Correva l’anno 2011 quando la contabilità degli Enti locali venne rivoluzionata da una serie di norme volte ad aumentare il risparmio e l’ottimizzazione, velocizzando anche i pagamenti delle pubbliche amministrazioni. A sei anni di distanza, uno studio dell’Ufficio Valutazione Impatto del Senato ha tentato di capire se l’ondata di riforme che ha investito i Comuni sia servita a qualcosa.

Ecco il report:

Fonte: senato.it

Le considerazioni da fare sono molteplici e consigliamo la lettura di questo articolo pubblicato su Lettera43.it da cui estrapoliamo una frase di efficace sintesi:

Per rispettare i nuovi sistemi contabili (le singole amministrazioni si sono viste recapitare oltre 800 pagine di regole), molti sindaci hanno dovuto attuare un’operazione verità sui conti del proprio Comune, mettendo ordine tra entrate e uscite, cancellando crediti inesigibili (che però aiutavano a far quadrare i numeri del bilancio), velocizzando i pagamenti e rendendo più efficace la riscossione. In maggiore difficoltà si sono dimostrati soprattutto i Comuni più piccoli, quelli con meno risorse umane e strumentali a disposizione: su 150 municipi che nel 2015 non hanno rispettato il patto di stabilità interno ben 103 erano sotto i 5 mila abitanti.

 


Foto di copertina di Alice Pasqual