Il Piemonte e le Unioni di Comuni

CatturaDal sito UNCEM:

TREDICI NUOVE UNIONI MONTANE DI COMUNI RICONOSCIUTE DALLA REGIONE. MASSIMO IMPEGNO PER FAR PARTIRE IL LAVORO DEGLI ENTI

Si uniscono alle prime 28. In questa seconda tranche la più grande è la Val di Susa con 68mila abitanti. Riba: ”Individuare sul bilancio regionale le risorse per renderle tutte operative”
Sono tredici le nuove Unioni montane di Comuni riconosciute dalla Regione Piemonte. Si uniscono alle prime 28, inserite nella “Carta regionale delle forme associative” a dicembre 2014. Con la delibera che la Giunta ha approvato stamani, il percorso di formazione delle Unioni è quasi completo: solo una quarantina i Comuni che finora non hanno aderito a Unioni. La più grande Unione montana di questa seconda tranche è la Valle di Susa con 68.440 abitanti, la più piccola la Mombarone (TO) con 3.139 abitanti. Dovranno sostituire le Comunità montane dove è ancora in corso il lavoro di liquidazione da parte dei Commissari nominati dalla Regione. Solo in tre realtà il passaggio da Comunità a Unioni è stato diretto, pur con mille complessità, visto che il nuovo ente ha riunito tutti i Comuni che già facevano parte della Comunità montana: sono la Valsesia, la Valle Cervo e la Valle Elvo. Secondo quanto previsto dalle leggi regionali 11/2012 e 3/2014 oltre alla legge nazionale 56/2014, le Unioni montane di Comuni devono organizzare per i Comuni che le compongono le funzioni fondamentali (dalla polizia municipale all’urbanistica, dai trasporti alla scuola) nonché le funzioni specifiche per lo sviluppo socio-economico della montagna, dalla gestione del patrimonio forestale ai progetti sulle energie rinnovabili, passando per l’armonizzazione dei gestionali informatici e l’uso dei fondi europei, attirando investimenti e coordinando macro progetti. Due percorsi paralleli sui quali si stanno concentrando i presidenti (sono tutti sindaci), le Giunte e i Consigli: nessun componente degli organi istituzionali riceverà indennità e compenso. Due le necessità e le sfide da risolvere nelle prossime settimane, secondo Uncem: la prima è relativa alle risorse nel bilancio regionale che verranno ripartite sulle Unioni. “È evidente che serve una cifra per lo start up – afferma Lido Riba, presidente Uncem Piemonte – Sul bilancio sarà importante avere 12 milioni di euro che assicurino il pagamento del personale che verrà preso dalle Comunità montane, le spese di funzionamento, i primi investimenti e il cofinanziamento sui progetti che l’Unione farà”. Altro nodo da sciogliere, quello del passaggio del personale da Comunità a Unioni, oltre alla costruzione di una buona pianta organica che garantisca la massima e immediata operatività dell’ente, secondo le funzioni per la montagna che verranno assegnate dalla Regione alle Unioni. “Per le funzioni comunali – prosegue Riba – da gestire nelle Unioni, a lavorare sarà il personale dei Comuni. Insieme, possibilmente senza ulteriori oneri e senza assunzioni. Mentre per le funzioni per lo sviluppo della montagna, il personale sarà aggiuntivo. Fondamentale sarà la formazione, la nuova capacità di svolgere compiti finalizzati alla crescita economica e sociale del territorio. Ad esempio, rispondere a un bando europeo costruendo il dossier progettuale, oppure avviare un piano di crowdfundig, ma anche coinvolgere imprese private delle energie rinnovabili per realizzare piccoli impianti idroelettrici o a biomasse locali, nonché avviare un consorzio di imprese forestali e realizzare una o più associazioni fondiarie per superare e vincere la parcellizzazione che blocca ogni investimento”. Ecco perché, con questi fini, Uncem punta molto sulla necessaria formazione del personale politico e tecnico delle nascenti Unioni montane di Comuni. “Senza corsi di aggiornamento – sottolinea il presidente Uncem -, previsti anche dalle vigenti leggi, non andremo lontano. Oggi la competitività è Europea. Si vince la sfida dello sviluppo accaparrandosi progetti e risorse che se non vanno a Unioni montane torinesi, alessandrine, biellesi o ossolane, vanno in Baviera o nel Vorarlberg.no scenario nuovo che vogliamo affrontare con la massima determinazione”.