Ospedali, 375 posti letto da tagliare

Corriere della Sera, edizione Bergamo, del 10 febbraio 2015:

Ospedali, 375 posti letto da tagliare

L’analisi dell’Asl. Case di riposo, i fondi pubblici saranno ridotti o aumentati in base alla qualità 

Il futuro della sanità bergamasca è una strada stretta tra le esigenze di una popolazione che cresce (invecchiando) e la richiesta di risparmi dalla Regione. Così, mentre i dati degli ultimi anni dicono che i ricoveri ospedalieri sono in netto calo, l’Asl di Bergamo firma un documento di programmazione per il 2015 in cui posti letto — almeno sulla carta — sono destinati a calare ulteriormente. Dei 4.422 posti letto accreditati nelle strutture in provincia, 375 sarebbero in eccesso rispetto agli standard imposti dalla legge: Bergamo si attesta infatti sui 4 posti letto ogni 1.000 abitanti, contro un limite imposto dallo Stato di 3,7. La chiusura nel 2014 del punto nascita di San Giovanni Bianco e la trasformazione dell’ospedale di Calcinate in presidio di territorio — una struttura per prestazioni ambulatoriali e la cura di malati cronici, in particolare anziani — annunciano altre modifiche sostanziali alla mappa della sanità bergamasca, compresa l’area del privato. Da un lato, il tasso di ospedalizzazione in 15 anni si è ridotto del 26%, anche perché molte attività chirurgiche oggi non richiedono più, o molto meno rispetto al passato, veri e propri ricoveri, dall’altro l’indice di vecchiaia della provincia di Bergamo è cresciuto in maniera vistosa: nel 2002 il dato, che si ottiene rapportando il numero di abitanti con più di 65 anni e quelli con meno di 14, era a 108; nel 2014 è stata toccata quota 123,3. E in effetti l’Asl annuncia nel suo documento annuale un’espansione dell’offerta nelle case di riposo, le Rsa. La provincia di Bergamo è oggi sotto lo standard fissato dalla Regione di 2,1 posti letto ogni 10 anziani ultrasettantacinquenni non autosufficienti. È già stata inoltrata a Milano una richiesta per 180 posti letto in più da distribuire sul territorio provinciale, ma è probabile che la Regione autorizzi numeri decisamente più bassi. Nei prossimi mesi potrebbero così essere messi a contratto — dunque coperti da risorse pubbliche — i posti letto già accreditati in alcune strutture. CatturaÈ previsto un sistema in cui a ricevere nuovi contratti debbano essere per prime le case di riposto con migliori valutazioni sotto il profilo dell’assistenza e dei costi standard. Il costo della retta verrà messo in relazione alla qualità del servizio in funzione di uno standard fissato dalla Regione. L’obiettivo è arrivare entro il 2016 a destinare risorse pubbliche in funzione del livello dell’assistenza fornita. I parametri in base ai quali verranno formulate le valutazioni sulle Rsa saranno il tempo settimanale di assistenza per ciascun ospite (dunque la quantità di personale), il mix professionale, la retta media praticata, il grado di occupazione dei posti letto nel corso dell’anno. I voti, in ordine crescente, saranno C, B, A, AA, AAA. Chi non supererà il livello C o B subirà un taglio dei trasferimenti pubblici, rispettivamente del 2% e del 4% sulla spesa storica, risorse che verranno ripartite sulle strutture più virtuose. «Ma — mette le mani avanti la direttrice generale dell’Asl Mara Azzi —, abbiamo fatto una prima valutazione e in provincia quasi tutte le Rsa raggiungono la categoria A». In questo quadro pieno di novità, l’Asl si è trovata a presentare il documento di programmazione 2015 senza poter contare su numeri certi. In effetti la Regione — che ha preteso la compilazione del documento entro fine gennaio — non ha ancora stabilito i budget delle singole Asl lombarde, che a loro volta non hanno potuto definire le risorse a disposizione di ospedali e altre strutture, pubbliche e private. È questo un aspetto sul quale la Cgil di Bergamo attacca duramente la dg dell’Asl provinciale: «Questo documento è un’occasione persa — dice Orazio Amboni del dipartimento Welfare —. In mancanza di certezze sui numeri, l’Asl ha copiato e incollato lunghi brani del documento di programmazione 2014. Mancano soprattutto gli elementi di analisi per capire cos’è oggi il panorama sanitario e socio-assistenziale in provincia di Bergamo». «Non potevamo fare diversamente — replica Mara Azzi —, eravamo obbligati a presentare il documento entro fine gennaio. Ma quel testo contiene dati aggiornati. Non capisco il senso di questo attacco. Molti dei dati annuali sull’attività delle strutture sanitarie arriveranno entro fine mese».  

Simone Bianco