Le dimissioni di Caccia da presidente del Parco delle Orobie, frutto di un calcolo politico evidentemente azzardato e di cui abbiamo già parlato, hanno creato un bel pasticcio.

L’Eco di Bergamo del 27 gennaio 2017 pubblica un articolo a firma di Marta Todeschini che spiega i retroscena (incluso l’incredibile siparietto del ritiro delle dimissioni) dell’incontro del 26 gennaio in cui il presidente della Provincia ed i tre presidenti di Comunità Montane Valle Brembana, Scalve e Seriana dovevano decidere il da farsi.

Lo riproponiamo sulle pagine virtuali di ardesiounita.it:


Provincia
Parco delle Orobie Milano dirà cosa fare
E Caccia ritira tutto
Albino
L’elezione del presidente rinviata a febbraio // I soci chiedono il parere dell’Avvocatura della Regione // Il dimissionario ci ripensa. Forse resterà un altro anno
Per metter fine al quel grosso pasticciaccio del Parco delle Orobie non rimane che affidarsi a San Valentino. Possa lui far tornare se non l’amore, almeno un po’ di tranquillità, al primo piano di viale Libertà di Albino. L’assemblea del Parco, riunitasi ieri per eleggere il nuovo presidente dopo le dimissioni di Yvan Caccia, giunte come un fulmine a ciel sereno il 31 dicembre scorso e – colpo di scena – ritirate a mezzo posta elettronica proprio mentre si stava discutendo il «dopo Caccia», si è chiusa con un arrivederci al 14 febbraio. Una data entro la quale la Comunità del Parco – composta dal presidente della Provincia Matteo Rossi e dai presidenti delle Comunità montane Valli Seriana, di Scalve e Brembana – spera di avere le risposte ai quesiti girati a Milano.
«Accesa discussione»

Dopo un’ora abbondante di «accesa discussione», Rossi con Danilo Cominelli, Alberto Mazzoleni e Claudio Agoni delegato dal presidente scalvino Pierantonio Piccini hanno infatti deciso di bussare all’avvocatura di Regione Lombardia per procedere, «visto il caos creato da queste dimissioni», a prova di errori di interpretazione e di ricorsi. Con Rossi contrario a un Caccia bis e le tre Comunità montane compatte nel ribadire che invece «è lui la persona giusta per portare a termine, nell’arco di questo anno, la riforma dei Parchi e studiare il da farsi per sventare l’ipotesi di fonderci con il Parco delle Orobie Valtellinesi», anche se, aggiungono ora all’unisono e senza filtri, «doveva ponderare meglio questa decisione, cercando il confronto». Ma quel che è fatto è fatto e a Milano sono state spedite tre domande: primo, è possibile che i quattro soci respingano le dimissioni di Caccia? Secondo, si può eleggere un presidente stabilendo subito in assemblea che il suo mandato abbia la stessa durata del consiglio di gestione (in scadenza tra un anno)? Terzo, «siccome durante l’assemblea è arrivata la mail di Caccia che ritirava le sue dimissioni, possiamo accettare questo suo ritiro?» spiega Rossi svelando il siparietto. Il 14 febbraio, dato per scontato che l’avvocatura abbia sciolto i dubbi, ci si rivede e, con le possibilità concesse dalla legge, si vede se poter lasciare Caccia al suo posto per un altro anno, «il tempo per cui i miei sindaci mi hanno dato mandato di sostenere il suo incarico», precisa il seriano Cominelli, o riaprire il valzer delle candidature «e saranno scintille». Anche perché, a quel punto, «anche la Valle Brembana dirà la sua», aggiunge Mazzoleni non nascondendo che allora, tra i papabili, potrebbe spuntare un nome brembano.


Foto di Eduard Militaru da UnSplash (https://unsplash.com/search/armchair?photo=dtuM342uTmc)
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