Alpeggi: affitti alle stelle e pascoli non utilizzati

Foto Alberto Bigoni

Da Cipra.org:

Alpeggi: affitti alle stelle e pascoli non utilizzati

Nelle Alpi italiane il bestiame resta escluso dagli alpeggi, perché la zootecnia tradizionale viene spazzata via dai grandi allevamenti di pianura.

Piccole aziende e allevatori locali messi in crisi dalle speculazioni delle grandi aziende agricole di pianura.

Nonostante l’attività zootecnica tradizionale manifesti sintomi di crisi, nelle Alpi italiane i prezzi degli affitti dei pascoli sono lievitati divenendo fuori dalla portata delle piccole aziende agricole. Ha destato scalpore, ad esempio, il piccolo comune di Acceglio, in Valle Maira, che ha messo a bando i propri pascoli, poco meno di 3000 ha, per un importo di oltre un milione di euro.
All’asta pubblica i pascoli vengono aggiudicati al miglior offerente; le condizioni previste dalle aste attirano allevatori che fanno figurare sulla carta la monticazione per poter accedere ai premi della Politica agricola comune dell’Unione Europea (PAC). In realtà, in alpeggio non ci vanno o ci vanno con un numero ridotto di capi rispetto a quello per il quale percepiscono i premi comunitari. Una doppia penalizzazione: i veri margari non partecipano perché le condizioni economiche sono proibitive e chi si aggiudica gli appalti non porta gli animali in montagna col conseguente deterioramento della qualità dei pascoli, il cui utilizzo inadeguato comporta sia in termini di perdita di superficie che di valore di mercato. I Comuni, proprietari della maggioranza dei pascoli e degli alpeggi, si danno la zappa sui piedi se perseguono una politica volta al profitto veloce invece che alla gestione sostenibile delle loro praterie.

Affittare pascoli e non utilizzarli -o utilizzarli in minima parte- è tuttavia legale in Italia dove i complessi meccanismi della PAC consentono di speculare sulla montagna.

Ogni tanto qualcuno esagera, come le recenti truffe scoperte, nelle quali aree boschive venivano indicate come pascoli o dove aziende agricole di pianura, dichiarando il falso, sostenevano di aver allevato il bestiame in montagna per intascare i contributi comunitari. La Comunità Europea ha preteso la restituzione dei contributi percepiti.

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