La Corte, i contributi e gli interventi: risposta a Caccia

Foto di Hermes Rivera da UnSplash.com (https://unsplash.com/photos/qbf59TU077Q)

Ho letto le dichiarazioni del sindaco Caccia sul numero di Araberara del 20 ottobre 2017 e le ho trovate fuori luogo, fuorvianti rispetto alla realtà delle cose. Eccessivo, dite? Beh, fate voi: se fosse vero che “…Bigoni nel 2012 aveva preso 100.000 euro a fondo perduto dalla Comunità Montana e non li aveva usati e fatti tornare in Comunità Montana senza spenderli e adesso il risultato è che costa tre volte tanto”, verrebbe da pensare che il sottoscritto abbia agito in totale incoscienza, forse non solo in quel caso, ma lasciando supporre addirittura durante l’intero mandato, non trovate? Ma, fortunatamente, come troppo spesso accade, le parole di Caccia lasciano il tempo che trovano.

Araberara del 20 ottobre 2017
Araberara del 20 ottobre 2017

Le considerazioni sul caso di specie sono che il contributo CM Valle Seriana rinunciato è pari a quarantamila euro, meno di un terzo della cifra necessaria al ripristino della strada stante il progetto redatto dal CAI (ing. Marzani) all’epoca. Come mai è stato rinunciato? Perché il contributo era stato assegnato dalla Comunità Montana, ma mai erogato per le vicissitudini legate alla costituzione del Consorzio che avrebbe dovuto compartecipare alla spesa:  avremmo dovuto quindi recuperare autonomamente le altre risorse necessarie, pari ad altri ottantacinque mila euro! Converrete che questo cambia totalmente lo scenario: un conto è rinunciare ad un contributo che copra la quasi totalità della spesa di un intervento, come risulterebbe se fossero vere le dichiarazioni di Caccia, altro discorso è rinunciare al 30% (trenta percento!) dell’importo e che quindi obbligava il Comune a dover recuperare moltissime altre risorse per completare l’opera! Aggiungo che tal contributo non è mai passato per le casse comunali di Ardesio quindi non sono “tornati in Comunità Montana senza spenderli“: c’è una bella differenza, come potete ben comprendere. Termino la disamina delle dichiarazioni evidenziando che se oggi il progetto è stato modificato e rivisto, facendo lievitare i costi, non è certamente imputabile alle valutazioni dell’allora sindaco ma per le scelte di quello attuale che ha ritenuto (correttamente, non voglio insinuare alcun dubbio contrario) di modificarlo con i progettisti, magari inserendo tratti prima non previsti e/o criticità emerse in questi ultimi mesi.

Ricordo, per dovere di cronaca, quella che fu la linea della mia amministrazione in relazione al tema “strada della Corte“: il Comune possiede 16/millesimi (avete letto bene, sedici millesimi) della strada e, a nostro avviso, era giunto il momento di interrompere il mantra “paga Pantalone” che dalla notte dei tempi vige come regola aurea. La filosofia adottata fu la seguente: cari privati, accettate la costituzione del Consorzio (che impone delle regole certe per le ripartizioni dei costi in base alla effettiva proprietà e all’uso della strada) e il sedime lo sistemiamo noi, oggi, per poi ripartire le spese delle manutenzioni future quando si renderanno nuovamente necessarie. Non si trova l’accordo? Allora la strada, date le precarie condizioni che non la rendono in sicurezza, va chiusa con una sbarra. Sarebbe stata poi una partita da disputarsi tra l’amministratore giudiziario nominato dal presidente del tribunale di Bergamo e i proprietari. Punto. Non viene il dubbio, al sindaco, che se oggi trova i privati della Corte concilianti, forse è anche perché serviva qualcuno che arrivasse allo scontro, a volte necessario, così da ammorbidire le posizioni? Figuriamoci se lo ammetterà mai, la riconoscenza non è di questo mondo, soprattutto in politica.

Alberto Bigoni, ex-sindaco