IMG_3048_lrDa l’Eco di Bergamo del 20 ottobre 2015, un intervista di Marta Todeschini al Presidente Bigoni sulla questione del patrimonio della Comunità Montana Valle Seriana:

Caseificio, tubi e 2 sedi: «Beni da valorizzare»

In Comunità montana Bigoni: patrimonio sterminato serve un gruppo di lavoro anche per farlo fruttare

La stazione dei rifiuti solidi urbani di Sant’Alberto, il caseificio di Gromo, lo Iat di Ponte Nossa, la sede dei vigili del fuoco di Clusone, il «Caselì del Lomàga» a Vertova, i tubi del metano in alta valle. Poi il frutteto didattico di Colzate, gli impianti sportivi dei Prati Mini alle Fiorine, terreni in località Scalvina a Nossa, acquedotti in Valle del Riso oltre, ovvio, alle due sedi di Albino e Clusone.

L’elenco delle voci non si esaurisce qui, ma dà l’idea di quanto sia esteso il patrimonio della Comunità montana Valle Seriana, frutto (anche) della fusione dei due enti sovraccomunali che fino al 2009 rappresentavano l’uno l’alta e l’altro la bassa Valle Seriana. Giovedì 29 ottobre si riunirà l’assemblea dei 38 sindaci che ne fanno parte e sarà (anche) l’occasione, per il presidente Alberto Bigoni, di lanciare un’idea. «La Comunità montana dispone di un patrimonio sterminato – spiega –. Resto convinto che non si possa affrontare un problema alla volta: serve una visione d’insieme e per questo, visto che il patrimonio è di tutti, va valutato non dalla Giunta, ma da un gruppo di lavoro bipartisan».

Bigoni accenna al «problema alla volta» ed è chiaro che pensi al tema di questi giorni: il possibile trasferimento della caserma del comando compagnia dei carabinieri nella sede dell’ente sovraccomunale, in via Sant’Alessandro, non prima di un importante piano di ristrutturazione. L’idea, lanciata dal sindaco di Clusone Paolo Olini, è stata sottoscritta dallo stesso Bigoni, il quale comunque ricorda «le parole spese con il prefetto Francesca Ferrandino e con il comandante provinciale dei carabinieri, il colonnello Biagio Storniolo giunti per questo in valle: per partire «servono anzitutto un documento politico di indirizzo firmato da tutti i 38 sindaci; poi uno studio di fattibilità; l’individuazione dei costi e dei portafogli da consultare per reperire i fondi; infine, la delibera dell’assemblea». Quattro step, la conditio sine qua non per giungere al trasferimento, nella palazzina arancione di via Sant’Alessandro, dei carabinieri.

Mettendo la testa sulla sede di Clusone, il presidente consulta il faldone dei mappali di proprietà e si apre un mondo. Di qui la convinzione che si debba «valutare quale sia il modo più efficiente ed equo di fruirne» e l’invito che rivolge ai suoi sindaci a far parte del gruppo di lavoro. Che la questione possa anche prendere una piega economica, vedendo di far fruttare ciò che si ha, va da sé. Per molte delle proprietà esistono dei contratti d’affitto, come per il distaccamento dei Vigili del fuoco, e il Parco delle Orobie che ha la sua sede in alcuni locali di Albino, «ma al piano superiore c’è un appartamento e se ne potrebbe ricavare un altro» aggiunge Bigoni che anticipa la possibilità di coinvolgere la Società Servizi sociosanitari per l’uso della sala conferenze. E, a livello più generale, di «poter individuare chi possa avere interessi di acquisto o comunque di diversa fruizione di alcuni nostri beni».

Gli spazi lasciati liberi

Chi ha già avanzato il proprio interesse, in effetti già c’è. È la Protezione civile di Clusone che ha avuto contatti con Bigoni. Succede infatti che da un paio di settimane i locali dei Servizi sociali, al piano terra della sede baradella dell’ente, si siano completamente svuotati. Con il trasferimento dell’Assistenza domiciliare integrata dentro il Distretto socio sanitario nell’ex San Biagio si è infatti completato (anche fisicamente) il passaggio dei servizi al Comune di Clusone. Che fare degli spazi rimasti vuoti? Li avevano chiesti informalmente già mesi fa i volontari della Protezione civile. Il primo tassello del Piano valorizzazione patrimonio? Forse, ma forse anche a tempo determinato, se il progetto caserma decollerà. «Comunque è tutto da decidere – chiude Bigoni –: discutiamone».

Marta Todeschini