abitanti (la soglia richiesta per i paesi montani, ndr): noi l’abbiamo fatto per migliorare i servizi ai cittadini. E poi certo, in seconda battuta per risparmiare. Chi è contrario ha solo paura di cambiare”.