Parco di Cene: anche Palafrizzoni si smarca

Dal Corriere della Sera Bergamo del 19 aprile 2015, altro articolo di Diana Campini dopo il precedente del giorno prima relativo alla questione del Parco Paleontologico di Cene:

Parco di Cene senza fondi. Anche Palafrizzoni si smarca

Chiusura più vicina. L’assessore Ghisalberti: non daremo contributi diretti 

Per la scienza è il rettile volante più antico della terra, ora «Eudi» rischia di passare per l’uccellaccio della discordia. Ieri il Comune di Bergamo ha annunciato, per bocca dell’assessore alla Cultura Nadia Ghisalberti, che non intende accogliere l’appello lanciato dalla Comunità montana Valle Seriana per salvare il Parco paleontologico di Cene, il giacimento di fossili dove nel 1973 fu scoperto l’Eudimorphodon ranzii, l’esemplare più datato di pterosauro (220 milioni di anni) mai scoperto e denominato appunto «Eudi». Il parco sta andando verso la chiusura: fino alla fine dell’anno scolastico accoglierà solo i gruppi di ragazzi, e dopo di allora più nemmeno quelli. Questo per carenza di fondi: dei 33 mila euro annui di costi, ora la Comunità montana, quale ente gestore, si dice disposta a sborsare i 18 della pura gestione, ma chiede che i 15 mila per i servizi didattici diretti ai visitatori, soprattutto scolaresche, siano sborsati dal Museo di Scienze Naturali «Caffi» di Bergamo, quindi dall’amministrazione della città. Il «Caffi» ha sin dall’inaugurazione del giacimento curato la parte scientifica, la valorizzazione dei fossili e coordinato le attività didattiche. «Il Comune di Bergamo non ha mai elargito contributi diretti in termini economici — specifica l’assessore Ghisalberti — ma ha messo a disposizione le competenze scientifiche e un costante impegno per quanto concerne la ricerca e gli studi, due aspetti fondamentali che certo non sono gratuiti. Bergamo fa già quindi la sua parte importante, fino ad ora gli equilibri hanno retto in questo senso. La Comunità montana dovrebbe chiedere fondi alla Regione o al Comune di Cene, anche perché la fruibilità del sito vi porta un certo indotto turistico. Se qualcuno è venuto meno ai suoi impegni ora non si può chiedere ad altri. Ho già pronta sulla mia scrivania una lettera rivolta, oltre che alla Comunità montana, anche alla Regione e alla Sovrintendenza, nella quale chiarisco l’eccellenza dei reperti in questione augurandomi che ci sia sensibilità ad altri livelli istituzionali». Purtroppo Alberto Bigoni, presidente della Comunità montana seriana, auspicava tutt’altra risposta: «Da mesi interpelliamo il Museo senza ottenere una presa di posizione definita. Purtroppo non siamo ancora riusciti a sederci al tavolo con l’assessore Ghisalberti. Spero che Bergamo non decida di smarcarsi, anche perché parte dei reperti del “Caffi” viene dal nostro territorio». A partire proprio da «Eudi», esposto al museo di Bergamo raffigurato con il becco giallo e rosso in onore ai colori dello stemma della città. L’esemplare rivoluzionò le ipotesi fino ad allora elaborate sull’origine degli pterosauri: si riteneva infatti che fossero comparsi sulla terra 20 milioni di anni più tardi rispetto al Triassico nel quale fu datato. Un’importanza rimarcata anche da Anna Paganoni, direttore dell’Istituto di Paleontologia di Bergamo: «Nel caso i fondi a sostenere le attività didattiche del Parco non arrivassero, il sito resterebbe chiuso al pubblico ma rimarrebbe come area di studio scientifico. Noi abbiamo da sempre formato il personale e coordinato la parte scientifica. Ho seguito in prima persona, in questi vent’anni, tutte le attività del giacimento di fossili che ha un indubbio valore».

Sulla stessa edizione del Corriere della Sera e sullo stesso argomento, il commento di Davide Sapienza:

"Davide Sapienza 2010 (foto Andrea ASchedamini)"
“Davide Sapienza 2010 (foto Andrea ASchedamini)”

Il succo (amaro) della politica e le scuse a Eudi

Il caso del parco paleontologico di Cene è un simbolo impietoso per la città di Bergamo; l’Italia è piena di «olotipi» che rappresentano ogni area dello scibile umano, ma anche di «olotipi» della mentalità politica. È immensamente triste vedere amministratori che parlano di cose delle quali non paiono cogliere il valore assoluto. Il museo dove è conservato Eudi già deve fare salti mortali per fare ricerca e sviluppo, un lavoro peraltro non quantificabile: ma chi si occupa del Museo? La città di Bergamo. Dunque deve essere l’assessorato alla Cultura a trovare una ben misera cifra come quella di cui si parla: se si è arrivati a questa situazione le responsabilità forse non vanno cercate negli attori di oggi, ma nell’incapacità di vedere oltre. Quando Eudi venne riscoperto andava fatto diventare simbolo mondiale del «turismo culturale e naturale», altro che funivie e altre corbellerie milionarie. Se una provincia che rappresenta circa 30 miliardi di Pil non trova l’equivalente di una mensilità di un parlamentare per salvare e promuovere un parco paleontologico che ci invidiano nel mondo, allora il resto sono solo parole, anzi, promesse — il succo della politica. Perché la cultura costa, ma non ha prezzo e fa anche guadagnare (in Francia il comparto Cultura genera più economia di quello automobilistico), investire e trovare posti di lavoro. Con tante scuse a Eudi.