Addio all’ingegnere che ha realizzato le strade bergamasche

CatturaE’ venuto a mancare l’ing. Renato Stilliti della Provincia di Bergamo, dirigente con il quale il Comune di Ardesio ha lavorato molte volte. Le parole pubblicate su l‘Eco di Bergamo di venerdì 13 marzo 2015 a pagina 23:

Addio all’ingegnere che ha realizzato le strade bergamasche

Renato Stilliti, 59 anni, da 30 al lavoro nel settore Viabilità della Provincia fino a diventare dirigente Integerrimo e stimatissimo, fino all’ultimo respiro

Claudia Mangili

Ogni mattina Renato Stilliti arrivava in centro da Redona dove abitava con la moglie Mariangela Bonomelli e le tre figlie di 26, 21 e 10 anni. Passava dalla chiesa di San Bartolomeo all’inizio di via Tasso, si fermava qualche istante poi attraversava i giardini del Donizetti e apriva il palazzo della Provincia di via Sora. Tra i ragazzi di colore che bazzicano attorno ai parcheggi della zona, c’era uno che da un po’ lo teneva d’occhio. Un giorno aveva rotto gli indugi e si era avvicinato: «Ma tu, sei il capo di tutto o sei il portinaio?». Non era una domanda così. L’ingegnere apriva e chiudeva il palazzo, aveva chiesto e ottenuto le chiavi perché era spesso il primo ad arrivare e l’ultimo ad andarsene la sera. Dodici ore di lavoro erano la norma, ma nemmeno quando usciva se ne andava mai del tutto. Non ci dormiva la notte per le strade bergamasche, che da quasi 30 anni erano il suo regno, la sua croce, la sua delizia. Renato Stilliti, 59 anni, era entrato fresco di laurea nel settore Viabilità della Provincia il 3 giugno 1986. Prima funzionario, poi dirigente di servizio e più o meno da metà degli anni ’90 dirigente del settore. Temporaneamente si era accollato man mano anche altre cose: la Protezione civile, i trasporti, la pianificazione. Ma le strade non le aveva mai mollate. Fino a qualche settimana fa, Renato Stilliti ha governato su 110/120 uomini (e donne, ovviamente) che con lui hanno lavorato per progettare, costruire, tenere insieme, mantenere, rappezzare, fare e rifare la rete stradale della provincia di Bergamo: 1.350 chilometri che lui conosceva metri per metro. Ieri mattina presto i «suoi» sono arrivati alla Casa del commiato di Seriate e accanto alla bara hanno appoggiato un caschetto bianco. «Era il suo – racconta per tutti l’architetto Daniele Sari –: noi lo ricorderemo così, sui cantieri, in mille sopralluoghi, era sempre in movimento, parlava con tutti, riceveva tutti, spesso rispondeva personalmente ai cittadini che si lamentavano per qualcosa: era un ingegnere con la maiuscola, un dirigente con la maiuscola, un uomo con la maiuscola. Per tutti noi un amico, un padre, il fratello maggiore». 
A fine dicembre 2013 gli avevano diagnosticato una malattia terribile ma non ci aveva pensato neanche un attimo a mollare le sue strade. L’agenda strapiena fino all’ultimo, ricordano le storiche segretarie del settore che quando lui era in ufficio il telefono suonava in continuazione. Il 30 gennaio l’ultima riunione, nella Bassa, a Casirate per questioni legate alla Brebemi. Poi non l’aveva detto ai suoi ragazzi che se ne doveva andare, non aveva avuto il coraggio. Si era messo in ferie. Racconta la signora Mariangela, alla quale qualche giorno fa aveva detto: «Sto morendo». «Io non potevo dire niente. Non si poteva mentire con lui. “Vado a salutare chi ci aspetta dall’altra parte: i miei, i tuoi, don Sergio. Però mi sarebbe piaciuto vivere, ancora un po’”: mi aveva detto così…». L’altra notte se n’è andato e ieri alla Viabilità il telefono ha suonato tutto il giorno senza sosta. Ancora una volta, tutti cercavano lui. «Come sta l’ingegnere?– racconta ancora Sari –. Dal ministero a Roma al compartimento Anas di Milano, tutti a chiedere fin da quando si era saputo della sua malattia. Dirigenti e funzionari, tutti lo conoscevano perché lui c’era sempre, sempre. Ha dato l’anima per le strade e per lui vedere che non c’erano i soldi per fare le manutenzioni era una croce contro cui combatteva ogni giorno». Non era tanto per le strade, era perché rischiava la gente. Aveva detto più volte che piuttosto di correre il rischio che qualcuno si facesse male, certe strade fosse stato per lui le avrebbe chiuse. Aveva anche minacciato di mollare se quell’assurdo Patto di stabilità non avesse concesso di poter fare qualcosa, di aggiustare, sistemare. Battagliava in continuazione, ma con il massimo rispetto per tutti. «Era un signore – ricorda Giuliano Capetti, per anni assessore alla Viabilità in Via Tasso –. Integerrimo, serio fino allo spasimo e ugualmente cordiale, collaborativo. Uno che cercava soluzioni e risolveva problemi. Ci siamo dati del lei fino all’ultimo giorno del mio incarico. L’ingegner Stilliti è stato un punto di riferimento unico, per passione, competenza, attaccamento al lavoro, stimatissimo da tutti coloro che l’hanno conosciuto e lavorato con lui». E anche per coloro che hanno avuto poco tempo per farlo: «È stato un maestro – ricorda Pasquale Gandolfi, sindaco di Treviolo e attuale delegato alla Viabilità in Provincia –. Ho perso mio padre pochi mesi fa e per me con l’ingegnere è stato come trovarne un degnissimo sostituto».  Non solo ponti e strade, Stilliti ha costruito ben altro. Anche nella sua parrocchia: a Redona, fino a poche settimane fa, è stato il catechista dei bambini di quarta e quinta elementare. Lo saluteranno, in tanti, domani alle 10, nella sua chiesa a Redona.