"Eudimorphodon ranzii" di Luigi Chiesa - Opera propria. Con licenza CC BY 3.0 tramite Wikimedia Commons
“Eudimorphodon ranzii” di Luigi Chiesa – Opera propria. Con licenza CC BY 3.0 tramite Wikimedia Commons

Dal Corriere della Sera Bergamo di oggi, sabato 18 aprile 2015, un articolo a firma di Diana Campini relativo alla ventilata possibilità di chiusura da parte della Comunità Montana Valle Seriana del Parco Paleontologico di Cene. Balza all’occhio la provocazione di Valoti, sindaco di Cene e amministratore da diversi lustri, che confonde le richieste effettuate al BIM per gli investimenti sul titolo II (opere, definite “un caleidoscopio di investimenti faraonici”) della CM con il titolo I del bilancio (spese correnti, quelle di cui si necessita per coprire le spese del Parco):

Conti in perdita anche per la preistoria

Il Parco paleontologico chiude per mancanza di finanziamenti pubblici

Se mai dovesse decidere di tornare a casa, «Eudi» potrebbe trovare chiuso. Il Parco paleontologico di Cene, il giacimento di fossili della Val Seriana in cui nel 1973 è stato scoperto l’Eudimorphodon ranzii, il rettile volante più antico della terra detto appunto «Eudi», rischia la chiusura per carenza di fondi. E questo nonostante i circa 1.200 visitatori del 2014 (con picchi oltre i duemila nelle annate migliori). La Comunità montana Valle Seriana, l’ente gestore, lo ha comunicato negli scorsi giorni ai Comuni di Cene (proprietario dell’area ceduta in comodato d’uso gratuito) e di Bergamo (che con il Museo di Scienze naturali «Caffi» è partner scientifico), a meno che non si riesca a far quadrare i conti attraverso una compartecipazione di investimenti. Dei 33 mila euro annui di costi, ora la Comunità montana si dice disposta a pagare i 18 mila di pura gestione, ma chiede che i 15 mila dei servizi didattici indispensabili a mantenere il riconoscimento vengono sborsati dal «Caffi». La struttura è nata per valorizzare uno dei più importanti giacimenti paleontologici del mondo dopo la scoperta del rettile volante che rivoluzionò le ipotesi fino ad allora elaborate sull’origine degli pterosauri: si riteneva che fossero comparsi sulla Terra soltanto nel Giurassico, 20 milioni di anni più tardi rispetto al Triassico, al quale fu datato questo scheletro perfettamente conservato. Che oggi è diventato il simbolo del museo di Città Alta (dov’è esposto con il becco raffigurato i giallo e rosso in onore ai colori dello stemma della città) ed è per la scienza l’«olotipo» della categoria, cioè l’esemplare che definisce le caratteristiche di tutta una nuova specie. Fino a giugno il Parco sarà aperto solo alle scolaresche, poi basta. «Non so fino a quando il Parco sarà ancora aperto — dice Alberto Bigoni, presidente della Comunità montana Valle Seriana —. Il rischio di chiusura al momento è più che tangibile, ma sia chiaro che faremo di tutto per salvarlo. Il problema va però contestualizzato: come le altre 23 Comunità montane lombarde, anche la nostra sta pesantemente soffrendo dei tagli regionali. Si consideri che nel 2009 il nostro ente aveva 32 dipendenti, oggi solo 17. La continua rinegoziazione da parte della Regione del Programma integrato di sviluppo locale — prosegue — che in sostanza gestisce l’erogazione di contributi, ha portato questi enti all’emergenza, tanto che fino a due mesi fa molte Comunità montane non sapevano come chiudere il bilancio di previsione. È ovvio che in queste condizioni dobbiamo valutare quali servizi prioritari mantenere e dove tagliare». «Fesserie — taglia corto Giorgio Valoti, sindaco di Cene —. Possibile che la Comunità montana non riesca a trovare 15 mila euro per il museo quando ha in programma un caleidoscopio di investimenti faraonici? Quando il Parco fu inaugurato, ricordai che il merito era del già compianto assessore Marzio Tremaglia che si era prodigato per quest’opera. Ora, chiuderlo, sarebbe come non riconoscere il suo impegno». Intanto cattivi presagi giungono dal sito internet ufficiale del Parco Paleontologico: risulta offline da qualche settimana.