Da l’Eco di Bergamo del 7 febbraio 2015, pagina 12, un articolo di Fabio Florindi:

Latte, la protesta in Piazza Affari: “Siamo allo stremo”

L'Eco di Bergamo, edizione del 7/02/15, pagina 12
L’Eco di Bergamo, edizione del 7/02/15, pagina 12

Il maltempo non ha fermato gli allevatori bergamaschi e lombardi, che si sono ritrovati ieri mattina a Milano in Piazza Affari per difendere il futuro della zootecnia italiana. La Coldiretti, che ha portato in molte piazze italiane diverse mucche da mungere, ha manifestato in particolare per la riduzione del prezzo del latte alla stalla e per la difesa del vero made in Italy agroalimentare. Davanti al palazzo della Borsa sono arrivati circa duemila allevatori da tutta la Lombardia, oltre 200 da Bergamo, e anche il ministro delle Politiche agricole, Maurizio Martina, e il presidente della Regione, Roberto Maroni, hanno portato il loro sostegno alla manifestazione. I due, tra l’altro, si sono anche cimentati nella mungitura di una mucca. Solo nella Bergamasca si producono 3,7 milioni di quintali di latte all’anno (poco meno del 4% del totale italiano) e ci sono circa 800 allevamenti e oltre duemila occupati. Secondo dati recenti, Bergamo ha inoltre uno dei prezzi del latte al consumo più alto: 1,69 centesimi. Prima è Pavia con 1,70 euro, ultima Brescia con 1,40 euro. Il ministro Martina ha sostenuto che «chi produce latte in Italia deve avere remunerati i costi di produzione: noi siamo qui a sostenere la battaglia di Coldiretti e di tutti gli allevatori italiani». Il ministro ha osservato che «c’e’ un problema di definizione del prezzo alla stalla : auspico che l’industria batta un colpo». Insomma, bisogna «fare uno sforzo e riconoscere che in Italia i costi di produzione sono più alti». Quando esce dalla stalla, denuncia Coldiretti, il latte viene pagato 0,36 euro, mentre quando arriva sugli scaffali dei negozi lombardi costa in media 1,57 euro. «È questo – denuncia l’associazione – lo “spread’” sul prezzo del latte che fa morire gli allevatori». Il presidente di Coldiretti Bergamo, Alberto Brivio, ha spiegato che «negli ultimi 6 mesi c’è stato un drastico calo del prezzo del latte alla stalla (circa -20%) che ha reso di fatto insostenibile la produzione, perché il guadagno è al di sotto dei costi». Per questo «siamo scesi in piazza in difesa della zootecnia italiana e del lattiero-caseario contro lo strapotere delle multinazionali». Secondo il presidente «non è accettabile che si scarichi tutto sugli allevatori, che sono l’anello più debole». In Italia «vengono prodotti circa 110 milioni di quintali di latte ogni anno e se ne importano 86 milioni». Per ogni milione di quintali di latte importato, aggiunge il presidente, «perdiamo 1.200 occupati». «Oltre al problema del prezzo – ha poi spiegato il direttore della Coldiretti orobica, Gianfranco Drigo -c’è anche quello del “furto d’identità” ai danni dei prodotti agricoli italiani». Infatti «ci sono prodotti a marchio made in Italy che non sono realizzati con latte italiano, quindi chiediamo che ci sia l’obbligo di indicare sull’etichettatura la provenienza della materia prima utilizzata». Molto duro è stato infine l’intervento del presidente della Coldiretti regionale, Ettore Prandini, secondo cui «gli allevatori devono vendere tre litri di latte per potersi permettere un caffè al bar e altrettanti per una bottiglia di acqua».