Da l’Eco di Bergamo del 14 giugno 2018:

Piario, il punto nascita chiuderà

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L’assessore regionale Gallera: dal ministero della Salute il no alla nostra richiesta di deroga «Pesa anche la carenza di organico».
Si partorirà altrove, ma consultori rafforzati.
Scandella: no, lotteremo
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Ci vorranno settimane, mesi. Comunque, succederà «con gradualità». Addio punto nascita di Piario. Le 6.235 firme raccolte contro la chiusura e il progetto sperimentale proposto dalla Regione al ministero della Salute per salvare gli ospedali sotto i 500 parti non hanno centrato l’obiettivo: la speranza di sottrarsi all’obbligo di chiudere il reparto di maternità dell’«Antonio Locatelli» pare destinata a naufragare. Il ministero della Salute ha detto no, nessuna deroga. Così come per Angera (Varese), Oglio Po di Casalmaggiore (Cremona), e Gravedona (Como) oppure Chiavenna (Sondrio), il punto nascita di Piario chiuderà. L’ha annunciato ieri l’assessore lombardo al Welfare Giulio Gallera illustrando il Piano regionale di sviluppo in commissione Sanità, precisando che la chiusura dei punti nascita sotto i 500 parti l’anno sarà attuata con «gradualità». «Ci sono adempimenti di legge a cui abbiamo provato a opporre varie riflessioni – spiega Gallera – che, pur apprezzate, non sono state considerate sufficienti. Abbiamo portato a Roma il nostro progetto sperimentale per garantire sicurezza a tutti i punti nascita, indipendentemente dal numero di parti. Il Comitato nascite del ministero ci ha messo mesi a decidere dicendo bello, ma non è sufficiente e confermando alla fine il diniego alla deroga». Prevedeva, la sperimentazione, un’unica équipe di assistenza per le sale parto, che ruotasse tra i diversi presìdi della stessa Azienda. Ma niente: è arrivato il no. E anche di più: «Abbiamo avuto un’ammonizione perchè non avevamo proceduto alla chiusura dei punti nascita sotto i 500 parti. Il prossimo passo – anticipa Gallera – sarebbe la sanzione».

Il secondo tema

C’è poi un altro problema che grava sui piccoli ospedali di montagna: «Una situazione sempre più grave – prosegue l’assessore – di carenza di professionisti che rende sempre più difficoltoso il mantenimento di standard di sicurezza: ai concorsi per questi posti non partecipa nessuno». Alcuni numeri: «Nel biennio 2019-20 pensiamo di perdere il 25% di ginecologi e il 40% di pediatri».
Ma in montagna si continuerà a fare figli, questo è sicuro. E «fedeli alla logica di volerci prendere cura della donna che fa nascere un bambino, abbiamo costruito un modello di presa in carico della donna che approveremo in Giunta prima di fine mese». Fine mese: l’inizio del nuovo corso, «non della chiusura del punto nascita, perché questo sarà un percorso graduale, un accompagnamento al nuovo assetto» sottolinea Gallera.

Cosa cambia

Come si procederà? Rafforzando i consultori e creando «l’ostetrica del territorio – spiega –: seguirà il percorso della donna dall’inizio della gravidanza al parto». Che non avverrà più a Piario, «magari a Seriate, ad Alzano – ipotizza Gallera – e, nato il bambino, l’ostetrica continuerà a seguire la donna». Se la Direzione strategica di Asst Bergamo Est dichiara di «non aver ricevuto comunicazioni da Regione Lombardia in merito alla chiusura del punto nascita di Piario», sul fronte politico gli animi si (ri)scaldano, annunciando una nuova battaglia in difesa del presidio dell’alta Valle Seriana. «Il 2017 è stato l’anno del record negativo delle nascite dall’Unità d’Italia (solo 464 mila parti), una diminuzione che in montagna è ancora più accentuata per la carenza di lavoro, di servizi e quindi di famiglie giovani – commenta il consigliere regionale Pd Jacopo Scandella –. Anche per questo il punto nascite di Piario non è solo un servizio da difendere, ma il simbolo di una montagna che non si arrende allo spopolamento». I numeri però penalizzano Piario: a fronte di 682 nuovi nati nel bacino di competenza dell’ospedale, solo 325 hanno scelto questo presidio. Ma visto il totale di 363 parti del 2017 (due gemellari), significa che 40 donne hanno scelto, da altre zone, di partorire qui. «Attorno a Bergamo – continua Scandella –, nel raggio di 7 chilometri, ci sono tre punti nascita: Seriate, Alzano e Bergamo. Credo non abbia senso disinvestire nel più periferico. Metteremo in campo tutto ciò che è possibile per cercare di scongiurare la chiusura».

«Non come in Valle Brembana»

Che i cittadini dell’alta Valle Seriana e dintorni non si debbano sentire abbandonati, lo sostiene con forza Paolo Franco, consigliere regionale di Forza Italia, che così riflette: «La difesa del punto nascita di Piario è una questione assai delicata – spiega –. Da una parte, non si possono dimenticare le legittime istanze del territorio che in virtù della particolare posizione geografica chiede attenzione alle esigenze dei residenti. Dall’altra, tuttavia, non si possono dimenticare i requisiti minimi affinchè si possa partorire in totale sicurezza». Per questo, qualora si dovesse «necessariamente arrivare alla chiusura del punto nascita – prosegue Franco –, condividerò con tutti i colleghi consiglieri regionali bergamaschi la volontà di mantenere a Piario una struttura che possa ospitare personale infermieristico, medico e ostetrico che assista le donne durante la gravidanza. In altre realtà, come San Giovanni Bianco, questa attenzione non v’è stata e i territori si sono sentiti giustamente dimenticati. A Piario questo non deve accadere».

Speciale Ospedale di Piario