Piermario Marcolin sulla questione del Rifugio Alpe Corte

Su l’Eco di Bergamo del 23 marzo 2017 è stato pubblicato un articolo inerente al saluto del presidente del CAI Bergamo, Piermario Marcolin, dopo due mandati. Si parla anche del Rifugio Alpe Corte e della strada, lo riproponiamo anche sulle pagine virtuali di ardesiounita.it:

Il Cai di Bergamo pronto a nuove vette Marcolin: «Lascio una sezione viva»

Sabato l’ultimo atto del presidente dopo due mandati: «Ecco il mio bilancio» // «Poco meno di diecimila soci, e tanti progetti». Premio alla carriera per Mario Curnis

Non solo un atto dovuto, per passare in rassegna un anno di attività, ma anche l’occasione per fare il bilancio di sei anni di presidenza. Perché tanto Piermario Marcolin è stato al vertice della sezione cittadina del Cai. Ora, alla fine del suo secondo mandato, non è rieleggibile. L’appuntamento di sabato alle 14,30 al Palamonti suona insomma un po’ più che una «normale» assemblea annuale. Il presidente uscente, a nome del consiglio, darà lettura di una relazione morale che è un omaggio alla montagna e al volontariato. «Sarà esplicito – dice – il ringraziamento alle tante anime che tengono vivo il sodalizio, in qualcosa come 36 realtà fra scuole, commissioni e gruppi di lavoro. Perché ci sono l’area amministrativa e lo Speleo Club, l’alpinismo giovanile e l’escursionismo, la biblioteca sociale e i Seniores, la redazione del notiziario e la gestione dei sentieri. Citarne alcuni per non citarli tutti, ma a ciascuno – senza differenza – va il ringraziamento del consiglio, che si vedrà rinnovato in dieci dei suoi componenti». Bello il dato che Marcolin vuol dare in apertura. «Ricorderò che il 2016, nonostante il tempo di crisi che lascia il segno un po’ ovunque, nella grande famiglia Cai Bergamo ha chiuso invece in positivo, soprattutto in città rispetto alle sottosezioni. E così poco meno di 10 mila rimangono i soci dell’«Antonio Locatelli» e delle sue sottosezioni, che in ambito provinciale lavorano gomito a gomito, condividendo stile e finalità, con le altre 5 sezioni provinciali di Clusone, Piazza Brembana, Lovere, Treviglio e Romano di Lombardia. Tanto che non nascondo il sogno di costruire, un giorno, un’unica sezione del Cai bergamasco». Ci sarà spazio poi per parlare della carta etica, qualcosa in più di un semplice documento. «Verrà distribuito ai nuovi soci – spiega Marcolin – ed è lo strumento per ricordare che l’iscrizione al Cai comporta condivisione di principi, anche in termini di tutela ambientale e volontariato. Si percorrerà ciò che è stato fatto per anticipare ciò che sarà». Ecco allora l’accenno alle serate proposte nei mesi scorsi alla città, prima fra tutte quella con Ang Tshering Sherpa, capo degli sherpa nepalesi, e l’accenno al prossimo impegno estivo della Cordata della Presolana, in calendario per il 9 luglio. C’è da immaginarlo: non sarà facile per Piermario Marcolin riassumere sei anni di presidenza in qualche foglio di carta stampata. In mezzo impegno, fatiche, obiettivi raggiunti e pure qualche nodo irrisolto. «Perché gestire certi passaggi – racconta – non è stato facile, perché semplice non era. Come il recupero dell’ostello al Curò, il cui impegno economico è andato ben oltre le previsioni, o la messa a norma dei rifugi, con particolare attenzione per l’Alpe Corte, reso autonomo sul fronte dell’approvvigionamento energetico e oggi gestito da un’associazione di cooperative». Ma se il completamento del progetto porta la firma Marcolin, rimane in eredità del presidente futuro la sistemazione della strada. «Questione aperta, ma condizione sine qua non per rendere davvero l’Alpe Corte un rifugio senza barriere. Per non parlare della palestra, che a riqualificazione completata ha visto un incremento di frequentatori di circa il 20 per cento secco ma che tante forze economiche ha assorbito». Marcolin non lo nasconderà. Avrebbe voluto sostenere più concretamente, ben oltre il patrocinio, le spedizioni giovanili, perché l’attività esplorativa è intrinseca al Cai, lo contraddistingue. «Ma anche nel sodalizio – assicura – la coperta è corta, e allora quella spedizione ipotizzata per il 140° di fondazione vedrà forse la luce per i 150 anni». E intanto si sogna di vette lontane con l’amico Mario Curnis, l’Accademico per eccellenza: a lui verrà sabato tributato un premio alla carriera, per quella sua figura di uomo che ha trasferito nella vita i valori dell’alpinismo, scalando quelle fatiche che si chiamano malattia e solitudine con la stessa grinta con cui ha saputo raggiungere la vetta dell’Everest in qualità di scalatore più anziano. A noi piace semplicemente definirlo un decano che ha saputo e voluto passare il testimone, coniugare l’alpinismo classico con l’idea di professionismo.