La "croce del sindaco" che ha pubblicato sul suo profilo Facebook
La “croce del sindaco” che ha pubblicato su Facebook

Da l’Eco di Bergamo del 13 marzo 2015, pagina 36, un articolo su di una usanza tutta ardesiana. Il titolo è stato corretto, visto che nell’edizione andata in edicola si parlava erroneamente di Gromo invece che di Ardesio.

Le croci bianche davanti casa. Burla ad Ardesio a zitelle e zitelli

Enzo Valenti

Croci di diversa lunghezza, comparse improvvisamente nottetempo dinnanzi alle porte di parecchie abitazioni. Opera di imbrattatori? Verrebbe naturale pensarlo, ma non è così. E allora?
Stando a quanto dichiarano alcuni ardesiani, «si tratta di una tradizione che, in paese, si ripete da tempo immemorabile in occasione del giorno di Mezza Quaresima. Uno scherzo innocente che si vuol fare alle zitelle e gli zitelli del luogo per incitarli, se ancora possibile, a trovarsi un compagno o una compagna, a metter su famiglia». Il tutto nasce dal fatto che, scoccata la mezzanotte, inizio del giorno di Mezza Quaresima, un gruppetto di giovani burloni , latta di tempera e pennelli in mano, si aggira furtivo e silenzioso per le via di Ardesio e disegna croci di diversa lunghezza dinnanzi ai portoni delle abitazioni sia di zitelle e sia di zitelli. Croci di lunghezza diversa: piccole, se coloro a cui sono dedicate sono ancora in età per trovare facilmente un compagno o una compagna; lunghe, a volte vanno a finire addirittura in un tombino, quando l’età dei non sposati è talmente avanzata per cui si dispera possano trovarsi un compagno o una compagna. Anche se alcuni degli indicati con croce, pochi per la verità, a volte se la prendono , la maggior parte accetta di buon grado lo scherzo e si fa una risata con gli amici. Dice uno di questi ultimi: «Alcuni anni orsono non sono stato indicato, per dimenticanza, con la tradizionale croce. Ne ho parlato con amici e l’anno dopo la croce dinnanzi al mio portone era lunghissima e la sua base finiva in un tombino». Un altro zitello è più esplicito e dice: «Ci prendono di mira benevolmente perché sono invidiosi. Noi infatti possiamo sempre agire di testa nostra mentre gli sposati il più delle volte devono fare quello che dicono e vogliono le mogli o i mariti». La croce più robusta e lunga risulta comunque quella posta dinnanzi al negozio di una commerciante, la Cechi. Guardando sorridente la grande croce a lei dedicata, dice: «Probabilmente questa preferenza è dovuta al fatto che sono una delle zitelle più anziane del paese (la sua età comunque non la dimostra). Desidero ringraziare chi ha disegnato le croci perché non si scordano mai di me. Peccato che mantengano l’anonimato perché mi piacerebbe offrir loro almeno un caffè».
I burloni non hanno dimenticato proprio nessuno. Tant’è vero che una croce è stata dipinta anche dinnanzi all’abitazione del sindaco, Alberto Bigoni. La tradizione, di cui non si conosce l’origine e il vero significato, un tempo era in auge anche a Gromo, solo che per disegnare le croci qui si utilizzava la segatura.