Marco Fornoni ordinato diacono dal Vescovo Beschi

Da l’Eco di Bergamo del 1 novembre 2016, un articolo di Sabrina Penteriani:

«Vivete per servire», l’invito del vescovo ai sette nuovi diaconi

La celebrazione Chiesa gremita per testimoniare l’affetto ai giovani che hanno ricevuto l’ordinazione «Ora siete chiamati a seguire il modello di Gesù»

“Chi non vive per servire, non serve per vivere”: ieri sera il vescovo di Bergamo, Francesco Beschi, è partito da parole care a Papa Francesco per ricordare ai sette nuovi diaconi quale sarà, d’ora in poi, la loro missione. Molti di loro nell’attività quotidiana nelle parrocchie già sperimentano concretamente questa passione per il servizio, e lo dimostrano, di rimando, tutti i segni di affetto e di vicinanza che li hanno circondati nella serata importante del rito di ordinazione diaconale nella chiesa ipogea del Seminario vescovile Giovanni XXIII: gli striscioni, i canti, gli abbracci. Era palpabile l’emozione dei giovani diaconi: Claudio Bellini, della parrocchia di Villongo San Filastro, Marco Luca Bertani della parrocchia della cattedrale di Lodi, Dario Colombo della parrocchia di Rosciate in Scanzorosciate, Marco Fornoni di Ardesio, Diego Malanchini di Stezzano, Omar Moriggi di Lurano e Simone Pecis della parrocchia della Malpensata, in città. La chiesa era gremita al limite della sua capienza, con moltissime persone in piedi. Intorno agli ordinandi si sono stretti in un abbraccio affettuoso allievi e insegnanti del Seminario, moltissimi sacerdoti diocesani, religiosi, religiose, folte rappresentanze delle comunità di origine e di quelle dove questi giovani già svolgono servizio pastorale. Accanto al vescovo Francesco sull’altare c’erano anche il vescovo emerito di Lodi, monsignor Giuseppe Merisi, il rettore del seminario, don Gustavo Bergamelli, e il suo predecessore monsignor Pasquale Pezzoli, ora parroco di Borgo Santa Caterina in città, che li ha seguiti per una parte importante del loro percorso. Nella lunga notte che precede Ognissanti, ad accompagnare la celebrazione è stato un sentiero di luce: non solo la fiamma delle candele che segnavano il percorso verso la chiesa ipogea, ma quella che si leggeva negli occhi delle persone. Negli impegni presi pubblicamente dai diaconi durante il rito di ordinazione, nella volontà di seguire Dio con coraggio in un tempo non facile c’è infatti un segno che non vale soltanto per loro: «Il vostro – ha ricordato monsignor Beschi – è un servizio da svolgere con intenzione profonda perché nutre la speranza di tutti». Il diaconato, ha sottolineato il vescovo, è una premessa all’ordinazione sacerdotale: «Diventerete presbiteri perché siete diaconi, chiamati a servire seguendo il modello di Gesù, che si è chinato sui bisogni e sulle sofferenze degli uomini, chiamati a seguire uno stile che unisce la concretezza del gesto alla consapevolezza del vivere, fatto di povertà di mezzi e di ricchezza di doni». Il rito suggestivo dell’ordinazione diaconale si è snodato dalla presentazione dei candidati agli impegni pronunziati di fronte al vescovo e all’assemblea, fino alle litanie dei santi che i diaconi hanno ascoltato prostrati sull’altare, e ancora dall’imposizione delle mani fino alla vestizione degli abiti diaconali e alla consegna del libro dei Vangeli. Infine l’abbraccio di pace con il vescovo, salutato da applausi proseguiti anche dopo, fuori dalla chiesa, in un’atmosfera di gioia e di festa.

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