Fondi aree di crisi, l’elenco delle agevolazioni della legge 181: Ardesio c’è

Foto di Leo Fosdal da UnSplash.com
Diversi comuni della Val Seriana (tra cui Ardesio) sono stati inseriti nell’elenco dei territori che possono beneficiare delle agevolazioni previste dalla legge 181 del 1989. Qualche giorno fa è stato pubblicato sul sito del Ministero dello Sviluppo Economico il Decreto che riporta l’elenco ufficiale dei Territori candidati alle agevolazioni previste per le aree di crisi industriale non complessa. Un tema di cui ci eravamo già occupati su ardesiounita.it.

L’approfondimento pubblicato su l’Eco di Bergamo dell’11 gennaio 2016:
Fondi aree di crisi, la Val Brembana non c’è

L’elenco del Mise // In arrivo agevolazioni alle imprese di 55 Comuni delle Valli Seriana e Cavallina e dell’Alto Sebino. Alla provincia la parte del leone in Lombardia. Ma i criteri stabiliti dal decreto lasciano fuori anche la Val di Scalve.


Non si sa ancora quanto riceveranno degli ipotizzati (ma non ancora confermati) 80 milioni previsti a livello nazionale (lo deciderà un prossimo decreto del ministero dello Sviluppo economico) ma sono 55 i comuni della provincia di Bergamo (su un totale di 90 in Lombardia) inseriti nell’elenco dei territori che possono beneficiare delle agevolazioni previste dalla legge 181 del 1989 (interventi a favore delle aree di crisi industriale «non complessa»). Anche se, a scorrere l’elenco, balza all’occhio l’assenza di un territorio che ha subito in modo pesante i contraccolpi della crisi, come la Val Brembana, e un’altra zona disagiata come la Val di Scalve. Assenze determinate dai criteri stessi di ammissione stabiliti dal decreto ministeriale. Le agevolazioni sono destinate alle sole società di capitali, incluse le società cooperative e consortili, già costituite alla data di presentazione della domanda di agevolazioni (comprese le start up). I programmi di investimento devono riguardare nuove unità produttive che adottino soluzioni tecniche, organizzative, produttive innovative; l’ampliamento e la riqualificazione di stabilimenti esistenti attraverso la diversificazione della produzione con nuovi prodotti aggiuntivi o il cambiamento radicale del processo produttivo; la realizzazione di nuove unità produttive o l’ampliamento di quelle esistenti che forniscano servizi turistici; l’acquisizione di uno stabilimento o di alcune sue parti (macchinari, attrezzature, eccetera). I settori ammissibili sono manifatturiero; estrattivo di minerali da cave e miniere; produttivo di energia o di tutela ambientale; dei servizi alle imprese; dello sviluppo dell’offerta turistica attraverso il potenziamento e il miglioramento della qualità dell’offerta ricettiva. «Il riconoscimento da parte del ministero dello Sviluppo economico di 55 comuni della provincia di Bergamo quali aree di crisi non complessa è una buona notizia – spiega Giacomo Meloni, segretario Cisl Bergamo – che auspichiamo si possa concretizzare rapidamente con le adeguate risorse economiche che il ministero deve ancora stabilire. È un fatto positivo che riteniamo possa concorrere a rilanciare lo sviluppo economico e la crescita occupazionale in aree significative del territorio bergamasco. L’auspicio della Cisl è che si possa aprire con gli enti locali e le imprese interessati dagli investimenti un confronto preventivo con le parti sociali al fine di conoscerne le ricadute sul territorio, sull’occupazione e sull’ambiente». Ora, il «pallino» è in mano alle istituzioni territoriali e alle imprese, che devono individuare aree e progetti sui quali far ricadere i finanziamenti. I comuni interessati nella provincia di Bergamo sono raggruppati nelle aree della Val Seriana, Val Cavallina e Alto Sebino. «Il ministero dello Sviluppo economico – commenta il consigliere regionale bergamasco Angelo Capelli – ha confermato l’elenco predisposto dalla Giunta regionale». E sull’assenza di una zona così colpita dalla crisi industriale come la Val Brembana, Capelli precisa: «Non aveva i requisiti previsti dal decreto» (che vanno dai limiti demografici all’indice di densità dei dipendenti). La nostra provincia fa comunque la parte del leone con più della metà dei paesi beneficiari: 55 comuni divisi in tre aree su un totale di 90 lombardi.

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